Capitolo 1: Il circo e la limonata
C'era una volta, sotto un tendone a righe colorate, una bambina di sette anni che si chiamava Lella. Lella aveva i capelli arruffati come nuvole di panna e gli occhi che ridevano sempre. Viveva con il Circo Stellato, dove ogni giorno era festa e ogni sera brillavano le stelle finte sopra la pista.
"Buongiorno, Lella!" chiamò il direttore con il cappello a cilindro che luccicava come una moneta. "Pronta per lo spettacolo?"
"Prontissima!" rispose Lella, saltellando su una scatola di legno. Poi si fermò e guardò gli artisti che provavano i numeri: acrobati che facevano rotazioni, pagliacci che provavano barzellette e un elefante che sbadigliava piano.
Quel giorno Lella aveva un'idea. Aveva visto i grandi preparare i biglietti dorati: piccoli pezzi di carta che brillavano al sole. "Io voglio fare l'intervallo limonata!" esclamò. "E voglio preparare i miei biglietti dorati!"
Il direttore sorrise. "Un'intervallo limonata? Un'ottima idea! Chi porterà i pannelli con i prezzi?"
"Il nostro portatore di bandiere!" rispose Lella, indicando un signore alto e allegro che teneva sempre tre bandiere: una rossa, una blu e una gialla. Si chiamava Pino ed era il portatore di drapeaux del circo, ma tutti lo chiamavano il portatore di bandiere.
Pino mise il dito sul cuore e fischiettò. "Un'entrata frizzante, eh? Io posso sventolare le bandiere per annunciare la limonata!"
Lella saltò di gioia. "Allora cominciamo! Preparerò i biglietti dorati e la limonata più buona del mondo!"
Capitolo 2: I biglietti dorati
Nella piccola cucina dei clown, Lella tirò fuori un sacco di lamette d'oro ( erano in realtà carta lucida ) e dei pennarelli colorati. "Dobbiamo fare i biglietti super speciali," disse, "con stelle, faccine e un piccolo segreto."
"Quale segreto?" chiese Matilde la giocoliera, che faceva sempre girare tre palline con le dita.
"Ogni biglietto avrà un indizio per un gioco," spiegò Lella. "Chi trova il gioco, vince una cannuccia a strisce d'arcobaleno!"
I clown risero e tirarono fuori forbici che sembravano banane. Tutti lavorarono: un paio di mani grandi tagliavano, altre disegnavano stelline, qualcun altro incollava un lucente striscione. Pino, il portatore di bandiere, sventolava la bandiera gialla come se fosse un pennello gigante.
"Attento, Pino!" gridò Lella quando la bandiera sfiorò un barattolo di zucchero. "Non far volare via lo zucchero o il leone farà la limonata invece di berla!"
"Puuu!" Pino rise e abbassò la bandiera. "Promesso, resto calmo come un tappeto."
Alla fine, la pila di biglietti dorati brillava come una piccola torre di sole. Lella ne prese uno e lo strinse fra le mani. "Numero uno: cerca tre palline nascoste dietro la tenda rossa." Lesse ad alta voce. Matilde applaudì.
"Che divertente!" disse il direttore. "Con questi giochi, l'intervallo diventerà un'avventura!"
Lella aveva anche disegnato un simbolo segreto dietro ogni biglietto: un piccolo ponte, perché lei sognava un ponte fatto di risate che collegasse tutti gli amici del circo. "Il ponte sarà la sorpresa finale," sussurrò Lella.
Capitolo 3: Preparativi frizzanti
Quando arrivò il momento, Lella mise sul tavolo grandi bottiglie di limonate: alcune al limone, altre con fragola, e una speciale con una punta di menta. Aveva preparato anche sciroppi colorati e cannucce a righe.
"Chi vuole assaggiare?" chiese.
"Prima di tutto, bisogna fare i segni dei biglietti!" ricordò Matilde. "Non vogliamo che i bambini si perdano tra le palline e i nastri."
Pino prese il megafono. "Signore e signori, tra dieci minuti l'intervallo limonata aprirà i battenti! Venite a prendere il vostro biglietto dorato!" gridò con voce rotonda. La sua bandiera rossa si alzò e fece un piccolo vento che accarezzò le barbe finte dei clown.
Nel cortile del tendone, i piccoli spettatori cominciarono ad aspettare. C'era Tino il topolino acrobata che correva avanti e indietro, e la famiglia Ferro, che portava sempre tre cuscini per sedersi. Tutti avevano un piccolo sacchetto, pronti per i giochi.
"Un biglietto per favore!" disse una bambina.
Lella le porse un biglietto dorato con una stellina. "Ecco qui. Segui l'indizio e... divertiti!" La bambina corse via felice.
Ma non tutto andò liscio. Una cannula d'arcobaleno si ruppe e fece volare un pezzetto di carta che saltellò come un ranocchio. Il pezzo raggiunse il tendone e si infilò sotto il mantello di Pinuccio, il pappagallino parlante.
"Una cannuccia! Una cannuccia!" squittì Pinuccio, saltellando. "Ciao ciao!"
