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Storia d'Artista 5/6 anni Lettura 10 min.

Il laboratorio degli errori felici

Luca, un giovane artista, scopre il suo posto preferito nel laboratorio d'arte, dove impara a trasformare gli errori in opportunità creative e a esprimere la sua vera essenza attraverso l'arte. Con l'aiuto dei suoi amici artisti, affronta la paura di sbagliare e trova la sua voce.

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Luca, un ragazzo di nove anni con capelli castani disordinati e occhi pieni di curiosità, è davanti a una grande tela bianca. Il suo viso esprime una gioia concentrata mentre tiene un pennello in una mano e un barattolo di vernice nell'altra. Indossa un vecchio grembiule colorato macchiato di blu, rosso e giallo, che testimonia le sue molte creazioni. Sara, una giovane donna di circa 25 anni con lunghi capelli biondi, sorride guardando Luca. È seduta su una sedia, circondata da fiori dipinti su tele, e gli dà consigli con affetto. Jamal, un uomo di una trentina d'anni con una barba curata e occhiali, osserva il lavoro di Luca con ammirazione accanto a una scultura di argilla. Il laboratorio d'arte è spazioso e luminoso, con grandi finestre che lasciano entrare la luce del sole. Le pareti sono coperte di dipinti colorati e i tavoli in legno sono pieni di pennelli, barattoli di vernice e fogli di carta. L'atmosfera è creativa e accogliente, piena di risate e incoraggiamenti. La scena principale mostra Luca, un po' nervoso ma determinato, che inizia a dipingere il suo quadro che rappresenta il laboratorio, usando colori vivaci per catturare l'energia gioiosa del luogo, mentre impara a trasformare i suoi errori in opportunità creative. segnalare un problema con questa immagine

Il ragazzo dai pennelli colorati

Luca aveva nove anni e un grembiule pieno di macchie di colore.

Ogni macchia raccontava una storia: una era blu come il mare, un'altra rossa come una mela, un'altra ancora gialla come il sole.

Ogni mattina Luca andava al grande laboratorio d'arte in fondo alla via.

Il laboratorio era una casa con le finestre larghe e luminose.

Dentro c'erano tavoli pieni di pennelli, colori, matite, fogli grandi e piccoli, scatole di stoffe e di bottoni.

Nel laboratorio lavorava un gruppo di artisti.

C'era Sara, che amava dipingere fiori.

C'era Jamal, che faceva statue con l'argilla.

C'era Mei, che costruiva collage con carta colorata.

E poi c'era Luca, il più giovane di tutti.

«Buongiorno, artisti!» disse Luca, entrando.

«Buongiorno, piccolo grande artista!» rispose Sara con un sorriso.

A Luca piaceva quando gli adulti lo chiamavano artista.

Sentiva il cuore farsi caldo e leggero, come un palloncino che vuole volare.

Un'idea che fa paura

Quel giorno il collettivo doveva preparare una mostra.

Una mostra è un posto dove le persone vengono a guardare le opere d'arte.

Il tema della mostra era: “Il mio posto preferito nel mondo”.

«Ognuno di noi farà un'opera» spiegò Jamal.

«E alla fine le uniremo tutte in una grande parete colorata» aggiunse Mei.

Luca pensò al suo posto preferito.

Forse il parco con gli alberi?

O la cucina della nonna, che profumava di torta?

O il laboratorio d'arte stesso, con i colori e i sorrisi?

Non riusciva a decidere.

Si sedette davanti a una grande tela bianca.

La tela lo guardava, silenziosa.

Luca sentì un po' di paura.

«E se sbaglio?» sussurrò.

Sara lo sentì e si sedette accanto a lui.

«Vedi questa macchia nera sul mio grembiule?» gli chiese.

«Sì» rispose Luca.

«Era un errore» spiegò lei. «Ho rovesciato il barattolo di inchiostro.

All'inizio ero triste. Poi ho guardato bene la macchia e mi è sembrata una nuvola. Così ho dipinto intorno un cielo, e l'opera è diventata più bella di prima.»

