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Storia sulla malattia 9/10 anni Lettura 11 min.

Il cuscino-razzo e gli operai della febbre

Luca si ammala e, avvolto nella coperta “a burrito” e guidato dalle premure della famiglia e dal dottore, scopre con immaginazione e domande come prendersi cura di sé durante la guarigione.

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Bambino di 10 anni leggermente stanco ma rassicurato, volto pallido, grandi occhiaie morbide, capelli castani spettinati, pigiama a righe blu, sdraiato su un grande cuscino colorato a forma di razzo e con un termometro in mano; la madre (circa 35 anni) con capelli castani raccolti, sorriso tenero e sguardo protettivo, seduta sul divano con una coperta sulle ginocchia e una mano sulla fronte del bambino; il padre (circa 37 anni) con barba corta e t‑shirt casual, in piedi dietro il divano che sorride offrendo una tazza di tè fumante; la nonna (circa 70 anni) con capelli grigi raccolti e occhiali rotondi, accanto al divano con un vassoio di fette d’arancia e un vasetto di miele, espressione affettuosa; sullo schermo di un portatile sul tavolino il volto rassicurante di un medico in videoconferenza; salotto caldo e luminoso con carta da parati tenue, cuscini colorati, coperta arrotolata stile “burrito” e una finestra che lascia entrare luce dorata; scena di cura familiare calma e rassicurante, stile con tratti netti, colori caldi e saturi, contorni morbidi ed espressioni facciali molto leggibili, atmosfera dolce e positiva. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il termometro e la coperta “a burrito”

Quella mattina Luca, nove anni e una collezione di figurine in tasca, si svegliò con la testa un po' pesante, come se qualcuno ci avesse appoggiato sopra un libro di matematica. Tossì due volte, poi guardò il soffitto e sospirò.

La mamma entrò in camera con passo leggero. «Come va il mio campione?»

«Mi sento… come una pizza senza mozzarella.»

La mamma rise piano. «Allora serve una cura seria: termometro e coperta “a burrito”

Luca si lasciò avvolgere nella coperta, stretta stretta. «Sto diventando un kebab umano.»

«Un kebab molto coraggioso.» La mamma gli mise il termometro e aspettò. Quando bip-bip, lo guardò senza spaventarsi. «Hai un po' di febbre. Niente panico. Il corpo sta lavorando per te.»

Luca strizzò gli occhi. «Quindi dentro di me ci sono… operai?»

«Esatto. Operai bravissimi che combattono i germi.»

Il papà bussò e infilò la testa nella stanza. «Ho sentito parlare di operai. Posso offrire un tè caldo come premio di fine turno?»

Luca provò a sorridere. «Con miele. E due biscotti, per gli straordinari.»

Più tardi, quando la casa si fece silenziosa, Luca prese un quaderno a righe. Sopra scrisse: “Domande per il dottore”. Il titolo sembrava importante, come quello di un esploratore.

Ne aggiunse una: “Perché viene la febbre?”

Poi un'altra: “Posso andare a scuola domani?”

E, dopo un attimo, anche: “Come faccio a capire se sto migliorando?”

Guardò la lista e si sentì un po' più tranquillo. Se aveva domande, allora poteva anche trovare risposte.

Capitolo 2: L'avventura del cuscino-razzo

Nel pomeriggio Luca non aveva energia per correre, però aveva energia per immaginare. Si sistemò sul divano con un cuscino grande come un pianeta e lo chiamò “Cuscino-Razzo”.

La nonna arrivò con una borsa piena di cose utili. «Consegna speciale!» annunciò. Tirò fuori un barattolo di marmellata e un sacchetto di arance. «Vitamina C in versione allegra.»

«Nonna, la vitamina C è allegra davvero?»

«Certo. Dentro canta.»

Luca ridacchiò e poi tossì. La nonna gli porse un bicchiere d'acqua. «Piccoli sorsi, comandante del Cuscino-Razzo. L'acqua aiuta il corpo a fare pulizia.»

Luca appuntò sul quaderno: “Bere spesso aiuta. Chiedere: quanta acqua?”

La mamma gli misurò di nuovo la febbre e gli spiegò con voce calma: «Quando hai la febbre, il corpo si scalda per rendere la vita difficile ai germi. È come alzare il volume della musica per non sentire i rumori brutti.»

