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Storia per dormire 11/12 anni Lettura 11 min.

Il sussurro dello stagno sotto i salici

Tre amici scoprono, durante una sera allo stagno, un sussurro tranquillo che li invita a rallentare, ascoltare e mettere ordine non solo nelle cose ma anche nei sentimenti.

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Ci sono tre ragazzi di 12 anni: Matteo, capelli castani corti, felpa blu ripiegata sullo zaino, seduto a sinistra sull'erba che sistema lo zaino e inclina la testa per ascoltare; Samir, pelle olivastra, capelli ricci, giacca kaki, in piedi leggermente al centro che fa il gesto di un esploratore senza calpestare i fiori; Luca, carnagione chiara, occhiali sottili, seduto a destra con un quaderno da disegno aperto che fissa un punto sull'acqua e abbozza. Luogo: piccolo stagno al crepuscolo circondato da salici piangenti, ninfee a grandi foglie verde scuro (una leggermente lacerata), canne e erba umida sulla riva, acqua calma che riflette un cielo rosa-violaceo con lucciole nell'aria e un riverbero argenteo della luna. Situazione: i tre sono allineati sulla riva, ascoltano un "sussurro" che sembra venire dalla foglia di una ninfea—lievi ondulazioni concentriche sull'acqua vicino alla foglia rotta, luce soffusa e atmosfera zen con silhouette tranquille ed espressioni attente e pacate. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Matteo aveva dodici anni e un modo tutto suo di mettere ordine nel mondo. Anche le cose piccole: i sassi lisci in fila per grandezza, le figurine in mazzetti uguali, i lacci delle scarpe annodati con la stessa precisione. Quella sera di fine estate, quando il cielo era ancora chiaro ma già più morbido, arrivò allo stagno con i suoi due amici.

Samir camminava facendo finta di essere un esploratore, ma senza calpestare le margherite. Luca, invece, aveva in tasca un quaderno pieno di disegni: rane con corone, libellule come elicotteri, nuvole a forma di pane.

Lo stagno li aspettava dietro il filare di salici. L'acqua era scura e calma, come una coperta stesa bene. I giunchi frusciavano piano, e le foglie larghe delle ninfee sembravano piatti verdi apparecchiati per una cena segreta.

—Sembra più grande di ieri— disse Luca, guardando il riflesso del cielo.

—È perché oggi siamo arrivati in silenzio— rispose Samir, con un mezzo sorriso.

Matteo appoggiò lo zaino a terra con attenzione, sistemò la felpa piegata sopra e poi si sedette. Gli piaceva sentire che ogni cosa era al suo posto, come se così anche i pensieri smettessero di correre.

E fu proprio allora che lo sentì: un sussurro. Non una voce chiara, non parole vere. Più una carezza sonora, come quando qualcuno sfiora l'acqua con un dito.

Matteo inclinò la testa.

—Avete… sentito?

Samir smise di fare l'esploratore. Luca chiuse il quaderno lentamente, come se non volesse fare rumore.

—Che cosa?— chiese Luca.

Il sussurro tornò, leggero. Sembrava uscire dallo stagno, o forse dai salici, o forse da tutte e due le cose insieme. Matteo non ebbe paura. Era un suono tranquillo, come una storia raccontata a bassa voce.

Capitolo 2

Si avvicinarono all'acqua senza fretta. Il bordo dello stagno era morbido, con l'erba un po' umida che profumava di terra buona. Le rane, da qualche parte, facevano piccoli “plop” come tappi di bottiglia che saltano.

—Magari è il vento— disse Samir, ma lo disse con rispetto, come se il vento potesse offendersi.

Matteo osservò tutto, cercando un ordine anche in quel mistero. Notò che le increspature si formavano sempre nello stesso punto, vicino a una ninfea con una foglia spezzata.

—Lì— mormorò. —Il sussurro viene da lì.

Luca si sporse appena, senza toccare l'acqua. Nel riflesso vide il suo viso e, dietro, una striscia di nuvole rosa. Sembrava che il cielo stesse facendo il bagno.

—Non posso giurarlo— disse Luca —ma mi pare… come un bisbiglio che dice: “Piano”.