«Quindi… gli errori non rovinano tutto?» domandò Luca.

«No» disse Sara, dolce. «A volte gli errori sono porte che si aprono.

Noi artisti proviamo, sbagliamo, cambiamo idea. È il nostro lavoro.»

Luca guardò di nuovo la tela bianca.

La paura era ancora lì, ma era un po' più piccola.

Macchie, sbagli e sorprese

Luca prese un pennello.

«Comincio dal cielo» pensò.

Mise un po' di blu sul pennello, ma la mano gli tremò.

Una goccia cadde al centro della tela.

«Oh no!» esclamò. «Ho rovinato tutto!»

Mei si avvicinò.

«Posso vedere?» chiese.

«Ho fatto cadere una goccia» disse Luca. «Volevo il cielo, e invece…»

Mei si chinò sulla tela.

«Questa goccia mi sembra… una palla che rimbalza» disse.

«O una lacrima gigante» aggiunse Jamal, ridendo.

«O un seme» disse Sara. «Un seme di cielo.»

Luca guardò meglio.

La goccia blu non era solo un errore.

Poteva diventare qualsiasi cosa.

«Forse il mio posto preferito è proprio qui» pensò Luca all'improvviso.

«Il laboratorio. Perché qui anche gli errori sono benvenuti.»

Allora decise: avrebbe dipinto il laboratorio.

Cominciò a stendere il blu, ma non tutto uguale.

Fece il blu più chiaro vicino alle finestre.

Fece il blu un po' grigio sul pavimento.

Fece il blu profondo dietro agli scaffali.

«Guarda come muove il pennello» disse piano Sara agli altri.

«Sta raccontando una storia solo con il colore.»

Poi Luca prese il giallo per le lampade, il rosso per i grembiuli, il verde per una pianta in un angolo.

Ogni tanto sbagliava un tratto, sporcava un bordo, faceva una linea storta.

«Oh, ho fatto la pianta troppo alta» disse una volta.

«Allora mettile una finestra più grande dietro» suggerì Jamal.

Luca lo fece, e ora la pianta sembrava fiera e forte.

«Ho fatto una mano strana» disse un'altra volta.

«Forse è una mano che sta ballando» rise Mei.

Piano piano, Luca imparava a non arrabbiarsi con i suoi errori.

Li guardava, ci pensava un momento, poi cercava un modo per trasformarli.

«Essere artista è anche questo» pensò. «Guardare le cose con occhi nuovi.»

Il dolce rituale

Dopo molte ore, l'opera di Luca era quasi finita.

Si vedeva una grande stanza luminosa, piena di colori, tavoli, pennelli e persone che ridevano.

C'erano anche lui, con il suo grembiule macchiato, e i suoi amici artisti.

Mancava solo un dettaglio.

Luca prese un pennellino piccolo e un po' di bianco.

Disegnò, in un angolo, una minuscola tazza di cioccolata calda, appoggiata su un tavolo.

Sara lo guardò sorpresa.

«Che bella tazza. Perché l'hai messa?» domandò.

Luca sorrise.

«Per il nostro rituale» disse.

Ogni volta che nel laboratorio un artista finiva un'opera, tutti si fermavano qualche minuto.

Spegnavano la musica, facevano silenzio e si preparavano una tazza di cioccolata calda o di tè.

Poi si sedevano in cerchio e guardavano il nuovo lavoro, senza giudicare, senza voti, senza dire “è meglio” o “è peggio”.

Dicevano solo:

«Che cosa vedi?»

«Che cosa senti quando lo guardi?»

«Che cosa ti piace?»

Quel pomeriggio toccava a Luca.

Mei portò le tazze fumanti.

Jamal accese una piccola lampada arancione.

Sara sussurrò: «Pronti per il nostro rituale di festa.»

Luca mise il suo quadro sul cavalletto al centro della stanza.

Aveva il cuore che batteva forte.

Tutti fecero un respiro profondo.

Poi guardarono in silenzio l'opera.

