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Storia di esploratore 11/12 anni Lettura 20 min.

Il filo d’aria e il villaggio sulle palafitte

Un esploratore e un ragazzo del villaggio scoprono un paese su palafitte pieno di segni, trappole e misteri, e devono seguire un vecchio itinerario segreto per evitare i pericoli dei canali.

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Un esploratore, Lorenzo, 36 anni, barba di qualche giorno, sguardo determinato e stanco, giacca kaki sporca e stivali bagnati, seduto in una piccola piroga di legno mentre parla a una vecchia radio con antenna; un ragazzo, Neri, circa 13 anni, capelli castani legati, serio ma curioso, maglietta semplice e pantaloni risvoltati, tiene un lungo remo a poppa pronto a spingere furtivamente; luogo: stretto canale di palude con palafitte di legno scuro, passerelle fragili, canne alte e mangrovie, acqua nera e lucente, pioggia leggera e luce crepuscolare; situazione: la piroga scivola silenziosa tra trappole metalliche e reti nascoste, le canne fischiano formando un "percorso sonoro", atmosfera tesa e avventurosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il villaggio che galleggia

Il motoscafo tagliò l'acqua scura come una lama, lasciandosi dietro una scia di schiuma e foglie. Davanti, la palude si apriva in un intrico di canali, canne alte e mangrovie con radici nodose, come dita aggrappate al fango.

Lorenzo Vitali, esploratore del team cartografico, controllò la bussola e il taccuino già umido di condensa. Aveva trentasei anni, occhi attenti e mani abituate alle corde e alle mappe. Sulla spalla portava la radio del campo, una scatola robusta con l'antenna piegata.

— Se il segnale regge, stasera annuncio l'itinerario — mormorò, più per darsi coraggio che per altro.

Il campo base era a ore di distanza, su un terrapieno asciutto. Lì l'aspettavano l'ingegnera Mara, il cuoco Gino e una tenda piena di strumenti. Ma davanti a lui, oltre una curva del canale, comparve ciò che cercava: un villaggio su palafitte.

Le case erano costruite su pali di legno scuro, alti quanto due uomini. Passerelle strette univano le piattaforme, e sotto scorreva acqua lenta. Da lontano sembrava un puzzle sospeso, con corde, reti e piccoli ponti. Il silenzio era strano: né voci, né cani, solo il frinire degli insetti e il tonfo di un pesce.

Lorenzo spense il motore e lasciò che il motoscafo si avvicinasse piano. Un odore di fumo freddo e alghe gli arrivò al naso. Sulla passerella principale notò un segno inciso: una spirale con tre linee che la attraversavano.

— Un simbolo… — sussurrò. — Non è un semplice villaggio di pescatori.

Appena mise piede sulla prima piattaforma, il legno scricchiolò. “Calma”, si disse. “Passo leggero. Occhi aperti.”

Un colpo secco lo fece voltare: una corda tesa a metà altezza, quasi invisibile, era legata a un campanello arrugginito. Qualcuno aveva messo un allarme.

— Ok, chiunque tu sia… ti ho sentito — disse ad alta voce, cercando di non sembrare un turista smarrito.

Nessuna risposta. Solo il vento che muoveva le tende di juta appese alle pareti.

Lorenzo avanzò verso la piazzetta centrale: una piattaforma più grande, con un palo alto che sembrava un vecchio pennone. Alla base, una lastra di pietra stonava con il legno: era incastrata come un coperchio.

E lì, proprio accanto, c'era una scatola metallica chiusa con una leva. Una vecchia stazione radio? O una cassetta degli attrezzi?

Lorenzo si chinò, ma non toccò nulla. Prima doveva capire se il villaggio era davvero deserto.

Capitolo 2 — Segni e silenzi

La luce filtrava tra le assi delle passerelle, disegnando strisce tremolanti sull'acqua. Lorenzo percorse un corridoio di capanne: alcune avevano porte socchiuse, altre erano sbarrate con travi.

Dentro una capanna aperta trovò ciotole di terracotta, un intreccio di reti e… una mappa. Non su carta, ma incisa su un pezzo di legno levigato. Rappresentava i canali come vene, con punti segnati da piccoli fori.

Al centro c'era la spirale.

— Questo è un itinerario — disse Lorenzo, con un brivido di entusiasmo. — E io devo annunciarlo alla radio.