«Quindi io sono… una radio?»

«Una radio speciale.»

Per rendere l'avventura più dolce, il papà propose una missione: «Ogni volta che bevi, guadagni un punto. A dieci punti, puoi scegliere il film della sera.»

«Ma io scelgo sempre quello con i dinosauri.»

«Allora speriamo che tu beva tantissimo.»

Luca, tra una risata e un sbadiglio, raggiunse i dieci punti. Si sentì grato: non era bello avere la febbre, ma era bello non essere solo.

Scrisse un'altra domanda: “Quando devo preoccuparmi e chiamare il dottore?” Poi aggiunse, con grafia un po' storta: “Grazie per il tè e i biscotti.”

Capitolo 3: La videochiamata con il dottore

La sera, la mamma disse: «Facciamo una videochiamata al dottor Rinaldi, così ci dice cosa fare.»

Luca si raddrizzò sul divano, come se stesse per entrare in una partita importante. Quando il volto del dottore apparve sullo schermo, Luca notò i suoi occhiali e il sorriso tranquillo.

«Ciao, Luca! Ho saputo che i tuoi operai stanno lavorando.»

«Sì, ma sembrano un po' rumorosi.»

Il dottore annuì. «La febbre e la tosse possono essere fastidiose, però spesso sono segnali che il corpo si sta difendendo. Mi racconti come ti senti?»

Luca spiegò: gola che pizzicava, stanchezza, un po' di naso chiuso. Niente di eroico, ma tutto molto vero. Il dottore fece domande semplici, la mamma rispose con attenzione, il papà teneva il quaderno pronto come un assistente segreto.

Poi Luca disse: «Io ho delle domande.»

«Ottimo. Fare domande è come accendere una torcia.»

Luca lesse dal quaderno:

«Perché viene la febbre?»

«Per aiutare a combattere l'infezione. Di solito passa con riposo e cure giuste.»

«Posso andare a scuola domani?»

«Meglio riposare finché la febbre non scende e ti senti più forte. La scuola non scappa via.»

«Come faccio a capire se sto migliorando?»

«Quando respiri meglio, hai più energia, la febbre scende e riesci a mangiare e bere senza fatica.»

Luca sfogliò. «E… quanta acqua devo bere?»

Il dottore sorrise. «Un po' spesso durante la giornata. Se fai pipì chiara e non hai la bocca secca, stai andando bene. E ascolta la sete.»

Luca fece un'espressione seria. «Quando devo preoccuparmi?»

Il dottore parlò con calma, senza far paura: «Se la febbre resta alta per tanti giorni, se fai fatica a respirare, se sei molto debole o se qualcosa ti sembra strano, avvisate subito i tuoi genitori e chiamate. Ma da quello che sento, sembra una cosa che con cura e riposo può passare.»

Finita la chiamata, Luca provò un sollievo caldo come la coperta. Scrisse in fondo alla pagina: “Il dottore dice: riposo, acqua, controllare come mi sento.”

Capitolo 4: Il giorno lento e le piccole gratitudini

Il giorno dopo fu un “giorno lento”. Luca di solito odiava la lentezza, ma quella volta imparò che la lentezza poteva essere una specie di medicina.

La mamma mise un cuscino in più dietro la schiena. «Così respiri meglio.»

Il papà aprì la finestra per un minuto. «Un po' d'aria fresca, poi richiudiamo. Non vogliamo trasformare il salotto in una montagna innevata.»

La nonna mandò un messaggio vocale: «Ricordati che riposare è un compito importante. Non barare!»

Luca rise, poi si fermò a pensare. Aveva voglia di dire grazie, ma non solo perché era educato. Perché si sentiva davvero fortunato.

Prese il quaderno e iniziò una lista nuova: “Cose per cui sono grato”.

Scrisse:

1) “La mamma che resta vicino anche quando io mi lamento.”

2) “Il papà che fa le battute anche se io rispondo con voce da rana.”

3) “La nonna e le sue vitamine canterine.”

4) “Il dottore che spiega senza spaventare.”

5) “Il mio corpo che lavora, anche se io vorrei solo giocare.”

