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Storia sulla festa di Capodanno 11/12 anni Lettura 22 min.

Il quaderno dei grazie e i campanellini di Capodanno

Quattro amici preparano un originale rituale di Capodanno fatto di ringraziamenti, piccoli gesti e creatività, riscoprendo l'importanza della gratitudine e della solidarietà mentre realizzano un quaderno e un disegno speciale.

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Ci sono quattro bambini di circa 11 anni: un ragazzo al centro con capelli castano chiaro a ciuffo e maglione blu che tiene una piccola clessidra dorata; a sinistra una ragazza con lunghi capelli castani e giacca rossa che sorride e tiene un grande cartoncino con un disegno di città; a destra del ragazzo centrale un altro ragazzo dalla pelle chiara con ciuffo nero ribelle e sciarpa a righe che mangia un mandarino e scuote un piccolo campanellino; infine una ragazza con taglio a caschetto e occhiali che tiene un barattolo di lenticchie e un rotolo di washi tape con motivi, seduta leggermente in avanti. Ambientazione: un salotto accogliente con parquet chiaro, divano grigio e una finestra su un cielo notturno; sul tavolino fogli colorati, nastri e penne glitter. Situazione: i quattro preparano un rito di Capodanno, sorridono, scrivono su piccoli quaderni e appendono un grande disegno sul muro del pianerottolo, atmosfera festosa e intima con luce calda ambra e piccoli oggetti come campanellini, mandarini e ciotoline di lenticchie. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Un piano che frizza come spumante

Il 31 dicembre, alle quattro e mezza, la casa di Nico sembrava una pentola con il coperchio che ballava: dalla cucina usciva profumo di arancia e cannella, dal soggiorno arrivavano risate e il ronzio di un vecchio aspirapolvere che stava lottando contro coriandoli “sopravvissuti” a qualche festa passata.

Nico aveva undici anni e un'energia che gli saltava addosso come una felpa troppo piccola. Aveva una cosa che lo rendeva famoso tra gli amici: ringraziava sempre. Non solo “grazie” e basta. Proprio ringraziamenti con stile, come se ogni persona meritasse un mini-fuoco d'artificio personale.

Quando suonarono il campanello, Nico fece un balzo.

— Arrivano! — gridò.

Sulla soglia comparvero gli altri tre: Sara con una borsa piena di nastri e pennarelli, Adam con un sacchetto di mandarini e una sciarpa che sembrava un serpente, e Giulia con un barattolo di lenticchie secche che tintinnavano come biglie.

— Ho portato le lenticchie per la tradizione! — annunciò Giulia, solenne.

— Io i mandarini, per non svenire prima di mezzanotte — disse Adam.

Sara sollevò la borsa: — Io… tutto il resto. Letteralmente.

Nico li guardò come se fossero un regalo gigante.

— Grazie. Grazie davvero. E grazie in anticipo per quando mi salverete dal fare figuracce — aggiunse.

Si buttarono le giacche sul divano e si riunirono attorno al tavolo. La mamma di Nico lasciò sul piano una caraffa di succo e una ciotola di popcorn.

— Ragazzi, mi raccomando: niente cose pericolose. Potete fare magia solo in senso… domestico — disse, strizzando l'occhio.

— Promesso! — risposero in coro, che era già un po' un patto.

Nico abbassò la voce come se stesse raccontando un segreto di stato.

— Quest'anno voglio fare una cosa speciale. Un rituale nostro. Qualcosa che ci faccia ricordare questo passaggio… come un ponte luminoso.

Sara tamburellò le dita.

— Facciamo una capsula del tempo!

Adam scosse la testa: — Troppo lenta. Io voglio qualcosa che scatti, tipo “clic” e cambia tutto.

Giulia posò il barattolo: — Mia nonna dice che a Capodanno bisogna buttare via le cose vecchie. Ma non dal balcone, eh. Nel bidone.

Nico sorrise, già pieno di idee.

— E se facessimo un “Quaderno dei Grazie”? Uno per ognuno. E poi un disegno da appendere, così resta lì, in vista, come una promessa.

