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Storia sull'uguaglianza di genere 5/6 anni Lettura 13 min.

Il libro delle possibilità e le parole gentili

Giulia, una bambina curiosa e responsabile, scopre attraverso un libro e un film l’importanza del rispetto dei pronomi e della collaborazione, e prova a mettere in pratica gentilezza e coraggio con i compagni.

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Giulia, 6 anni, sorridente e un po' timida, capelli castano chiaro con una ciocca sugli occhi, occhi grandi e brillanti, maglione giallo pallido e gonna blu, seduta al centro di una fila di sedie con un piccolo libro colorato che porge verso i compagni; a sinistra Sam, 6 anni, capelli castani scompigliati, felpa con dinosauri, sorride leggermente e tiene vicino la sua bici; a destra Noa, 6 anni, berretto viola, espressione riservata ma serena, gioca con il laccio del berretto e si inclina verso Giulia; sala proiezioni piccola e accogliente con sedie blu consumate, grande schermo bianco e pareti decorate con disegni di bambini, luce morbida e palette pastello; atmosfera calda di rispetto e curiosità, stile grafico kawaii minimal con colori tenui, contorni arrotondati e composizione centrata adatta a bambini di 6 anni. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: Il libro con tante possibilità

Giulia aveva sei anni e un ciuffo di capelli che le cadeva sempre sugli occhi. Quella sera, dopo la scuola, aveva messo in ordine le matite nel barattolo e aveva infilato le scarpe sotto la panca, come le aveva chiesto la mamma. Le piaceva sentirsi “grande” quando faceva le cose da sola.

Sul tavolo della cucina c'era un libro preso in biblioteca. La copertina era colorata: una bicicletta rossa, un casco giallo, una palla blu e un grembiule a pois.

«Posso leggerlo un po' prima di cena?» chiese Giulia.

«Certo,» disse la mamma. «Poi mi aiuti anche a apparecchiare. Responsabilità da esploratrice.»

Giulia sorrise e aprì il libro. Parlava di bambini e bambine che facevano lavori e giochi diversi. In una pagina c'era un papà che cucinava una zuppa, con il mestolo in mano e un grembiule verde. In un'altra, una bambina riparava una ruota, tutta concentrata. Più avanti, c'era una persona con i capelli ricci e una maglietta arancione che guidava un piccolo gruppo in montagna. Sotto c'era scritto: “Alex ama le avventure. Oggi Alex accompagna gli amici. Alex usa i pronomi che preferisce: lei, lui o loro. Chiedere è gentile.”

Giulia si fermò a guardare quella frase. Le sembrava importante, come quando la maestra spiegava come attraversare la strada.

In quel momento suonò il campanello. Era Sam, il vicino di casa, con la sua bici e il campanello che faceva “trin trin” anche da fermo. Sam aveva la stessa età di Giulia e portava spesso una felpa con dinosauri.

«Ciao, Giulia! Domani vieni alla proiezione nella sala del quartiere? Fanno un piccolo film educativo. La maestra ha detto che è bello.»

«Sì! Lo hanno detto anche a noi.» Giulia indicò il libro. «Guarda, parla di persone che fanno cose diverse. Anche di Alex.»

Sam si avvicinò. «Alex è un nome forte.»

Giulia annuì. «Nel libro dice che è gentile chiedere i pronomi. Io di solito dico “come ti chiami?” e basta. Ma posso imparare.»

La mamma ascoltava mentre tagliava il pane. «Imparare è sempre una buona idea. E ricordarsi come le persone vogliono essere chiamate è un gesto di rispetto.»

Giulia pensò alla sua classe. C'era una bambina che amava i camioncini e un bambino che disegnava principesse con corone giganti. E c'era anche una persona nuova, arrivata da poco, che sembrava timida e portava un cappellino viola. La maestra aveva detto: “Si chiama Noa.” Poi aveva aggiunto: “Noa usa ‘loro'. È una scelta da rispettare.”

Giulia non aveva ancora parlato molto con Noa. Ma quella sera, leggendo, sentì una specie di pizzicore curioso nel petto, come quando sta per scoprire una cosa.

Dopo un po' richiuse il libro e corse a prendere i piatti.

«Mamma, apparecchio io. Metto anche i bicchieri piccoli, così Sam domani può bere acqua da noi se passa.»

«Ottima idea,» disse la mamma. «Così ti ricordi degli altri.»

Giulia mise il tovagliolo a fiore, come aveva imparato. Le piaceva fare le cose con cura.

Parte 2: La sala di proiezione e il mini-colpo di scena

Il giorno dopo la scuola finì con un cielo rosa chiaro. Giulia prese lo zainetto, controllò di avere il fazzoletto e la merenda avanzata, e aspettò la mamma davanti al cancello.

