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Storia di creatura fantastica 5/6 anni Lettura 8 min.

Il giardino della luce del sogno

Berto, un piccolo troll custode di un giardino magico, intraprende un percorso di piccole prove insieme a una farfalla per ritrovare il coraggio di sognare e risvegliare la misteriosa Luce del Sogno.

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Un piccolo troll maschio di nome Berto, dall'aspetto dolce e coraggioso, pelle color corteccia chiara, capelli verdi a ciocche di foglie e sorriso timido, posa una piccola chiave d'argento sul bordo di una fontana di pietra; una creatura-farfalla con ali di carta colorata è sulla sua spalla destra, una bambina di circa 6 anni con vestito a pois e capelli intrecciati, accovacciata a sinistra della fontana, tiene un barattolo pieno di stelle e ha lo sguardo meravigliato, dietro di lei un bambino di circa 7 anni in maglione a righe applaude con occhi pieni di ammirazione; il giardino è chiuso con muri coperti di muschio, vialetti di pietre antiche e fiori colorati attorno alla fontana scolpita, e la chiave attiva la Luce del Sogno: una dolce luce blu esce dalla fontana in volute scintillanti, illuminando i volti con piccole particelle brillanti e arcobaleni delicati. segnalare un problema con questa immagine

Il giardino e il custode

Nel cuore di un giardino chiuso, dove i muri erano coperti di muschio verde come vestiti di re, viveva un piccolo troll. Si chiamava Berto. Berto aveva la pelle morbida come corteccia pulita e i capelli che odoravano di foglie umide. Il giardino profumava di spezie antiche: lavanda che raccontava storie, mirra che sorrideva come una vecchia zia, e rose rare che sapevano di miele e di pomeriggi d'estate.

Berto era il custode di quel luogo. Ogni mattina spazzava le foglie con una scopa fatta di rami intrecciati. Ogni sera chiudeva le piccole porte di legno che nascondevano sentieri segreti. Ma soprattutto, Berto era il protettore di un essere leggendario che abitava la fontana centrale: una luce azzurra come il primo respiro del mare. La luce non parlava, ma sbatteva le sue ali di filo come una farfalla di stella. Tutti nel villaggio lontano la chiamavano la Luce del Sogno.

Berto aveva accettato il compito con gentilezza. Ogni notte, prima di dormire, sussurrava alla Luce parole dolci. La Luce si accendeva di più quando Berto raccontava poesie incompiute e ricordava gli odori del giardino. Ma dentro Berto c'era una piccola paura: aveva perso il coraggio di sognare come un tempo. Le sue notti erano piene di piccoli silenzi. Voleva ritrovare il sogno grande che gli faceva battere il cuore.

Il sentiero dei piccoli coraggiosi

Un mattino, una farfalla con le ali di carta arrivate da lontano portò un messaggio. "La Luce del Sogno ha bisogno di un sogno vero per brillare più forte", disse la farfalla, sfiorando il naso di Berto. "Solo chi osa sognare potrà darle respiro."

Berto sentì il petto fare un piccolo tuffo. "Io non so più sognare", ammise con voce bassa. La farfalla rise piano. "Allora ti accompagnerò. Il giardino ha porte che si aprono solo con il coraggio piccolo, non con il coraggio grande. Ogni passo sarà un rimbalzo sul cuore."

Insieme, Berto e la farfalla seguirono un sentiero che non avevano notato prima. Era coperto di petali d'oro e di polvere di luna. Sul sentiero incontrarono creature gentili: un riccio che suonava il tamburo di noce, un barattolo di stelle che brillava come marmellata, una rana con gli occhiali che dava consigli in rima. Ognuna offriva un piccolo compito. "Racconta una parola nuova", disse la rana. "Condividi un ricordo che ti fa sorridere", suggerì il riccio.

Berto parlò. Raccontò del primo germoglio che aveva visto nascere nel giardino, del profumo della lavanda che lo faceva ballare, del giorno in cui aveva incontrato la Luce. Parole semplici, ma dette con cuore. Ogni parola era un piccolo sasso gettato nell'acqua della fontana. Le onde facevano suonare la Luce più chiaro.

