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Storia per dormire 9/10 anni Lettura 9 min. (1)

Il corridoio silenzioso e le nuvole dei pensieri di Luca

Il piccolo lupo Luca percorre il corridoio di casa lasciando che i pensieri vadano e vengano, incontrando gesti familiari, piccole paure e momenti di tenerezza che lo preparano alla notte.

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Il protagonista è Luca, un piccolo lupo antropomorfo grigio chiaro con macchie crema, tranquillo, seduto su un tappeto che sembra un piccolo prato mentre tiene una tazza di camomilla; il padre lupo alto e benevolo dal pelo bruno scuro sta nell'anta della porta con una teiera di porcellana; la sorellina, piccola e ridente in pigiama a stelle, è nel corridoio con una calza spaiata; la stanza è una cameretta calda con pavimento in legno chiaro, lampada a forma di luna su una cassettiera, pareti azzurro pastello con un disegno di foresta e una sottile fascia di luce dorata che filtra sotto la porta; la scena è notturna, pacifica e avvolgente. segnalare un problema con questa immagine

Il corridoio che fa piano

Il piccolo lupo Luca si infilò nel corridoio di casa senza fare rumore. Le sue zampette morbide sfioravano il pavimento come foglie leggere. La sera aveva un odore buono: sapone, legno caldo e un pizzico di minestra rimasta in cucina.

Il corridoio era lungo e silenzioso. Le porte ai lati sembravano grandi libri chiusi, ognuno con una storia dentro. La luce della lampada era bassa e dorata, come un sole in miniatura che non voleva disturbare nessuno.

Luca portava con sé una tazza vuota. L'aveva appena sciacquata, perché a lui piaceva fare le cose per bene, senza fretta. “Se faccio attenzione,” pensò, “la casa mi ascolta e diventa più tranquilla.”

Dietro di lui, dalla stanza del soggiorno, arrivò la voce della mamma-lupa, morbida come una coperta: “Hai messo a posto il libro?”

“L'ho rimesso sullo scaffale. Quello con le figure del mare,” rispose Luca sottovoce.

“Bravo. Il mare aspetta paziente,” disse lei, e sembrò sorridere anche il corridoio.

Luca guardò avanti. Il silenzio non faceva paura. Era come neve che cade lenta. E in quel corridoio, con le orecchie dritte e il cuore calmo, Luca si accorse che i pensieri gli passavano nella testa come nuvolette: arrivavano, salutavano, e poi si spostavano più in là.

Le porte e i pensieri in fila

La prima porta, a sinistra, era quella del ripostiglio. Luca la conosceva bene: dentro c'erano scope, una scatola di bottoni e una vecchia sciarpa che pizzicava un po'. Sulla maniglia, qualcuno aveva appeso un elastico verde.

Luca si fermò. Un pensiero veloce gli saltò addosso come una pulce allegra: “E se domani sbaglio il problema di matematica?”

Luca quasi rise. “Che pensiero impaziente, mormorò. Lo immaginò come una pallina che rotola. Non doveva prenderla in braccio. Bastava guardarla passare.

Fece un passo. Poi un altro. Il corridoio sembrava un ruscello senza acqua, solo aria fresca. Il pensiero della matematica scivolò via, e subito ne arrivò un altro, più buffo: “E se la maestra mi chiede proprio la tabellina che dimentico sempre?”

Luca si grattò l'orecchio con la zampa. “Quella del sette,” sussurrò. “Tu fai sempre la furba.”

Dal fondo del corridoio arrivò un rumore minuscolo: tic… tic… Era l'orologio appeso vicino alla camera dei genitori. Non faceva fretta. Sembrava dire: “C'è tempo. C'è sempre tempo.”

Luca passò davanti alla porta del bagno. Dalla fessura usciva un profumo di dentifricio alla menta. Quel profumo gli ricordò la sua faccia nello specchio, con un puntino di schiuma sul naso, e lui che rideva da solo.

“Non ridere troppo forte,” gli aveva detto il papà-lupo scherzando, “che fai scappare i pensieri!”

“Magari!” aveva risposto Luca.

Ora Luca camminava piano e lasciava che i pensieri facessero la loro strada, come una fila ordinata di formiche che tornano al formicaio.

La luce sotto la porta

Arrivò alla porta della sua stanza. Sotto, c'era una striscia di luce tiepida. Qualcuno aveva lasciato accesa la piccola lampada a forma di luna. Luca poggiò la tazza vuota sul mobile del corridoio, accanto al vaso con un rametto di rosmarino.

Proprio in quel momento, dalla stanza vicina uscì sua sorella Mina, una lupetta con il pigiama a stelle. Aveva in mano un calzino spaiato come se fosse un tesoro.

“Luca,” sussurrò, “hai visto questo? È il gemello del calzino che manca!”

Luca guardò il calzino con serietà finta, come un detective. “Un ritrovamento importantissimo. Dov'era nascosto?”

“Dietro il cuscino del divano. Forse voleva vivere una vita avventurosa.”

“Capisco,” disse Luca, e i suoi baffi tremarono per una risata silenziosa. “Ma adesso è tardi. Anche i calzini devono dormire.”

Mina fece una smorfia felice. “Domani lo racconto a tutti.”