Un rumore di gocce lo fece alzare la testa. Non era pioggia: era un ritmo, come passi sull'assito. Lorenzo si voltò di scatto, ma vide solo ombre tra i pali.

— Ehi! Sono un esploratore, non cerco guai! — chiamò.

Dal fondo del corridoio comparve un ragazzino magro, forse tredici anni, con i capelli legati e un viso serio. In mano teneva un remo come se fosse una lancia.

— Non urlare — disse in un italiano incerto ma chiaro. — Qui ascolta tutto.

Lorenzo non fece un passo avanti. Aprì le mani, mostrando che non aveva armi.

— Hai ragione. Scusa. Mi chiamo Lorenzo. Sto… cercando la strada e devo comunicarla al mio campo. Questo posto è vostro?

Il ragazzo lo fissò, poi abbassò un poco il remo.

— Io sono Neri. Il villaggio non è più nostro. È del “Sotto”.

— Del sotto?

Neri indicò l'acqua. Sotto le palafitte, tra alghe e ombre, qualcosa fece una bolla lenta. Lorenzo sentì la pelle pizzicare.

— Non mostri — aggiunse Neri, come leggendo i suoi pensieri. — Peggio. Trappole. E gente che non vuole essere trovata.

— E tu perché sei qui?

Neri fece un mezzo sorriso, rapido come una scintilla.

— Perché sono stupido, secondo mia zia. E perché qualcuno deve recuperare le cose rimaste.

Lorenzo inspirò. Aveva davanti due scelte: tornare indietro con poche informazioni, oppure rischiare per ottenere l'itinerario completo e salvarsi anche lui, se davvero c'erano pericoli.

— Neri, io non voglio rubare niente — disse. — Voglio solo capire i canali e uscire da qui senza… finire nel “Sotto”. Mi aiuti?

Il ragazzo esitò, poi annuì.

— Ti aiuto, ma in silenzio. E non toccare la pietra nella piazza. È un coperchio.

— Di cosa?

— Di un passaggio. E i passaggi hanno fame.

Lorenzo deglutì. Il mistero aveva l'odore del fango e della ruggine, ma anche quello irresistibile della scoperta.

Capitolo 3 — Il coperchio di pietra

Neri guidò Lorenzo lungo una passerella laterale, dove le assi erano più nuove. Ogni tanto si fermava e indicava una cordicella tesa, una conchiglia appesa, un nodo strano.

— Allarmi — sussurrò. — Così sappiamo se qualcuno cammina.

Lorenzo osservò: erano semplici, ma ingegnosi. “Intelligenza, non forza”, pensò. “È così che si resta vivi in posti come questo.”

Raggiunsero una piattaforma con un'apertura quadrata. Sotto, l'acqua era più scura. Neri si accovacciò e tirò fuori un bastoncino con un gancio.

— Qui passano le reti, ma anche… altro. Guarda.

Il bastoncino toccò l'acqua. Un istante dopo, qualcosa afferrò l'estremità con uno strattone. Neri mollò subito, e il bastoncino sparì.

Lorenzo fece un passo indietro.

— Cos'era?

— Una trappola a bocca — rispose Neri. — Non viva. Costruita. Ci sono lamine sotto, denti di metallo. I vecchi dicevano che serviva a difendere il villaggio dai pirati dei canali. Poi i pirati sono diventati i difensori. E noi… siamo diventati quelli che scappano.

Lorenzo guardò le palafitte con occhi diversi. Non era abbandono: era una ritirata.

Tornarono verso la piazzetta centrale, evitando i punti più fragili. Il pennone al centro aveva legature consumate. La lastra di pietra era piena di incavi, come se qualcuno avesse provato a sollevarla più volte.

— Tu hai detto di non toccarla — ricordò Lorenzo.

— Sì. Ma dobbiamo sapere dov'è la via sicura — rispose Neri. — La mappa incisa che hai visto… è incompleta. La parte che manca è sotto quel coperchio.

Lorenzo rimase immobile.

— Sotto? In un passaggio?

— Non è un tunnel lungo. È una stanza. C'è un vecchio trasmettitore e un registro. E c'è l'unico segno che indica il canale libero dalle trappole. Mia zia lo chiamava “il filo d'aria”.

Lorenzo posò la radio che portava a tracolla e si inginocchiò accanto alla pietra.

— Se è una stanza, possiamo aprire e richiudere in fretta.

Neri scosse la testa.

— La pietra non è il problema. Il problema è il legno.