«Pronta per il film?» chiese la mamma.

«Sì!» Giulia saltellò. «E voglio sedermi vicino a Sam e… magari vicino a Noa, se vuole.»

Arrivarono alla sala di proiezione del quartiere. Non era un cinema enorme: aveva sedie blu un po' scricchiolanti e un grande schermo bianco. C'era odore di legno e sapone, come in palestra. Sui muri c'erano disegni fatti dai bambini: robot, fiori, case, e anche una persona con una mantella.

La maestra salutò tutti. «Oggi guardiamo un film che parla di collaborazione e rispetto. Poi ne parliamo insieme.»

Giulia cercò Sam con gli occhi e lo vide in seconda fila. Accanto a lui c'era un posto libero. Dall'altra parte del corridoio, Noa era seduto/a vicino a una signora che forse era la zia.

Giulia si avvicinò a Sam e poi guardò Noa. Il suo cappellino viola era come una piccola luna.

Giulia fece un respiro. «Ciao, Noa.»

Noa alzò gli occhi. «Ciao.»

Giulia ricordò la frase del libro: “Chiedere è gentile.” Ma aveva paura di sbagliare e di sembrare strana.

«Posso… sedermi vicino a te e Sam?» chiese Giulia, indicando i posti.

Noa esitò un attimo, poi annuì. «Va bene.»

Giulia si sedette. Le ginocchia le tremavano un po'. Si ricordò che la responsabilità non era solo mettere i piatti sul tavolo. A volte era anche parlare con gentilezza.

Il film iniziò. Era un cartone semplice, con personaggi che facevano un progetto: costruire un orto in cortile. C'era una bambina che piantava semi, un bambino che portava acqua con un secchiello, e una persona che organizzava i turni. Dicevano: «Io posso fare questo.» «Io posso fare quello.» «Facciamolo insieme.»

A metà film successe un mini-colpo di scena: il secchiello si ruppe e l'acqua si versò per terra, “plash!”. I personaggi si fermarono e sembravano tristi. Poi uno di loro disse: «Non importa chi ha rotto il secchio. Importa cosa facciamo adesso.» Trovarono una bottiglia grande, la tagliarono e fecero un nuovo secchiello. Tutti aiutavano, senza ridere di nessuno.

Giulia guardò Noa. Anche Noa seguiva attento/a e stringeva tra le mani un cordoncino del cappellino.

Il film finì con l'orto pieno di foglie verdi. Sullo schermo apparve una frase: “Ognuno può scegliere il proprio ruolo. Il rispetto è acqua che fa crescere.”

Quando le luci si accesero, la maestra fece una domanda. «Che cosa vi è piaciuto?»

Sam alzò la mano. «Che tutti potevano fare un po' di tutto.»

Un'altra bambina disse: «Che non hanno dato la colpa.»

Giulia sentì un calore in pancia. Voleva parlare, ma non voleva essere troppo lunga. Alzò la mano piano.

«Mi è piaciuto che… nessuno diceva “questo è da maschio” o “questo è da femmina” Giulia guardò un attimo la maestra, poi continuò. «E mi è piaciuto che si sono aiutati quando è successo il guaio.»

La maestra sorrise. «È un'ottima osservazione.»

Durante l'uscita, nel corridoio, Giulia camminò vicino a Noa. C'erano passi, voci e giacche che frusciavano.

Giulia si fermò un secondo, come quando si ferma prima di buttarsi sullo scivolo alto.

«Noa,» disse piano, «posso chiederti una cosa? Se non ti va, va bene lo stesso.»

Noa la guardò. «Dimmi.»

Giulia cercò le parole semplici. «Quali pronomi preferisci? Io voglio chiamarti nel modo giusto.»

Noa fece un piccolo sorriso, come una luce che si accende. «Grazie. Io preferisco “loro”

Giulia annuì, seria come una detective. «Va bene. Allora dirò “loro”. E se sbaglio, mi correggi?»

«Sì,» disse Noa. «E grazie per averlo chiesto.»

Giulia sentì che il pizzicore curioso nel petto diventava una sensazione di pace.

Parte 3: Un gesto concreto e un complimento

Il giorno dopo, in classe, la maestra disse che avrebbero fatto un gioco: organizzare la “Giornata dei mestieri”. Ogni bambino poteva scegliere un ruolo per una piccola scenetta: cuoco/a, meccanico/a, infermiere/a, pilota, maestra, muratore, ballerino/a, scienziato/a.

Appena la maestra finì di parlare, qualcuno disse: «Io faccio il pilota! È da maschi!»

Un altro rispose: «No, allora io faccio la ballerina! Ma è da femmine!»