«Vedo una stanza che sembra abbracciare le persone» disse Jamal.

«Io mi sento calma» disse Mei. «Come se questo posto mi dicesse: “Puoi provare, va bene anche se sbagli”

«A me piace quella prima goccia blu, lì» disse Sara, indicando il centro. «Si vede ancora, sotto gli altri strati di colore. È come la prima idea. Non è sparita. Ha solo cambiato forma.»

Luca si accorse che era vero: la goccia era ancora lì.

Era diventata il cuore del suo dipinto.

«E tu, Luca?» chiese Mei con dolcezza. «Che cosa senti, guardando la tua opera?»

Luca ci pensò un attimo.

«Sento… che questo è davvero il mio posto preferito nel mondo» disse piano.

«E sento che, anche se ho sbagliato tante volte, il quadro è lo stesso importante.

Perché ogni errore mi ha aiutato a trovare qualcosa di nuovo.»

Un artista, con dignità

Fuori cominciava a fare buio.

Il laboratorio era pieno di luce calda.

Le opere di tutti erano appese alle pareti, pronte per la mostra del giorno dopo.

Luca passò davanti ai quadri dei suoi amici.

C'erano montagne, mari, città, giardini.

Ognuno era diverso, ognuno era speciale.

Si fermò davanti al proprio quadro.

Non era perfetto. Lo vedeva bene.

C'erano bordi un po' storti, linee che ballavano, macchie qua e là.

Ma, mentre lo guardava, sentì qualcosa di nuovo dentro di sé.

Non era solo gioia, non era solo orgoglio.

Era una sensazione calma, forte, come quando si sta in piedi a schiena dritta.

«Questa è la mia opera» pensò. «L'ho fatta io, con le mie mani, con i miei sbagli e con le mie idee.

Ho lavorato, ho provato, non ho smesso.

Sono un artista.»

Sara si avvicinò in silenzio.

«Domani le persone verranno a vedere il nostro lavoro» disse.

«Ti senti pronto?»

Luca annuì.

«Sì. Non perché il mio quadro sia il più bello.

Ma perché è vero. Racconta chi sono, dove sto bene, cosa ho imparato.»

«E che cosa hai imparato?» domandò Jamal, che si era avvicinato anche lui.

Luca sorrise.

«Che sbagliare non vuol dire che non sei bravo» disse.

«Vuol dire che stai imparando.

E che l'arte non è una gara. È un viaggio che si fa insieme.»

Mei applaudì piano.

«Parole da vero artista» disse. «Con dignità e con il cuore.»

Fuori, le prime stelle apparvero nel cielo.

Dentro al laboratorio, gli artisti spensero quasi tutte le luci.

Solo una lampada rimase accesa, a illuminare un po' le loro opere.

Luca infilò il pennello in un barattolo d'acqua per lavarlo.

Era il suo gesto di fine giornata, il suo piccolo saluto al lavoro fatto.

Poi si voltò verso il suo quadro.

Gli fece un inchino leggero, come a un amico importante.

«A domani» sussurrò.

Uscì nel fresco della sera con il cuore pieno.

Sapeva che il giorno dopo forse avrebbe fatto nuovi sbagli, nuovi tentativi, nuove scoperte.

Ma ora non aveva più paura.

Perché aveva capito che, nel suo mestiere di artista, c'era spazio per tutto:

per le idee luminose, per le macchie storte, per i sogni, per le risate…

e, soprattutto, per lui, così com'era.

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Grembiule
Un vestito che si indossa sopra i vestiti per proteggerli mentre si dipinge o si cucina.
Laboratorio
Un luogo dove le persone lavorano per creare cose, come opere d'arte o esperimenti.
Opera
Un lavoro artistico, come un dipinto o una scultura.
Errore
Qualcosa che non va come previsto, ma che può insegnare qualcosa.
Collage
Un'opera d'arte realizzata unendo vari materiali, come carta, foto e stoffa.
Rituale
Un insieme di azioni che si ripetono in modo regolare e che hanno un significato speciale.

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