— Il legno?

Neri batté con le nocche su un'asse vicina al bordo: il suono era vuoto, più leggero.

— Sotto questa piattaforma c'è un vano. Se metti peso nel punto sbagliato, crolla e finisci nell'acqua nera. E l'acqua nera… è piena di bocche.

Lorenzo chiuse gli occhi un secondo. Coraggio non era buttarsi; era scegliere bene. Si alzò e guardò attorno: notò che alcune assi avevano piccoli chiodi di rame, disposti come una linea.

— Questi chiodi — disse. — È un percorso.

Neri lo guardò, sorpreso.

— Tu vedi.

— Provo — rispose Lorenzo. — Dovrebbero segnare le travi portanti. Se seguiamo la linea, restiamo sopra la parte solida.

Neri annuì piano.

— Allora vai tu davanti. Se cadi, almeno imparo cosa non fare.

— Grazie della fiducia — borbottò Lorenzo, ma un sorriso gli scappò lo stesso.

Seguendo i chiodi, arrivarono al bordo giusto. Lorenzo infilò le dita in un incavo della pietra. Era fredda e scivolosa. Con un colpo di reni la sollevò di qualche centimetro. Neri infilò un cuneo di legno.

L'aria che uscì dal buco sapeva di ferro e di acqua vecchia.

— Adesso — disse Lorenzo. — E veloce.

Capitolo 4 — La stanza del filo d'aria

Scese per primo, usando una scaletta metallica fissata alla parete. La stanza era bassa, con pareti di mattoni umidi. Una lampada a olio spenta pendeva dal soffitto. Sul tavolo c'era un apparecchio radio antico, coperto da un telo, e un quaderno gonfio.

Neri scese dietro di lui, silenzioso come un gatto.

— Non accendere nulla — sussurrò. — Il rumore chiama.

Lorenzo sollevò il telo: l'apparecchio aveva manopole grandi, e un'antenna ripiegabile. Accanto, una scatola di batterie vecchie ma in ordine. Qualcuno aveva mantenuto tutto pronto.

Aprì il quaderno. Le pagine erano fitte di scrittura e simboli. Tra le righe, disegni di canali, frecce, segni di pericolo. In fondo trovò ciò che cercava: una sequenza di punti e trattini, come un codice, e sotto una frase in italiano.

“SEGUI IL FILO D'ARIA: TRE CURVE A SINISTRA, UNA A DESTRA, POI IL CANALE CHE CANTA.”

Lorenzo sollevò lo sguardo.

— Canale che canta?

Neri fece una smorfia.

— È quello dove le canne fischiano per il vento. Lo riconosci. Ma… per arrivarci devi passare vicino alle bocche.

Lorenzo copiò in fretta la sequenza sul suo taccuino. Poi guardò il vecchio trasmettitore.

— Potrei trasmettere da qui. È più alto del campo? Forse il segnale passa meglio.

Neri sbiancò.

— No. Qui sotto la voce rimbalza e sale dalle assi. Se qualcuno ascolta, viene.

Come per rispondere, un “clac” metallico arrivò dall'alto, seguito da un cigolio. Qualcuno — o qualcosa — camminava sulla piattaforma.

Lorenzo spense il respiro. Neri gli mise un dito sulle labbra e indicò una fessura nel muro, larga quanto una mano. Da lì entrava un filo d'aria fredda: il “filo d'aria”, pensò Lorenzo, ma in versione sotterranea.

Sopra, passi lenti. Poi un rumore di trascinamento, come una catena.

Lorenzo sentì il cuore battere contro le costole. In quel momento capì: il suo obiettivo non era solo annunciare un itinerario. Era uscirne vivo con le informazioni, per evitare che altri finissero in quella trappola di legno e fango.

Neri afferrò il quaderno e strappò con precisione una pagina: quella con il percorso completo. La piegò e la infilò nella cintura.

— Non prendere tutto — sussurrò. — Se manca, capiscono.

I passi si fermarono. Un colpo secco sul coperchio di pietra, come un test.

Lorenzo guardò la scaletta: risalire adesso era un invito al disastro. Allora si chinò verso la fessura nel muro.

— Da lì si esce?

Neri annuì.

— Un condotto. Porta sotto le palafitte. È stretto, ma arriva a una botola lontana. È il modo dei vecchi per scappare.

— Stretto quanto?

Neri lo scrutò.

— Quanto te. Forse.