Samir rise piano.

—Che consiglio originale. “Piano”. Lo dice sempre mia nonna quando mi vede correre.

Il sussurro, come per risposta, si fece più dolce. Non chiedeva nulla, non spingeva. Sembrava solo ricordare loro che la sera è un posto lento.

Matteo mise in ordine anche il silenzio. Respirò e ascoltò. Le foglie del salice si muovevano in fili sottili, come capelli. Una libellula passò e la sua ombra scivolò sull'acqua, breve come un pensiero.

—Forse lo stagno… parla quando uno sta zitto— disse Matteo.

—Allora è educato— commentò Samir. —Parla solo quando non lo interrompi.

Luca trattenne una risata, e quella risata sembrò una pietruzza rotonda che rimbalza una volta e poi si ferma.

Capitolo 3

Si sedettero tutti e tre sull'erba, in fila come se lo stagno fosse una lavagna e loro avessero una lezione gentile da imparare. Matteo, per abitudine, li dispose: zaino a sinistra, bottiglia d'acqua al centro, quaderno di Luca a destra. Samir fece finta di protestare, ma poi si sistemò comodo.

—Oggi a casa ho discusso con mio fratello— confessò Luca, guardando un cerchio d'acqua che si allargava. —Per una cosa stupida. Il caricabatterie.

Samir annuì.

—Io ho rovesciato il succo sul tappeto. Mia madre non ha urlato, però… aveva quella faccia. Quella “adesso respira, Samir”.

Matteo rimase un momento in silenzio. Anche lui aveva avuto la sua piccola tempesta: aveva passato venti minuti a cercare una matita che era… nella tasca giusta, solo che non l'aveva controllata. Si era arrabbiato con se stesso, come se il mondo avesse disobbedito.

Il sussurro arrivò di nuovo, lieve, come un'onda che non vuole bagnarti le scarpe. Matteo chiuse gli occhi e immaginò che lo stagno stesse mescolando piano i loro pensieri, come un cucchiaio in una tazza calda.

—Forse— disse Matteo —le cose di giorno sono come moscerini: ti girano intorno e ti fanno impazzire. Ma la sera… la sera li manda via.

—Con una scopa invisibile— aggiunse Samir.

—O con una foglia grande— disse Luca. —Tipo ninfea. Ci appoggi sopra la testa e… stop.

Risero tutti e tre, ma una risata calma, che non rompeva l'aria. Poi restarono ad ascoltare: un grillo, un fruscio, il “toc” lontano di una rana.

Matteo sentì che il suo ordine non era solo nelle cose. Poteva essere anche nel modo di stare lì, senza fare niente di importante. Solo esserci. Semplice.

Capitolo 4

Il cielo scurì piano, come se qualcuno avesse abbassato una lampada. Le prime stelle apparvero timide, puntini come briciole di pane sul tavolo.

Samir indicò un punto tra i salici.

—Guardate! Una lucciola.

Una luce minuscola si accese e si spense, come un saluto. Poi un'altra. Sembravano pensieri felici che non volevano disturbare.

Luca aprì il quaderno e, invece di disegnare, scrisse una frase. La scrisse lentamente, come se le lettere dovessero stare comode: “Le cose piccole fanno spazio”.

—Che scrivi?— chiese Matteo.

—Non lo so— rispose Luca, sincero. —Mi è venuto.

Il sussurro riprese, e stavolta parve più vicino. Matteo guardò la ninfea con la foglia spezzata. Sotto, l'acqua era scura, ma non spaventosa. Scura come la cioccolata calda quando spegni la luce.

—Secondo voi— disse Matteo —lo stagno si ricorda di tutto quello che vede?

Samir si grattò la testa.

—Se si ricorda, allora ha visto anche me che una volta sono scivolato qui e mi sono sporcato fino alle ginocchia. Spero che almeno… abbia riso piano.

—Magari— disse Luca —ha riso come ridono le rane.

In quel momento, proprio come se lo stagno avesse apprezzato la battuta, una rana gracidò e poi si tuffò. “Plop.” Un suono perfetto, rotondo.