Più tardi arrivò un messaggio da Sara, una compagna di classe: “Guarisci presto! Ti tengo da parte gli appunti. E anche una caramella (ma non dirlo alla maestra).”

Luca sentì gli occhi pizzicare, ma in modo buono. Non era solo un bambino con la febbre. Era un bambino con persone attorno che gli volevano bene.

Aggiunse alla lista: “Gli amici che ricordano di me.”

Quella sera la febbre scese un po'. Luca, con voce più chiara, disse: «Forse gli operai stanno finendo il turno.»

«Stanno facendo un ottimo lavoro,» rispose la mamma. «E tu stai facendo la tua parte: riposo.»

«È il lavoro più comodo del mondo,» commentò Luca. «Però anche il più noioso.»

«Allora domani inventiamo un gioco tranquillo,» promise il papà. «Tipo: campionato mondiale di… indovinelli.»

«Io vincerò.»

«Vedremo, kebab umano.»

Capitolo 5: La visita e lo sguardo fiducioso

Dopo un paio di giorni, Luca stava meglio, ma la mamma decise di portarlo dal dottore per un controllo. In ambulatorio c'era odore di sapone e un acquario con pesci che sembravano sempre impegnati.

«Quelli non prendono mai la febbre?» chiese Luca.

«Forse ce l'hanno e non lo dicono,» sussurrò il papà.

Il dottor Rinaldi li chiamò. Fece ascoltare il respiro, guardò la gola, controllò tutto con calma. «Sta migliorando. Continua a riposare ancora un po', bevi, mangia leggero. E quando torni a sentirti in forma, riprendi le attività piano piano.»

Luca aprì il quaderno, fiero come un reporter. «Ho un'ultima domanda: cosa posso fare per ammalarmi meno?»

Il dottore annuì, contento. «Lavare le mani, dormire bene, mangiare in modo equilibrato, muoversi ogni giorno e coprirsi quando fa freddo. E ricordare che ammalarsi ogni tanto può capitare: non è una colpa. L'importante è chiedere aiuto e prendersi cura di sé.»

Uscendo, Luca sentì il sole sulla faccia. Non era ancora pronto per una partita di calcio, ma si sentiva di nuovo lui.

A casa, aggiunse una riga alla lista della gratitudine: “Essere migliorato, un passo alla volta.”

Quella notte, nel letto, guardò il quaderno sul comodino. Le domande avevano trovato risposte, e le risposte non facevano paura. Gli facevano compagnia.

La mamma gli sistemò la coperta. «Come va il mio campione?»

Luca sorrise. «Meglio. E ho imparato che anche quando sto male, posso fare qualcosa: riposare, bere, chiedere, dire grazie.»

«È una lezione grande.»

«Domani,» disse Luca con gli occhi che si chiudevano, «quando torno a scuola, ringrazio Sara. E magari anche i miei operai.»

«Loro accettano ringraziamenti,» sussurrò la mamma. «Soprattutto in forma di sonno.»

Luca fece una piccola risata e poi si addormentò con uno sguardo fiducioso, come se il Cuscino-Razzo fosse pronto a ripartire, lentamente, verso una giornata nuova e più leggera.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Termometro
Strumento che misura quanto è caldo il tuo corpo, per sapere se hai febbre.
Coperta "a burrito"
Modo di avvolgersi in una coperta, stretto come un involtino, per scaldarsi.
Febbre
Quando il corpo è più caldo del solito perché combatte un'infezione o un germe.
Operai
Persone che lavorano; qui immaginati come i difensori del corpo contro i germi.
Videochiamata
Chiamata fatta con il computer o il telefono che mostra anche il volto.
Ambulatorio
Stanza o luogo dove il dottore visita i pazienti e controlla la salute.
Acquario
Un grande contenitore con acqua dove vivono pesci e piante acquatiche.
Vitamina C
Sostanza utile per il corpo, si trova negli agrumi e aiuta a stare meglio.
Pipì chiara
Urina di colore chiaro che mostra che si è ben idratati e si beve abbastanza.
Riposo
Periodo in cui si sta fermi e si dorme o si riposa per recuperare energie.
Germi
Piccoli organismi invisibili che possono causare malattie o infezioni.

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