Sara alzò un sopracciglio, divertita.

— Nico, tu ringrazieresti pure il tostapane se non bruciasse il pane.

— Lo faccio già — rispose lui serio. Poi scoppiò a ridere e con lui gli altri.

Fuori, il cielo diventava azzurro scuro, e la sera sembrava aprire lentamente una porta. Dentro, il loro piano cominciava a prendere forma come una stella di carta: piega dopo piega.

Capitolo 2 — Il mercato delle piccole meraviglie

Decisero di uscire per comprare l'occorrente: carta spessa, nastri, una cornice economica e, soprattutto, qualcosa che facesse “Capodanno” senza bisogno di fuochi d'artificio.

Il quartiere era tutto un via vai. Le luci dei negozi si specchiavano nelle pozzanghere, e l'aria aveva un freddo che pizzicava le guance come uno scherzo gentile.

Al chiosco della cartoleria, Sara era nel suo elemento. Sfiorava i fogli con la stessa attenzione con cui si accarezza un gatto diffidente.

— Serve un cartoncino grande, bianco. Pulito come una pagina nuova — dichiarò.

Adam gironzolava tra scaffali di stelline adesive e penne glitterate.

— Queste sono trappole — borbottò. — Se usi troppo glitter, lo ritrovi nei capelli a Pasqua.

Giulia indicò una confezione di washi tape con piccoli razzi disegnati.

— Questo è perfetto: razzi senza rischio d'incendio.

Nico, intanto, era attratto da un oggetto dimenticato in fondo a un cesto: una clessidra piccola, con sabbia dorata.

— Guardate — disse, sollevandola. — È come il tempo, ma in versione tascabile.

Il cartolaio, un signore con gli occhiali tondi, sorrise.

— Quella l'ho trovata in una scatola di cose vecchie. Ogni Capodanno la giro e mi ricorda che i minuti sono come granelli: se provi a contarli, ti scappano. Se li guardi scendere, ti calmi.

Nico annuì, serio per un attimo.

— La prendiamo.

Poi andarono dal fruttivendolo a scegliere melograni, uva e mandarini. Adam era convinto che i mandarini fossero “il vero carburante” delle feste.

— Uno spicchio per ogni desiderio — inventò, e Giulia lo guardò.

— Allora devi mangiarne almeno cinquanta.

Quando tornarono a casa, le buste facevano “frus frus” come se contenessero neve. Nico controllò che ci fosse tutto e, come sempre, iniziò la sua raffica.

— Grazie, Sara, per non aver comprato mille glitter. Grazie, Adam, per averci difesi dalle tentazioni. Grazie, Giulia, per il nastro con razzi innocui. E grazie a me, perché… ho portato la clessidra!

— Grazie a te, perché hai ringraziato te stesso — disse Sara. — È una cosa rarissima.

Risero. E per un secondo, mentre Nico girava la clessidra e la sabbia cominciava a scendere, sembrò che anche il tempo stesse ridendo con loro.

Capitolo 3 — Il Quaderno dei Grazie e la regola della squadra

Sul tavolo del soggiorno misero tutto: cartoncini, pennarelli, nastri, forbici, la clessidra, ciotole di popcorn e mandarini. Era un laboratorio segreto, ma con odore di burro.

Nico tirò fuori quattro quadernini semplici, presi tempo prima proprio per “emergenze creative”.

— Ognuno ne avrà uno. Regola numero uno: nessuno lavora da solo. Se qualcuno si blocca, gli altri aiutano. Capodanno è squadra, non gara.

Giulia annuì e si mise a scrivere sul suo quaderno con grafia ordinata.

— Io comincio dal ringraziamento più difficile — disse. — “Grazie per quando mi sopportate quando correggo tutti”.

Adam si mise una mano sul cuore.

— È un lavoro duro, ma qualcuno deve farlo.

Sara iniziò a disegnare sul cartoncino grande. Una città stilizzata con finestre illuminate, una luna tonda come un biscotto e, in alto, una scritta: “Benvenuto, Anno Nuovo”. Ma la lasciò in matita, come se aspettasse un consenso.