Giulia sentì una piccola stretta. Non era una grande litigata, ma era come una nuvoletta grigia.

La maestra guardò la classe. «Ricordate il film? Ognuno può scegliere. I mestieri e i giochi non hanno genere. Hanno persone.»

Giulia alzò la mano. Non per fare la maestra, ma per aiutare.

«Posso dire una cosa?» chiese.

«Certo, Giulia.»

Giulia parlò piano, come quando racconta un segreto buono. «A me piace costruire cose con i mattoncini e anche fare disegni con i glitter. E Sam sa fare torte finte con la pasta da modellare, e sono bellissime. Possiamo scegliere quello che ci piace, senza prenderci in giro.»

Sam annuì subito. «Sì! Io voglio fare il cuoco.»

Ci fu un mormorio. Qualcuno rise, ma non era cattivo, solo stupito.

Giulia guardò Noa, seduto/a due banchi più in là. Noa alzò la mano.

«Io… vorrei fare l'organizzatore dei turni,» disse Noa. «Così tutti provano tutto.»

La maestra fece un sorriso grande. «È un ruolo importantissimo. Grazie, Noa.»

Giulia sentì una spinta gentile dentro: era il momento di fare attenzione alle parole.

Quando la maestra distribuì i cartellini con i nomi dei ruoli, disse: «Giulia, puoi portarli a Noa?»

Giulia prese i cartellini e andò verso Noa. Si ricordò: nome e pronomi.

«Ecco, Noa. Questo è per loro,» disse Giulia, usando “loro” con calma.

Noa la guardò, sorpreso/a e felice. «Hai ricordato.»

«Sì,» disse Giulia. «Sto imparando.»

Durante la ricreazione, due bambini discussero perché volevano entrambi il casco da “pilota” per la scenetta. Il casco era di cartone argentato e c'era solo quello.

Giulia pensò alla responsabilità. Non era solo fare bene il proprio compito, ma aiutare quando c'era un problema.

«Possiamo fare un turno,» propose. «Cinque minuti uno e cinque minuti l'altro. E poi lo lasciamo sul tavolo, così non si rompe.»

I due bambini si guardarono. Uno fece una smorfia, poi disse: «Va bene.»

L'altro annuì. «Sì, così è giusto.»

Giulia mise il casco sul tavolo con attenzione, come fosse un oggetto prezioso. Le sembrava che anche la giustizia fosse una cosa delicata.

Alla fine della giornata, la maestra chiamò Giulia vicino alla cattedra mentre gli altri mettevano i quaderni nello zaino.

«Giulia,» disse la maestra con voce dolce, «oggi hai fatto una cosa coraggiosa. Hai usato parole rispettose e hai aiutato gli altri a trovare una soluzione. Non è sempre facile, ma tu ci hai provato.»

Giulia sentì le guance calde. «Io volevo solo che fosse giusto.»

La maestra annuì. «Ed è proprio questo. Ti faccio un complimento: sei stata davvero coraggiosa e responsabile.»

Giulia uscì dalla classe con quel complimento in tasca, come una caramella che non si scioglie subito. Fuori c'era il cielo chiaro, e lei pensò che essere sé stessi, e lasciare gli altri essere sé stessi, era un'avventura tranquilla. Un'avventura che si poteva vivere ogni giorno, con piccoli gesti e parole gentili.

Quando arrivò a casa, mise le scarpe sotto la panca, appese la giacca e andò a prendere il libro della biblioteca.

Lo aprì alla pagina di Alex e lesse sottovoce: «Chiedere è gentile.»

Poi guardò la mamma e disse: «Stasera apparecchio io. E domani… domani voglio continuare a essere coraggiosa.»

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Apparecchiare
Mettere i piatti, i bicchieri e le posate sul tavolo prima di mangiare.
Responsabilità da esploratrice.
Un modo di dire per dire che hai un compito importante e lo fai con cura.
Proiezione
Quando si mostra un film o un video su uno schermo grande per più persone.
Grembiule
Un indumento che si mette sopra i vestiti per non sporcarli mentre si cucina o si lavora.
Mestolo
Un cucchiaio grande usato per prendere la zuppa o mescolare dentro una pentola.
Pronomi
Parole che usiamo al posto del nome di una persona, per chiamarla o parlare di lei.
Collaborazione
Lavorare insieme ad altri per fare qualcosa e aiutarsi a vicenda.
Rispetto
Trattare gli altri con gentilezza e attenzione, come vorresti essere trattato tu.
Secchiello
Un piccolo contenitore con il manico per portare acqua o sabbia.
Giornata dei mestieri
Un giorno in cui i bambini provano diversi lavori o ruoli per giocare.
Cordoncino
Un filo sottile che serve per legare o appendere qualcosa, come un cappellino.

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