“Domani,” confermò Luca. Quella parola suonava morbida, come un panino appena fatto.

Mina tornò nella sua stanza. La sua porta si chiuse con un clic gentile. Il corridoio rimase di nuovo quieto, come un lago quando il vento smette.

Luca restò un attimo fermo. Un pensiero nuovo arrivò, più pesante: “E se oggi non sono stato abbastanza bravo?”

Luca sentì il petto stringersi un pochino, come quando ti metti un maglione troppo stretto. Allora ricordò una cosa semplice: aveva sciacquato la tazza, aveva rimesso a posto il libro, aveva aiutato Mina a cercare un quaderno nel pomeriggio. Piccole cose, ma vere.

“Ho fatto il mio,” disse piano, e quel pensiero pesante si trasformò in un sassolino liscio che scivolò via.

La striscia di luce sotto la sua porta sembrava chiamarlo senza parole.

Il tappeto come un prato

Luca entrò nella sua stanza. La lampada-luna faceva una luce soffice, blu e miele insieme. Sul muro c'era un disegno che aveva fatto a scuola: un bosco con alberi alti e un sentiero. Il suo letto era pronto, con la coperta verde che sembrava un prato.

Si sedette sul tappeto. Era un tappeto vecchio ma buono, con piccoli riccioli di lana che gli massaggiavano le dita. Luca immaginò di essere seduto su un prato vero, in una sera d'estate. L'aria aveva lo stesso silenzio.

Dal corridoio arrivò il passo del papà-lupo. Non era un passo pesante. Era un passo che conosceva la strada, come un cane guida ma più lento.

Il papà spuntò sulla porta, con una tazza di camomilla che profumava di fiori.

“Ne vuoi un sorso?” chiese.

Luca annusò. “Solo un pochino. Così il sonno non si spaventa.”

Il papà rise senza fare rumore. “Il sonno non si spaventa. Il sonno è curioso. Ti guarda e dice: ‘Ah, eccoti'.”

Luca bevve un sorso piccolo. Il gusto era caldo e gentile. Come una parola buona detta al momento giusto.

“Papà,” disse Luca, “oggi mi sono venuti tanti pensieri.”

“E li hai rincorsi?”

“No,” rispose Luca, “li ho lasciati passare. Come le nuvole.”

Il papà fece un cenno lento, come un albero che saluta il vento. “Bravissimo. Le nuvole non si prendono con le mani. Si guardano. E poi vanno.”

Quando il papà uscì, la porta rimase socchiusa. Dal corridoio arrivava ancora un filo di silenzio, e quel silenzio sembrava una musica.

Luca si sdraiò. La coperta-prato gli coprì le gambe. Il cuscino era una collina morbida. Chiuse gli occhi e si immaginò nel corridoio di prima, ma adesso il corridoio era dentro di lui: lungo, quieto, illuminato da una luna gentile.

I pensieri tornavano, uno alla volta. “Domani c'è scuola.” Passò. “Chissà cosa si mangia a mensa.” Passò. “Spero che il mio amico Nico stia bene.” Passò anche quello, lasciando una carezza.

E Luca sentì, con una felicità semplice, che non doveva tenere tutto. Poteva soltanto essere lì, nel suo letto, come una foglia che riposa sul ramo.

La respirazione che scorre

Dal corridoio non arrivava più nessun passo. Solo l'orologio, tic… tic… come gocce in una grotta tranquilla. La lampada-luna faceva ombre leggere, e quelle ombre sembravano piccoli animali che si addormentavano in fila.

Luca ascoltò il proprio corpo. Il cuore era un tamburo lontano, molto lontano. Il ventre si alzava e si abbassava come una barchetta su un'acqua calma. Nella mente, il corridoio silenzioso si allungava ancora, e lui lo attraversava senza fretta, con un sorriso piccolo.

Pensò alle cose buone della giornata: una battuta di Mina, il profumo della camomilla, la tazza sciacquata, la luce sotto la porta. Piccole gioie che non fanno rumore, ma riempiono.

E poi lasciò che anche quei pensieri gentili diventassero leggeri. Non sparivano. Si mettevano comodi, come libri sul comodino, pronti per domani.

Il respiro di Luca continuò, semplice e continuo, come un ruscello che non deve dimostrare niente: entrava fresco… usciva caldo… entrava… usciva… fluido.

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Corridoio
Stanza lunga e stretta che collega le altre stanze di una casa.
Sfioravano
Toccare appena, in modo molto leggero e delicato.
Ripostiglio
Piccola stanza o armadio dove si mettono oggetti e strumenti di casa.
Impaziente
Che non riesce ad aspettare e vorrebbe che le cose succedano subito.
Striscia di luce
Una linea sottile di luce che entra sotto una porta o da una fessura.
Socchiusa
Aperta solo un po', non completamente aperta né chiusa.
Riccioli
Piccole spirali o arricciature, per esempio di lana o di capelli.
Massaggiavano
Muovere con leggere pressioni per dare sollievo o comodità.
Camomilla
Bevanda calda fatta con fiori che aiuta a rilassarsi e dormire.
Tic… tic…
Suono ripetuto e regolare, come quello di un orologio che segna il tempo.

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