Matteo pensò che anche i piccoli errori, come un piede che scivola o un succo rovesciato, potevano diventare “plop”: succedono, fanno un cerchio, e poi l'acqua torna calma.

La brezza portò odore di menta selvatica. Samir chiuse gli occhi.

—Questo profumo mi fa venire voglia di… niente. E va bene così.

Matteo sorrise. Era un “niente” buono, pulito.

Capitolo 5

Restarono lì ancora un po', finché il buio non diventò amico. La luna spuntò tra i rami e lo stagno la prese dentro, intera, come se fosse una moneta d'argento.

Matteo, che di solito controllava mille volte di avere tutto, si accorse che non aveva voglia di controllare. Sapeva che lo zaino era lì. Sapeva che gli amici erano lì. Bastava.

Il sussurro si fece più chiaro, senza diventare parole vere. Era come un ritmo: “ci sei… ci sei… ci sei”. E quel ritmo era rassicurante, come un battito.

—Vi dico una cosa— sussurrò Matteo, quasi per non rompere quel filo. —Quando metto in ordine la mia scrivania, mi sento bene. Ma quando sto qui… è come se si mettesse in ordine anche qualcosa che non vedo.

Samir aprì un occhio.

—Tipo la testa?

—Tipo il cuore— disse Luca, e arrossì un po' per averlo detto.

Matteo annuì. Il cuore, sì. Che non è un cassetto, eppure a volte sembra pieno di oggetti sparsi: parole non dette, piccole paure, desideri senza etichetta.

Una lucciola atterrò vicino a loro e poi ripartì. Il suo volo era un punto e virgola: una pausa, poi avanti.

—Domani— disse Samir —posso provare a non correre subito quando mi sveglio. Almeno… per cinque minuti.

—Io posso chiedere scusa per il caricabatterie— disse Luca.

Matteo pensò alla matita “persa” nella tasca giusta e rise piano.

—E io posso… perdonarmi quando faccio il detective inutile.

Lo stagno, con il suo sussurro, sembrò approvare. Non con applausi, ma con la cosa più bella: il silenzio che non giudica.

Capitolo 6

Quando decisero di tornare, lo fecero senza fretta. Ogni passo era morbido, come camminare su una pagina già letta. I salici li accompagnarono con un ultimo fruscio, e lo stagno rimase dietro, tranquillo, a custodire la luna.

—Ci torniamo domani?— chiese Luca, stringendo il quaderno.

—Se lo stagno ci invita— disse Samir.

Matteo guardò un'ultima volta l'acqua. Il punto vicino alla ninfea era calmo. Eppure, lui sentiva ancora il sussurro dentro le orecchie, come una coperta leggera sulle spalle.

A casa, la strada era illuminata da lampioni che sembravano girasoli notturni. Le finestre delle case erano rettangoli caldi. Matteo salutò gli amici, e ognuno andò verso la propria porta.

Nel suo letto, Matteo sistemò il cuscino come piaceva a lui, preciso ma senza rigidità. Pensò a Samir che avrebbe provato cinque minuti lenti. Pensò a Luca e alle scuse che sanno di coraggio. Pensò allo stagno che ascolta e non interrompe.

Chiuse gli occhi. Dentro il buio c'era spazio. Come acqua ferma. Come una ninfea che regge un sogno.

E la notte, davanti a lui, sembrò promettente: piena di quiete, di piccole gioie, e di quel sussurro gentile che diceva, senza parole, che andava tutto bene.

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Filare
Fila lunga e stretta di alberi o piante messi uno dopo l'altro.
Giunchi
Piante sottili che crescono vicino all'acqua e fanno rumore al vento.
Ninfee
Piante galleggianti sull'acqua con grandi foglie e fiori sopra.
Increspature
Piccole onde o pieghe sulla superficie dell'acqua.
Bisbiglio
Voce molto bassa, si parla quasi senza fare rumore.
Fruscio
Suono leggero e continuo fatto da foglie o stoffe che si muovono.
Lucciola
Insetto che brilla di notte con una luce piccola.
Battito
Movimento regolare che fa il cuore quando pompa il sangue.
Rassicurante
Che fa sentire calmi e tranquilli, senza paura.
Moneta d’argento
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