— Che bella notizia — disse Lorenzo, cercando un briciolo di ironia per non tremare.

Si infilò per primo. Il condotto era un cilindro di mattoni e ruggine, umido e ruvido. Strisciò con le spalle, facendo attenzione alla radio che aveva recuperato e appeso dietro. Ogni metro sembrava due.

Dietro, Neri bisbigliava:

— Non fermarti. Se ti fermi, pensi.

E se pensi, la paura ti incolla.

Capitolo 5 — Il canale che canta

La botola si aprì con un soffio e Lorenzo sbucò tra due travi sotto una piattaforma laterale. L'acqua era a meno di un braccio. L'odore di palude era più forte, e il ronzio degli insetti sembrava un applauso nervoso.

Neri uscì subito dopo.

— Ora piano — disse. — Qui sotto ci sono le corde delle bocche. Se le tocchi, scattano.

Camminare sotto un villaggio su palafitte era come stare sotto un enorme animale addormentato: travi come costole, pali come zampe. Ogni goccia che cadeva dall'alto sembrava un avviso.

Lorenzo seguì Neri lungo una fila di pali segnati da piccole incisioni: la stessa spirale, ripetuta e più piccola.

— È un sistema di guida — mormorò Lorenzo. — Come i segni dei sentieri in montagna.

— Sì. Solo che qui, se sbagli, non ti perdi. Ti mangiano le scarpe — rispose Neri.

Arrivarono a una canoa legata nascosta tra le radici delle mangrovie. Neri sciolse il nodo con due movimenti rapidi.

— Tu remi. Io guardo.

— Comandi tu, allora.

Salirono. Lorenzo prese il remo e spinse via dal palo, cercando di non fare rumore. L'acqua li inghiottì con un gorgoglio.

Il primo canale era stretto e coperto dalle foglie. Lorenzo seguì le istruzioni del quaderno: tre curve a sinistra. Dopo la prima curva, vide qualcosa brillare sotto la superficie: un arco di metallo. Una bocca. Sotto, denti.

— Là! — sussurrò Neri, indicando un passaggio più chiaro tra le ombre.

Lorenzo remò con colpi corti e precisi. Ogni volta che la canoa sfiorava una radice, Neri faceva “tss” come una pentola a pressione.

Alla terza curva a sinistra, il canale si aprì in un tratto più largo. Il vento passava tra le canne alte e produceva un fischio lungo, quasi una nota.

— Il canale che canta — disse Lorenzo, con un sorriso che gli scaldò la faccia.

— Non cantare anche tu — ribatté Neri. — Ora una a destra.

Svoltarono. Il fischio si trasformò in un coro di sibili. Lorenzo notò che le canne qui erano tagliate in modo strano, a diverse altezze. Qualcuno le aveva “accordate” come flauti.

— Geniale — sussurrò. — Un segnale sonoro. Chi lo conosce, trova la strada anche con la nebbia.

Neri annuì, ma il suo sguardo era teso.

— E chi non lo conosce… finisce dove il vento non canta.

Un'ombra scivolò nell'acqua accanto alla canoa. Lorenzo bloccò il remo. L'ombra non era una creatura: era una rete sospesa, pronta a chiudersi. La canoa l'aveva sfiorata.

Un “tac” sottile, come una molla che si tende.

— Remaaaaaaaa! — sibilò Neri.

Lorenzo diede un colpo potente. La canoa scattò in avanti, e dietro di loro la rete si sollevò dall'acqua come una mano. I pesi di pietra caddero con un tonfo, ma erano già oltre.

Il cuore di Lorenzo picchiava così forte che temeva si sentisse fino al villaggio.

— Respiro — si impose. — Uno, due. Non farti guidare dal panico.

Seguendo il canto delle canne, videro finalmente un tratto d'acqua più chiara: l'uscita verso il canale principale che portava al campo base.

— Quasi fatta — disse Lorenzo.

Neri, però, indicò il cielo: nuvole spesse stavano inghiottendo il sole. La luce calava in fretta.

— Se arriva la pioggia, la radio perde il segnale — avvertì. — Devi chiamare subito.

Capitolo 6 — La voce nella tempesta

Raggiunsero una piccola lingua di terra semi-asciutta, dove cresceva un albero storto. Lorenzo tirò la canoa in secca e posò la radio su un tronco. Aprì l'antenna, la orientò e girò la manopola.