Nico aprì il suo quaderno e si fermò. La pagina bianca lo guardava come un occhio.

— Ok — disse. — Ringraziamenti. Facili.

Poi però la punta della penna restò sospesa.

Adam lo notò.

— Nico, stai andando in buffering.

— Non è vero — protestò Nico. — È che… voglio che siano perfetti.

Sara si girò, con una macchia di grafite sul polpastrello.

— Perfetti come? Con rima? Con effetti speciali?

— Perfetti come… veri — disse Nico, più piano.

Giulia gli passò un mandarino.

— Spicchio numero uno: ringrazia per una cosa piccola. Una cosa che nessuno nota.

Nico lo sbucciò. Il profumo si aprì nell'aria come una finestra.

— Va bene. “Grazie, Adam, per come dividi sempre i popcorn, anche quando fai finta di essere distratto.”

Adam tossì, colto sul fatto.

— Io? Distratto? Mai.

Nico continuò.

“Grazie, Sara, per quando fai sembrare le idee più belle solo perché le disegni.”

Sara fece un mezzo inchino.

— Accetto il complimento, vostro onore.

“Grazie, Giulia, per quando ti ricordi delle tradizioni e le rendi meno noiose.”

Giulia sorrise, soddisfatta.

E poi Nico scrisse anche un ringraziamento per qualcosa che gli tremava in gola.

“Grazie… per quest'anno, anche se non è stato sempre semplice. Grazie perché ci siamo.”

Non lo lesse ad alta voce. Ma gli altri lo videro, perché Sara aveva occhi velocissimi, Adam aveva intuito da detective, e Giulia capiva i silenzi come se fossero frasi.

Nessuno fece battute. Solo Adam, dopo qualche secondo, disse:

— Ok, capo squadra. Adesso però ci serve una sorpresa. Senza sorpresa, il Capodanno è come una torta senza candeline.

Sara batté le mani.

— Ho un'idea: facciamo un “sorteggio di gentilezza”. Ognuno pesca un biglietto con un'azione da fare per un altro, entro mezzanotte.

Giulia già cercava foglietti.

— Azioni tipo?

— Tipo: portare un bicchiere d'acqua, raccontare una storia buffa, fare un complimento preciso, o… disegnare qualcosa per l'altro — disse Sara.

Nico guardò la clessidra.

— E facciamolo a tempo. Quando la sabbia finisce, si pesca.

Adam girò la clessidra con gesto teatrale.

— Signore e signori, inizia la missione: Operazione Capodanno.

Capitolo 4 — Il sorteggio e la porta che scricchiola

Quando l'ultimo granello scese, Sara agitò una tazza con dentro i biglietti piegati.

— Pesca, Nico.

Nico infilò la mano e tirò fuori un biglietto. Lesse e arrossì un po'.

“Ringrazia qualcuno che non ti aspetti” — disse.

Adam pescò il suo.

“Fai ridere una persona che sembra seria” — lesse. Poi guardò Giulia. — Preparati.

Giulia pescò.

“Aiuta qualcuno a finire un compito” — disse, e alzò lo sguardo verso Sara, che aveva ancora la scritta in matita. — Mmm.

Sara pescò per ultima.

“Disegna un simbolo per il nuovo anno e regalalo” — annunciò, e gli occhi le brillarono.

Nico si grattò la nuca.

— Ok. Io devo ringraziare qualcuno… che non mi aspetto. Qui dentro ci sono solo voi tre e i miei genitori.

Adam fece spallucce.

— Ringrazia il tostapane, allora.

— No — disse Nico, e guardò verso il corridoio. — Forse… ringrazio la signora del piano di sopra.

La signora del piano di sopra, la signora Berta, era famosa per due cose: trascinava le sedie come se stesse allenando un mammut e lasciava sul pianerottolo un odore di minestrone che entrava sotto le porte senza chiedere permesso.

— Ma perché? — chiese Sara.

Nico strinse le labbra, pensieroso.

