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Storia sulla malattia 5/6 anni Lettura 9 min.

Il piano della guarigione di Mattia e la mappa delle stelline

Mattia, un bambino alle prese con gola pizzicata e febbre, trasforma la convalescenza in una piccola avventura domestica fatta di regole, attenzione e affetti familiari.

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Un bambino di 6 anni, volto rotondo e capelli castani spettinati, dall'aria coraggiosa ma un po' stanca, è seduto su un divano con una coperta a stelle e tiene un grande foglio colorato con una «mappa della guarigione» decorata di stelle e simboli; la mamma di circa 35 anni, capelli castani raccolti in chignon, sorriso dolce e sguardo rassicurante, gli è accanto, gli posa una mano sulla fronte e regge una tazza di tisana fumante; la nonna di circa 70 anni, capelli bianchi in chignon e occhiali tondi, sorride teneramente dalla porta tenendo un sacchettino di caramelle al miele mentre si lava le mani con il gel su un tavolo vicino; la scena si svolge in un soggiorno luminoso dai colori caldi (divano blu, cuscini gialli, tavolino in legno con scatola di fazzoletti, finestra aperta con un raggio di sole e una tenda leggera che si muove) e mostra un momento calmo e affettuoso, leggermente medico ma caldo. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: La gola che pizzica

Mattia aveva sei anni e un sorriso che sembrava una lampadina accesa. Quella mattina, però, il sorriso uscì piano, come se avesse le scarpe pesanti. La gola gli pizzicava e il naso faceva un rumore buffo, come un piccolo trombone.

In cucina c'era profumo di pane tostato. Mattia provò a bere un sorso d'acqua, ma deglutire era un po' fastidioso. Non si spaventò: ricordò che anche il suo amico Luca, a scuola, aveva avuto un raffreddore e poi era tornato a correre nel cortile.

La mamma gli appoggiò una mano fresca sulla fronte. Mattia ascoltò con attenzione, come quando la maestra spiega un gioco nuovo. La mamma disse che avrebbero fatto le cose con calma: misurare la febbre, riposare, bere spesso e chiamare il dottore se serviva. Mattia annuì, serio come un piccolo capitano.

La febbre era bassa, ma c'era. Mattia si sentì un po' deluso. Aveva promesso di portare a scuola una foglia grande, rossa e gialla, trovata al parco. La foglia era ancora nello zaino, come un tesoro.

La mamma gli preparò una tisana tiepida con miele. Mattia la guardò: era dorata come un tramonto in tazza. Bevve a piccoli sorsi. Poi, per farlo ridere, la mamma disse che i germi sono come briciole invisibili: se ne vanno più in fretta quando uno si lava le mani bene. Mattia pensò ai germi con una faccia da briciole e gli venne da ridacchiare, anche se la voce era un po' roca.

La giornata cambiò programma. Niente scuola, niente corsa. Ma la mamma gli disse che si poteva vivere un'avventura anche sul divano, con un cuscino e una coperta.

Mattia si sdraiò. La coperta aveva disegni di stelle. Lui le contò piano, e intanto ascoltò le istruzioni: riposo, acqua, fazzoletti, e tosse nel gomito, come un supereroe educato. Mattia era concentrato. Voleva fare bene, perché fare bene lo faceva sentire più grande.

Parte 2: L'avventura del “Piano della Guarigione”

Dopo un po', il papà tornò dal lavoro prima del solito. Portò una busta con arance, yogurt e una zuppa pronta. Disse che erano “aiuti speciali” per il Piano della Guarigione. Mattia amò quel nome: sembrava una missione segreta.

Sul tavolino, la mamma mise un foglio bianco e dei pennarelli. Mattia, con il pigiama e i capelli un po' arruffati, disegnò un percorso come una mappa. C'erano quattro tappe: “Bere”, “Riposare”, “Mangiare morbido”, “Lavarsi le mani”. Ogni tappa aveva un simbolo: una goccia blu, una luna, un cucchiaio e due mani con tante bolle.

Ogni volta che Mattia completava una tappa, colorava una stellina accanto. Non era una gara. Era solo un modo dolce per ricordarsi le cose. E anche per non pensare troppo al pizzicore.

La prima piccola sorpresa arrivò quando Mattia si accorse che non sentiva bene il sapore delle cose. Assaggiò un pezzetto di banana e gli sembrò “quasi niente”. Fece una faccia buffa, come se la banana avesse perso il cappello. La mamma gli spiegò che con il raffreddore può succedere. Mattia ascoltò con serietà, poi disse che, allora, il naso stava “facendo la pausa pranzo”. Lì tutti risero piano, perché ridere non faceva male.

Nel pomeriggio arrivò la nonna. Non entrò subito con abbracci grandi. Prima si lavò le mani con cura, poi fece un saluto da lontano, con una mano che sembrava un ventaglio. Portò un piccolo sacchetto con delle caramelle al miele, ma disse che si potevano mangiare solo quando la mamma dava il permesso. Mattia apprezzò la regola. Le regole, in quel giorno, erano come guardrail su una strada: aiutavano a stare tranquilli.