Fruscio. Un ronzio. Poi una voce spezzata:

— …campo… riceve… chi…?

Lorenzo si piegò sulla radio come se potesse proteggerla col corpo.

— Qui Lorenzo Vitali! Sono a nord-est del campo, ho trovato un villaggio su palafitte e un percorso sicuro. Ripeto: percorso sicuro. Pronti a segnare?

— Lorenzo! — la voce di Mara arrivò più chiara, con un sospiro dentro. — Sei vivo! Sì, detta.

Lorenzo guardò Neri. Il ragazzo faceva la guardia, il remo in mano, occhi sulle mangrovie.

— Seguite “il filo d'aria”: dal punto delle tre mangrovie intrecciate, tre curve a sinistra, una a destra, poi ascoltate il canale che canta, canne fischianti. Evitare le piattaforme centrali del villaggio, presenza di trappole metalliche sotto le palafitte. Ripeto: evitare centro.

Un tuono rotolò lontano. La prima goccia grossa colpì il taccuino di Lorenzo.

— Ricevuto — disse Mara. — Torna subito. Mandiamo una squadra leggera. E… Lorenzo, non fare l'eroe.

Lorenzo sorrise amaro.

— Troppo tardi per quello.

Il segnale saltò per un istante. Lorenzo batté con la mano sulla radio, come se fosse un vecchio amico.

— Ultimo dato — aggiunse in fretta. — Nel villaggio c'è un registro con mappe incise e un trasmettitore antico. Potrebbe contenere storia e coordinate. Fine trasmissione.

Chiuse. La pioggia ora batteva fitta sulle foglie, un tamburo impaziente.

Neri abbassò il remo.

— Bene. Hai parlato. Ora devi muoverti. La pioggia copre i rumori… e qualcuno approfitta.

Lorenzo rimise la radio a tracolla.

— Vieni con me al campo. Ti daranno da mangiare, asciutto, e… magari una zia smetterà di chiamarti stupido.

Neri esitò. Poi guardò il villaggio, invisibile dietro la cortina di pioggia.

— Io non posso restare lì. Ma al campo… non mi caccerete?

— Se provano, li faccio camminare sulle assi vuote del villaggio — disse Lorenzo.

Neri rise, una risata corta ma vera.

— Allora vengo.

Risalirono sulla canoa e si lasciarono guidare dal canto delle canne, che sotto la pioggia sembrava ancora più forte, come se il vento volesse aiutarli.

Lorenzo remò con costanza. Ogni colpo era una scelta: non fermarsi, non voltarsi troppo, non cedere alla paura. Resilienza era questo: andare avanti anche quando il mondo ti rovescia addosso acqua e dubbi.

Quando finalmente intravidero le luci del campo base — piccole, tremanti come lucciole — Lorenzo sentì un peso scivolare via dal petto.

— Ce l'abbiamo fatta — disse.

Neri strinse la pagina piegata nella cintura.

— Non è finita. Adesso dovrai spiegare tutto.

Lorenzo annuì.

— Sì. Ma questa volta, non sono solo.

E nel buio della palude, tra il tamburo della pioggia e il fischio lontano delle canne, la loro canoa avanzò verso la luce.

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Motoscafo
Barca veloce con motore usata per muoversi sull'acqua.
Palude
Zona di terra bagnata con acqua stagnante e piante alte.
Canali
Corsie d'acqua strette dove passano barche o scorre l'acqua.
Palafitte
Case costruite su pali alti che stanno sopra l'acqua o il fango.
Passerelle
Ponticelli stretti che collegano le piattaforme o le case.
Taccuino
Piccolo quaderno dove si scrivono appunti e disegni.
Condensa
Acqua che si forma sulle superfici quando l'aria è umida.
Bussola
Strumento con una freccia che indica il nord per orientarsi.
Campo base
Luogo principale dove si dorme e si mettono gli strumenti.
Trasmettitore
Macchina che manda segnali radio verso altre radio.
Trappola a bocca
Dispositivo che si chiude come una bocca per fermare cose.
Assito
Pavimento fatto con assi di legno sopra l'acqua o il fango.
Pennone
Palo alto al centro di una piazza o di una barca.
Lastra di pietra
Grande pezzo piatto di pietra usato come coperchio o pavimento.
Cuneo di legno
Pezzetto di legno a forma triangolare usato per tenere aperto.
Filo d’aria
Sottile corrente d'aria che entra o esce da un piccolo spazio.

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