Capitolo 1: L'idea più inutile del quartiere
Tito Ferri era un inventore calmo, di quelli che parlano piano anche quando il tostapane decide di cantare l'inno nazionale. Viveva in un appartamento quasi normale: cucina, divano, e un laboratorio pieno di viti che scappavano come formiche.
Quella mattina, Tito aprì il suo “Quaderno delle Idee Geniali (e un po' storte)”. Scrisse in stampatello:
“INVENZIONE: IL GIRAPAGINE PER LIBRI CHE SI GIRANO DA SOLI… MA SOLO QUANDO NON SERVE.”
Si appoggiò allo schienale della sedia e annuì, soddisfatto.
«È perfetta,» disse. «Assolutamente inutile. Quindi… incredibile.»
L'idea era questa: un piccolo braccio meccanico, gentile come un maggiordomo, capace di girare le pagine di un libro. Solo che Tito voleva aggiungere una “funzione sorpresa”: il girapagine si sarebbe attivato nel momento peggiore possibile. Quando stavi per leggere la frase più bella, zac! Pagina girata. Quando cercavi un disegno, zip! Pagina successiva. Una macchina che ti costringeva a… rimettere a posto le cose.
«Così la gente impara a riparare,» borbottò Tito, mentre cercava una matita che, ovviamente, era finita dentro un barattolo con scritto “CUCCHIAINI”.
Capitolo 2: Consigli dal pianerottolo
Prima di costruire, Tito aveva una regola: ascoltare gli altri. Non perché avessero sempre ragione, ma perché spesso avevano idee… sorprendentemente peggiori. E quello era molto utile per sentirsi un genio.
Uscì sul pianerottolo con il quaderno sotto il braccio. Proprio lì incontrò la signora Rina, la vicina, che portava la spesa come se stesse facendo allenamento per scalare una montagna.
«Tito! Che stai inventando oggi?» chiese lei, curiosa.
«Un girapagine automatico. Ma… un po' dispettoso.»
La signora Rina sgranò gli occhi. «Meraviglioso! Però deve anche soffiare via le briciole dai libri. Io leggo e… cric crac, mi cade sempre il biscotto.»
Tito annotò: “MODULO SOFFIA-BRICIOLE. Potrebbe soffiare anche la trama del libro, attenzione.”
Poco dopo arrivò Arturo, il postino, con un pacco e un sorriso. «Se fa girare le pagine, potrebbe anche leccarsi il dito prima. Fa più scena.»
Tito lo fissò. «Arturo… è un'idea terribile.»
«Grazie!» disse il postino, felice come se avesse vinto un premio.
Infine si affacciò dal piano di sotto la giovane Lara, che stava portando su una pianta. «Io lo farei riparabile. Con pezzi semplici. Così, se si rompe, non lo butti. Lo aggiusti.»
Tito si fermò un attimo. Quella frase gli piacque più di tutte le altre, persino del “leccarsi il dito”.
«Hai ragione,» disse. «Farò ogni parte smontabile. E metterò una vite che non scappa.»
La vite, sentendo parlare di lei, rotolò via dal tavolo e si nascose sotto un tappeto.
Capitolo 3: Il Girapagine Dispettoso prende vita
In laboratorio, Tito si mise all'opera. Usò un vecchio braccio di una lampada, una molletta da bucato, un motorino recuperato da un giocattolo e un pulsante rosso grande come una caramella.
«Regola numero uno: se posso ripararlo con un cacciavite, allora è mio amico,» disse, avvitando con cura.
Per rendere l'invenzione riparabile, Tito fece una cosa furba: etichettò ogni pezzo con un nome semplice.
“BRACCIO”, “PINZA”, “RUOTINA”, “SCATOLINA”.
E preparò anche un mini-kit: una vite di scorta, un pezzetto di nastro isolante e un foglio con scritto “SE TI ARRABBI, RESPIRA”.
Poi arrivò il momento di provare.
Tito mise sul tavolo un libro di avventure, aprì a metà e accese il Girapagine Dispettoso.
Il braccio si alzò lento, come una giraffa educata. La pinza toccò la pagina con delicatezza… e poi, senza motivo, girò tre pagine di fila.
«Ehi!» protestò Tito. «Ne dovevi girare una sola!»
Il Girapagine fece un rumorino: “bip… bup… brrr.”
Sembrava quasi… offeso.
Tito controllò. La ruotina era un po' storta. Una vite, probabilmente, aveva deciso di fare una gita.
«Niente panico,» disse lui, tranquillo. «È fatta per essere riparata.»
Smontò la scatolina in due minuti, trovò la vite ribelle (era finita dentro una tazza), la rimise al suo posto e rinforzò con un pezzetto di nastro.
«Visto? Non ti butto. Ti aggiusto.»
Il Girapagine, come risposta, girò la pagina giusta. Solo… subito dopo ne girò un'altra, tanto per ricordare chi comandava.