— Perché… una volta mi ha aiutato a raccogliere i fogli quando mi è caduto lo zaino sulle scale. E io ho detto solo “ehm”. È passato un mese. Non l'ho mai ringraziata bene.

Giulia annuì, seria come un giudice.

— Allora è perfetto. Vai.

Nico prese un biglietto vuoto, scrisse un ringraziamento e ci attaccò una piccola stellina adesiva. Poi uscì sul pianerottolo con la cautela di chi sta per bussare a un drago.

Bussò. Dietro la porta si sentì un rumore: una serratura che si lamentava, poi un “chi è?” sospettoso.

— Sono Nico, del piano di sotto. Le… volevo dare questo.

La porta si aprì di poco. Comparve un occhio e poi un volto pieno di rughe gentili. La signora Berta fissò il biglietto come se fosse un invito segreto.

— Un biglietto per me?

— Sì. Grazie per quella volta sulle scale. E… buon anno, in anticipo.

La signora Berta lesse, e per un attimo il suo viso cambiò, come quando una lampadina prende corrente.

— Oh. Che cosa carina. Aspetta — disse, scomparendo dietro la porta.

Nico udì frugare. Poi la porta si riaprì e la signora Berta gli porse un sacchettino.

— Questi sono biscotti al limone. Li faccio ogni anno. Però… non li regalo quasi mai. Mi hai colta di sorpresa, ragazzino.

— Grazie! — disse Nico, e stavolta il “grazie” gli uscì dritto e luminoso.

Quando rientrò, gli altri lo assalirono con domande.

— Allora? Ti ha trasformato in rospo? — chiese Adam.

Nico alzò il sacchetto.

— Peggio. Mi ha trasformato in persona con biscotti.

Nel frattempo, Adam doveva “far ridere una persona seria”. Guardò Giulia, che stava controllando la lista delle cose da fare come se stesse preparando un lancio spaziale.

Adam si avvicinò con aria drammatica.

— Signorina Giulia, ho una notizia gravissima.

— Spara — disse lei, senza alzare lo sguardo.

— Ho appena scoperto che le lenticchie… sono in realtà minuscoli fagioli travestiti. È un complotto.

Giulia lo fissò. Un secondo. Due. Poi le sfuggì un sorriso.

— Adam, se continui così, ti denuncio al tribunale delle sciocchezze.

— Quindi ho vinto — sussurrò lui, soddisfatto.

Giulia, invece, doveva aiutare qualcuno a finire un compito. Si piazzò accanto a Sara.

— La scritta deve stare meglio. Hai lasciato “Benvenuto” un po' storto.

Sara sospirò.

— Lo so. Ma se lo riscrivo, rischio di rovinare tutto.

Giulia indicò la clessidra.

— Facciamo così: dieci minuti per trovare una soluzione, insieme. Poi decidiamo.

Nico osservò la scena e sentì una specie di calore nel petto. Era la cooperazione: non un discorso, ma mani che si muovevano nella stessa direzione.

Capitolo 5 — Mezzanotte si avvicina, e il meraviglioso fa capolino

Verso le undici e mezza, la casa si riempì di suoni: il televisore con la musica della piazza, la voce del papà di Nico che faceva finta di essere un presentatore (“Signore e signori, tra poco… il conto alla rovescia!”), e il ticchettio della clessidra che, ogni tanto, Nico rigirava come se fosse un talismano.

Sul tavolo, il cartoncino era quasi finito. Sara aveva disegnato quattro figure in cima a un tetto, con sciarpe e cappelli. Non erano identiche ai bambini, ma si capiva chi era chi: Adam aveva un ciuffo ribelle, Giulia teneva in mano un barattolo, Nico aveva un quaderno alzato come una bandiera, e Sara aveva una matita gigante.

— Mancano i dettagli — disse Sara. — E manca il simbolo da regalare. Il mio biglietto.

Nico si illuminò.

— Il tuo biglietto può essere… un disegno che è anche un ringraziamento. Così unisci le due cose.

Sara prese un foglietto e iniziò a disegnare veloce. Linee pulite, semplici ma piene di vita: una clessidra che, invece di sabbia, faceva scendere piccole stelle. Sotto scrisse: “Il tempo è più bello quando lo condividiamo”.