La nonna raccontò una storia vera di quando lei era piccola e aveva passato due giorni a letto con la febbre. Disse che si era sentita lenta, ma poi, un po' alla volta, era tornata forte. Mattia ascoltò attentissimo. Gli piacque la frase “un po' alla volta”. Non chiedeva magie. Chiedeva pazienza.

Arrivò anche un messaggio vocale della maestra. Diceva che la classe gli mandava un pensiero gentile e che la sua foglia poteva aspettare. Mattia si scaldò dentro, come quando si mette le mani vicino a una tazza calda.

La seconda piccola sorpresa arrivò la sera: la tosse aumentò un po'. Mattia si spaventò per un momento, ma la mamma gli mise un cuscino in più dietro la schiena e gli ricordò di respirare piano, come quando si spegne una candela senza far volare la cera. Gli diede un cucchiaino di miele e gli portò acqua. Mattia seguì le istruzioni. La tosse, dopo un po', si calmò.

Fu allora che Mattia capì una cosa semplice: anche se il corpo fa rumore, può essere solo il corpo che lavora.

Parte 3: Piccoli segnali di sole

La notte passò con qualche risveglio, ma senza drammi. Al mattino, Mattia si sentì ancora stanco, però la testa era più leggera. La febbre era scesa. La mamma lo disse con una voce allegra ma calma, come una campanella lontana.

Mattia guardò la sua mappa. C'erano già molte stelline colorate. Non era guarito del tutto, ma era sulla strada. Questo gli diede speranza, una speranza piccola e concreta, come un semino nel cotone.

Quel giorno fecero una cosa nuova: aprirono la finestra per cambiare l'aria. Entrò un vento fresco e un raggio di sole che si posò sul tappeto. Mattia lo seguì con gli occhi. Sembrava un gatto luminoso che si allungava.

Mattia disegnò ancora. Stavolta non una mappa, ma un “messaggio al suo corpo”. Disegnò un cuore e dentro scrisse, con le lettere un po' storte: “Grazie perché mi aggiusti”. La mamma lesse e gli diede un bacio sulla fronte.

A pranzo mangiò un po' di zuppa. Il sapore era tornato, non tantissimo, ma abbastanza. Mattia disse che la zuppa aveva “una voce”, e che quella voce diceva: “Vai piano”. Il papà fece finta di essere la zuppa e parlò con una vocetta divertente. Mattia rise, e la risata fu come una finestra aperta.

Nel pomeriggio, il dottore chiamò al telefono. La mamma spiegò i sintomi. Mattia stava vicino e ascoltava. Il dottore disse di continuare con riposo e tanta acqua, e di controllare la febbre. Niente corse, niente fretta. Mattia annuì, anche se il dottore non poteva vederlo. Gli piaceva sentirsi parte del piano. Non era solo “malato”. Era “Mattia che si prende cura di sé”.

Verso sera, Mattia ebbe voglia di guardare fuori. Non poteva uscire, ma poteva osservare. Vide un bambino con la sciarpa che camminava piano tenendo la mano della mamma. Vide un cane che annusava una foglia. Vide il cielo diventare rosa. Tutto sembrava dire: si può rallentare, e va bene.

La mamma preparò il letto con le lenzuola pulite. Mattia mise lo zaino vicino alla sedia. Dentro, la foglia grande aspettava. Anche lui poteva aspettare.

Prima di dormire, Mattia completò l'ultima tappa della sua mappa: lavarsi le mani. Lo fece con attenzione, fino a quando le bolle sembrarono una nuvola. Poi tornò sotto la coperta a stelle.

Si addormentò pensando a “un po' alla volta”. La malattia non era stata un mostro, ma un momento di cura. Nel silenzio della camera, restò un calma dolce, come una luce notturna. E dentro quella calma, la speranza continuò a brillare, tranquilla e vicina.

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Pizzicava
Sentire un piccolo fastidio o puntura, come qualcosa che tira o punge leggero.
Trombone
Strumento musicale a fiato che fa un suono basso e curioso, come un tubo.
Deglutire
Mandare giù cibo o bevande con la gola, fare scendere ciò che hai in bocca.
Tisana
Bevanda calda fatta con erbe o fiori, spesso dolce con il miele.
Germi
Piccoli esseri invisibili che possono farci stare male, bisogna lavarsi per allontanarli.
Fazzoletti
Pezzetti di carta usati per soffiarsi il naso o pulirsi il viso.
Gomito
Parte del braccio dove si piega, usata per coprire la bocca quando si tossisce.
Febbre
Quando il corpo è più caldo del solito perché sta combattendo un malanno.
Missione segreta
Compito speciale e importante da fare, detto in modo avventuroso e giocoso.
Mappa
Disegno che mostra un percorso o indicazioni, come una guida per trovare tappe.

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