Capitolo 4: Dimostrazione pubblica (e pagine impazzite)
Il giorno dopo Tito organizzò una piccola dimostrazione nel cortile del palazzo. Non un evento enorme: solo una sedia, un tavolino e un cartello scritto a mano: “PROVA GRATIS. RISATE INCLUSE.”
Arrivarono la signora Rina con una scatola di biscotti (per testare le briciole), Arturo il postino (che insisteva per portare un ditale) e Lara, che aveva portato un cacciavite “per ogni evenienza”.
Tito posò un libro sul tavolo. «Signore e signori, ecco il Girapagine Dispettoso. Gira le pagine da solo.»
«E se non voglio?» chiese Arturo.
«Allora lo rimetterai a posto. È un allenamento alla pazienza,» disse Tito.
Accese il dispositivo. Il braccio si mosse, elegante. La pinza afferrò la pagina… e la girò. Tutti applaudirono.
La signora Rina, emozionata, aprì la scatola di biscotti. Una briciola cadde sul libro.
Il Girapagine, come se avesse preso la cosa sul personale, attivò il modulo soffia-briciole.
FWOOOOSH!
La briciola volò via… insieme a un segnalibro, due foglietti con appunti, e il cappello di Arturo, che fece un giro nell'aria come un gabbiano confuso.
«Il mio cappello!» gridò Arturo, inseguendolo.
«Ops,» disse Tito, e rimase calmo come una tazza di tè tiepido. «Ok. È… migliorabile.»
Ma non era finita. Il Girapagine iniziò a girare pagine sempre più in fretta, come se stesse facendo una gara contro se stesso.
«Sta leggendo alla velocità della luce!» disse Lara, cercando di seguire le righe con gli occhi che le scappavano.
Tito si chinò, aprì la scatolina con due viti, e guardò dentro. «Ah. Il sensore di “momento sbagliato” è troppo sensibile. Si offende anche quando respiriamo.»
«Si può sistemare?» chiese la signora Rina, preoccupata.
«Certo. È fatto apposta.» Tito prese un piccolo pezzo di cartone, lo infilò come spessore, e stringendo una vite disse: «La riparabilità è la superforza delle cose. Se una cosa si ripara, non diventa spazzatura. Diventa… di nuovo utile. O almeno divertente.»
Lara sorrise. «Mi piace.»
Il Girapagine rallentò. Fece “bip” come a dire: “Va bene, mi comporto.” Poi, per gentilezza, girò una pagina… e subito la rigirò indietro, come se dicesse: “Scherzavo.”
Arturo recuperò il cappello e lo rimise in testa storto. «Io lo adoro. È come un libro che fa il solletico.»
Tito prese appunti. “Ridurre vento. Aumentare controllo. Mantenere solletico.”
Capitolo 5: Una luce piccola per un'idea grande
Quella sera Tito rimise tutto sul banco. Non era arrabbiato. Quando un'invenzione faceva i capricci, lui la trattava come un gatto: con pazienza e qualche pezzo di nastro.
Smontò il Girapagine Dispettoso pezzo per pezzo, ordinandoli in una scatola. Ogni componente aveva il suo posto. Il braccio non schiacciava più le pagine, la pinza era rivestita con un pezzetto di gomma morbida, e il soffia-briciole fu trasformato in un “soffio gentile” che sembrava un sospiro.
In più, Tito preparò un foglietto da attaccare sotto la macchina:
“SE SI ROMPE:
1) NON URLARE AL GIRAPAGINE
2) SVITA QUI
3) CONTROLLA LA VITE CHE SCAPPA
4) RIMONTA
5) FESTEGGIA CON UN BISCOTTO (LONTANO DAL LIBRO)”
Poi pensò: “Ma se uno lo usa di sera?” E gli venne un'ultima idea, piccola e dolce.
Aggiungere una lucina.
Non una luce enorme da stadio. Solo una piccola veilleuse, una lucina notturna calda, che si accendeva quando aprivi il libro. Così, anche se il Girapagine faceva il dispettoso, almeno ti faceva compagnia.
Tito collegò due fili, avvitò bene (due volte, per sicurezza), e provò.
Spense le luci del laboratorio. Aprì il libro.
La veilleuse si accese: una luce morbida, color miele, che faceva sembrare ogni pagina una coperta.
Il Girapagine girò una pagina… lentamente, con educazione.
Tito trattenne il fiato.
Il braccio si fermò. Niente vento, niente cappelli volanti, niente pagine in fuga.
«Bravo,» sussurrò Tito. «Vedi? Se qualcosa sbaglia, la si aggiusta. Non la si butta. E alla fine… funziona meglio di prima.»
La lucina restò accesa, tranquilla.
Tito chiuse il quaderno e sorrise nel buio: una piccola luce che diceva “puoi riparare”, e un'invenzione inutilissima che, almeno per una sera, si comportava come un vero amico.