— A chi lo regali? — chiese Adam.

Sara guardò Nico.

— A te. Perché sei quello che ci ricorda di dire grazie. Anche quando siamo presi dalle risate.

Nico sentì la gola pizzicare. Per reagire, fece quello che gli veniva naturale.

— Grazie, Sara. Grazie mille. E grazie… perché l'hai scritto senza glitter.

Adam si infilò in bocca un mandarino intero e parlò con la faccia piena:

— Ragazzi, dobbiamo prepararci al rituale finale. Lent… lenticchie!

Giulia già aveva disposto quattro ciotoline.

— Tradizione: un cucchiaio di lenticchie a mezzanotte. E poi un desiderio detto piano, così non scappa.

Nico tirò fuori i quaderni.

— E prima del brindisi con succo, leggiamo una riga dal nostro “Quaderno dei Grazie”. Una sola, così non facciamo la maratona dei sentimenti.

Si sedettero in cerchio. Fuori, i balconi iniziavano a illuminarsi. Si sentivano petardi lontani, come popcorn che scoppiano nel cielo.

Giulia lesse per prima:

“Grazie, Sara, perché quando mi agito tu mi dai una cosa da fare e mi calmo.”

Sara sorrise e fece un segno di ok.

Adam lesse:

“Grazie, Nico, perché quando ringrazi tutti, mi ricordi che non sono solo ‘quello che fa battute'.”

Nico lo guardò, sorpreso.

— Ehi. Grazie per averlo scritto.

Sara lesse:

“Grazie, Giulia, perché fai sembrare le regole meno pesanti e più… utili.”

Giulia, orgogliosa, si sistemò la frangia come una persona importantissima.

Nico esitò, poi lesse una riga semplice:

“Grazie a voi, perché insieme siamo più coraggiosi.”

Proprio in quel momento, dal corridoio arrivò un rumore. Un “toc” leggero, come un dito sulla porta.

Adam sussultò.

— È il Capodanno che bussa?

La mamma di Nico aprì e sporse la testa.

— Scusate, ragazzi. C'è… una cosa per voi sul pianerottolo.

Sul pianerottolo c'era un piccolo pacchetto con un fiocco. Sopra, un biglietto: “Per la squadra del piano di sotto. Buon anno. — Berta”.

Nico lo aprì piano. Dentro c'era una scatolina con quattro campanellini minuscoli.

— Campanellini? — mormorò Sara.

Nel biglietto c'era scritto: “Suonateli a mezzanotte. Per cacciare via i pensieri pesanti.”

Giulia rimase a bocca aperta.

— Questo è… quasi magico.

Adam scosse un campanellino: fece un suono sottile, argentato, come una risata di vetro.

— Ok, signori. Abbiamo il nostro rito.

Capitolo 6 — Il conto alla rovescia e il disegno appeso

Alle undici e cinquantanove, si affacciarono alla finestra. Il cielo era una coperta scura pronta a riempirsi di puntini di luce. Sotto, la strada era piena di voci che salivano come vapore.

Il papà di Nico alzò il volume del televisore.

— Dieci! — urlò la piazza.

Nico, Sara, Adam e Giulia si presero per un attimo per le maniche, come se fosse più facile restare insieme così.

— Nove!

Giulia strinse il barattolo di lenticchie.

— Otto!

Sara infilò il disegno della clessidra stellata nella tasca di Nico, come se fosse un portafortuna.

— Sette!

Adam distribuì i campanellini: uno a testa.

— Sei!

Nico guardò i suoi amici, uno per uno, e pensò che quel momento aveva il sapore dei mandarini: fresco e un po' dolce, e ti resta sulle dita.

— Cinque!

— Quattro!

— Tre!

— Due!

— Uno!

— Buon anno! — esplose la piazza, e con lei la città intera.

I quattro scossero i campanellini insieme. Il suono si mescolò ai botti lontani, ma era diverso: più vicino, più loro. Poi mangiarono un cucchiaio di lenticchie, e ognuno disse un desiderio così piano che nemmeno il tempo poté rubarlo.