Tutti scoppiarono a ridere. "Pinuccio vuole brindare con la limonata!" disse Lella, e con delicatezza prese il pappagallino e gli sistemò il pezzetto di carta come un cappellino.
"Ben fatto, Lella. Sai risolvere ogni piccolo pasticcio," disse il direttore, orgoglioso.
Capitolo 4: Il gioco e il ponte
Cominciarono i giochi. I bambini cercavano le palline, saltavano sulle sagome colorate e cantavano filastrocche. Ogni tanto si sentiva il passo allegro di Pino che sventolava la bandiera per guidare i gruppi verso il prossimo gioco.
"Uno, due, tre!" gridò Lella quando l'ultima squadra trovò il tesoro: un sacchetto pieno di stelline di carta. I vincitori corsero al banchetto della limonata con i loro biglietti dorati, ridendo come piccoli campanelli.
Al centro della pista, Lella aveva preparato qualcosa di speciale. Due lunghe tavole di legno erano posate con cura tra due casse: non erano per gli attrezzi, ma per costruire un piccolo ponte. Con l'aiuto di Matilde e Pino, misero cuscini colorati ai lati come parapetti morbidi.
"Perché un ponte?" chiese Tino, saltellando curioso.
"Perché un ponte unisce," rispose Lella. "Unisce i giochi con la limonata, i sorrisi con i biscotti, e tutti noi con l'amicizia."
Il ponte non era lungo, ma bastava per tenere i bambini in fila e per farli attraversare sorridendo. Al centro del ponte, appoggiò una ciotolina con cannucce arcobaleno: chi passava doveva prendere una cannuccia e fare un brindisi silenzioso con la bocca.
"Cin cin!" mormorò un bambino, e poi tutti fecero lo stesso, in un coro di faccine felici. Anche Pinuccio sbatté le ali e fece un piccolo "Cin!" con la voce squillante.
Poi Lella con l'ultima parola dal microfono disse: "Ora, un ponte tra amici! Attraversiamolo insieme!" E tutti, mano nelle mani, bambini e adulti, attraversarono il ponte ridendo e facendo finta di ondeggiare come una nave in mare calmo.
Il ponte divenne subito una piccola festa. I clown saltellavano accanto, gli acrobati facevano giri lenti come se fossero barche e Pino sventolava la bandiera blu come una vela. Nel passaggio, qualcuno attaccò un bottone di carta con un cuore, altri una piccola stellina: ogni passaggio lasciava un ricordo.
Quando fu il turno dei più timidi, Lella prese per mano una bambina che sembrava un po' timida. "Non ti preoccupare," sussurrò. "Io farò il primo passo con te."
E così fecero. La bambina sorrise sempre più grande, e l'applauso finale fu come un coro di stelle.
Alla fine dell'intervallo, tutti erano appena un po' più amici di prima. Le risate avevano costruito un ponte più solido del legno: un ponte di fiducia e gioco.
Capitolo 5: Salutare con allegria
Lo spettacolo riprese e la pista si riempì di luci. Lella si sedette dietro le quinte, con le ginocchia sporche di limone e il naso un po' macchiato di zucchero. Accanto a lei c'era un piccolo mucchietto di biglietti dorati rimasti che brillavano come segreti.
"Sei stata fantastica, Lella," disse il direttore, mentre il pubblico applaudiva un'artista che saltava su una corda altissima.
"Lo abbiamo fatto insieme," rispose Lella, e guardò Pino che sventolava la bandiera con eleganza. Pino le fece un occhiolino e le offrì la sua bandiera gialla per un secondo.
"Mettila come medaglia," scherzò Matilde. "Hai costruito il ponte più allegro che ci sia."
"Il circo è anche questo," disse Lella. "È fare giochi, risolvere pasticci, e costruire ponti con le risate."
Quando lo spettacolo finì, tutti si riunirono sotto il tendone per un piccolo saluto finale. Lella si mise in piedi e, nel mezzo, fece un piccolo inchino. I bambini applaudirono e alcuni lanciarono coriandoli che caddero come pioggia colorata.
Pino tenne alta la bandiera gialla. "Un saluto ai nostri amici," gridò. "Tornate quando volete! Il ponte sarà sempre qui!"
La bambina timida, che aveva attraversato il ponte con Lella, le diede un grosso abbraccio. "Grazie per la limonata," disse. "E per il ponte."
"Grazie a te per averlo attraversato," rispose Lella, e tutti scoppiarono a ridere.
La sera si chiuse come una scatola di fiabe: con le luci che si spensero piano e le stelle finte che rimasero a guardare. Lella, stanca ma soddisfatta, si sdraiò su una cassa e guardò il cielo del tendone.
"Sai," disse pian piano, come se raccontasse un segreto, "i ponti non devono solo essere fatti di legno. Possono essere fatti di giochi, di limonata e di sorrisi."
E così il Circo Stellato dormì tranquillo, con il piccolo ponte di Lella nel cuore di tutti. Il giorno dopo ci sarebbero state altre risate, altri pasticci e nuovi biglietti da preparare. Ma dentro ogni biglietto dorato rimaneva un invito: venire a giocare, costruire, e attraversare ancora quel ponte tra amici.