Ad un certo punto il sentiero diventò più buio. Non era un buio spaventoso, ma un buio che chiedeva attenzione. Berto sentì i ricordi difficili tornare: il giorno in cui una tempesta aveva spezzato un ramo, la notte in cui aveva sbagliato una canzone. Il troll prese un respiro lungo come una clessidra e avanzò. La farfalla gli tenne la mano fatta di velluto. "Il coraggio non è non avere paura", sussurrò. "È andare avanti con la paura che ti fa compagnia."

Berto chiuse gli occhi e sognò un passo dopo l'altro. Aprì gli occhi e la luna posò su di lui un bacio leggero. Il sentiero portò a una piccola radura dove crescevano le margherite che ridevano. Al centro, su un cuscino di muschio, c'era una chiave d'argento. La chiave era piccola come una foglia, ma splendeva di verità. "Questa apre il cuore del giardino", disse la farfalla. "E il cuore del giardino custodisce il sogno."

La prova della fontana e il ritorno del sogno

Tornarono alla fontana. La Luce del Sogno tremava come una candela al vento. Berto posò la chiave sul bordo e sentì un caldo pulito salire dalle radici degli alberi. Il giardino trattenne il respiro. "Ora raccontami il sogno", disse la Luce con voce che pareva una melodia.

Berto cercò nelle tasche del cuore. Raccontò un sogno che aveva quasi dimenticato: volare sopra il giardino su un tappeto di petali, ridere con le piante, mettere stelle in un barattolo per dar da mangiare alle lucertole. Le parole erano semplici e piene di colore. Man mano che parlava, la Luce si faceva più azzurra e più calda. Le margherite s'inchinavano, le foglie applaudirono con un fruscio.

Poi venne la prova. Un'ombra gentile si avvicinò e chiese: "Se il tuo sogno non arriva, continuerai a prenderti cura di me?" Berto sentì il ricordo di molte notti vuote. Ma guardò la Luce e vide che brillava per lui. "Sì", rispose il troll con voce roca e limpida. "Mi prenderò cura di te anche quando non avrò tutte le risposte. Il mio dovere è provare."

L'ombra sorrise come fa il vento tra i rami. La Luce esplose in un piccolo arcobaleno che cadde come pioggia di dolci sul giardino. Berto sentì un calore che non era solo per le mani: era per l'anima. Aveva ritrovato il coraggio di sognare, non perché avesse vinto una sfida, ma perché aveva scelto di fidarsi del suo cuore.

La notte seguente, il giardino brillava come una lanterna gigante. La gente del villaggio, che spesso passava vicino al muro senza vedere, sentì canzoni leggere e venne a guardare. Vide un piccolo troll seduto vicino alla fontana, con uno sguardo pieno di pace e una farfalla che gli faceva leccare un dito con delicatezza. I bambini chiedevano storie, gli anziani chiudevano gli occhi e ricordavano.

Berto raccontò ancora. Raccontò sogni nuovi e sogni antichi. Ogni racconto era un filo che legava il giardino al cielo. E la Luce del Sogno cresceva e cresceva, non solo per sé, ma per tutti.

La fiducia che Berto aveva trovato divenne una piccola magia che si poteva condividere. I bambini impararono a chiudere le porte del giardino con le chiavi fatte di risate. Gli alberi impararono a fare ombra come un abbraccio. E Berto, ogni sera, si metteva il pigiama fatto di muschio e sognava con gli occhi aperti.

Il giardino rimase un luogo chiuso da muri veri, ma aperto come un sorriso. E chiunque entrava portava con sé una piccola luce. Berto imparò che sognare è anche prendersi cura, e che il coraggio cresce come una pianta, piano piano, con acqua, tenerezza e un po' di pazienza. Con quel nuovo coraggio, il troll divenne non solo custode, ma maestro di fiducia per chiunque avesse bisogno di un sogno.

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