Si abbracciarono in un groviglio di sciarpe e risate. Nico, col succo in mano, si schiarì la voce.

— Ok. Devo fare una cosa importante. Ringraziamento ufficiale di Capodanno.

Sara sospirò finta stanca.

— Avvisate i giornali.

Nico fece un mezzo inchino.

— Grazie per essere venuti. Grazie per aver costruito tutto con me. Grazie per avermi aiutato quando mi bloccavo. E grazie perché… non mi fate sentire strano quando ringrazio troppo.

Adam alzò il bicchiere.

— Nico, tu sei strano. Ma nel senso buono. Nel senso che… ci serve uno così.

Giulia annuì.

— E adesso: compito finale. Il disegno.

Portarono il cartoncino grande in corridoio, dove c'era uno spazio libero vicino all'attaccapanni. Il papà di Nico infilò due chiodini e li aiutò a fissarlo diritto. Sara fece gli ultimi ritocchi alla scritta, con l'aiuto di Giulia che teneva fermo il righello. Adam controllò che fosse centrato e disse:

— Se cade, lo prendo io al volo. Ho riflessi da gatto… più o meno.

Quando lo appesero, sembrò che il corridoio diventasse più luminoso. Quattro bambini su un tetto disegnato guardavano un cielo pieno di colori, e la città sotto era piena di finestre accese, come se tante famiglie stessero respirando insieme.

Nico infilò accanto al cartoncino, con un pezzetto di nastro, il piccolo disegno della clessidra stellata che Sara gli aveva regalato. E poi, in basso, aggiunse con un pennarello una frase semplice:

“Grazie. Insieme.”

Restarono lì a guardare il disegno appeso, in silenzio per qualche secondo, mentre da fuori arrivava l'eco della festa.

Sara parlò per prima, sottovoce:

— Sembra una promessa, vero?

Giulia sorrise.

— Sembra… un inizio.

Adam fece suonare piano il campanellino.

— Sembra che l'anno nuovo ci abbia sentiti.

Nico guardò i suoi amici, poi il disegno, poi la clessidra sul mobiletto. La sabbia dorata era ferma, pronta a ripartire al prossimo giro.

— Allora — disse — facciamo un altro brindisi. A noi. E a tutte le volte che ci aiuteremo.

E brindarono, con succo e biscotti al limone, mentre il disegno restava lì, appeso, a fare da finestra: non su un paesaggio lontano, ma su una nuova pagina appena iniziata.

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Pentola
Un grande contenitore usato in cucina per cucinare zuppe o sughi sul fuoco.
Coperchio
La parte che si mette sopra una pentola per chiuderla e trattenere il calore.
Coriandoli
Piccoli pezzi di carta colorata che si lanciano alle feste per divertirsi.
Tradizione
Una cosa che le persone fanno da molto tempo, spesso in riti o feste.
Capsula del tempo
Contenitore in cui si mettono oggetti per aprirli molti anni dopo.
Cartoncino
Carta spessa e resistente, usata per disegni, cartoline o lavoretti.
Clessidra
Oggetto con sabbia che scende da una parte all'altra per misurare il tempo.
Granelli
Piccole particelle, come i pezzi minuscoli di sabbia o di riso.
Cartolaio
Persona che lavora in negozio vendendo carta, penne e materiale per scrivere.
Pozzanghere
Piccole raccolte d'acqua sul terreno dopo la pioggia.
Washi tape
Nastro adesivo decorato, leggero e facile da staccare, usato per lavoretti.
Fruttivendolo
Persona che vende frutta e verdura al mercato o in negozio.
Grafite
Materiale nero dentro le matite, che si usa per scrivere o disegnare.
Matita
Strumento per scrivere o disegnare che si può cancellare con gomma.
Sorteggio
Metodo per scegliere a caso una persona o una cosa, come tirare un biglietto.
Biglietto
Un pezzo di carta con scritto qualcosa, spesso usato per messaggi o giochi.

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