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Storia sul ritorno a scuola 5/6 anni Lettura 6 min.

Il coraggio di Emma e il muro delle lingue

Emma affronta il primo giorno di scuola tra timori e curiosità: scopre il muro delle lingue, trova il coraggio di alzare la mano quando ne ha bisogno e incontra un nuovo compagno, Amir.

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Ci sono 5 personaggi: Emma, bambina di circa 6 anni, capelli castani ricci, vestito a fiori blu, seduta in prima fila a sinistra che alza timidamentela mano con il volto arrossato; Sofia, circa 6 anni, capelli biondi a treccia, cappellino rosa, seduta a destra di Emma che la guarda sorridendo tenendo una matita blu; Giulia, circa 6 anni, capelli castani lisci, sorriso timido, seduta dietro Emma che giocherella con dei pennarelli rossi; Marta, circa 7 anni, capelli neri raccolti, occhiali rossi, in piedi vicino alla finestra a destra a osservare con benevolenza; l'insegnante Anna, donna di circa 30 anni, capelli biondi raccolti a chignon, vestito verde, in piedi davanti alla classe a sinistra con le braccia aperte e un sorriso dolce. L'aula è luminosa con pannelli colorati, un grande tappeto rotondo al centro, banchi in legno pastello, un "muro delle lingue" con banderine e parole colorate e grandi finestre che lasciano entrare una luce dorata. Situazione: scena calorosa di rientro in classe, Emma chiede di andare in bagno mentre gli altri la circondano incoraggianti e l'insegnante risponde sorridendo; colori vivaci, tratti morbidi e contorni netti. segnalare un problema con questa immagine

Primo giorno di scuola

Sotto un cielo azzurro e ancora caldo d'estate, quattro bambine si incontrarono davanti al grande cancello della scuola. I loro zaini erano colorati e pieni di cose nuove. Emma aveva i capelli ricci e un vestito a fiori, Sofia portava un cappellino rosa, Giulia aveva un sorriso timido e Marta degli occhiali rossi.

Tutte guardavano la scuola, un po' emozionate. Alcuni bambini correvano già nel cortile, altri si stringevano forte alla mano della mamma. Emma sentiva il cuore battere forte, ma accanto alle amiche si sentiva più coraggiosa. Sofia saltellava e diceva: “Chissà cosa ci aspetta!” Giulia annusava l'aria di scuola, che profumava di libri nuovi e di matite appena temperate. Marta osservava tutto con attenzione, come se volesse ricordare ogni dettaglio.

Quando la maestra Anna chiamò la classe, le quattro bambine si presero per mano e la seguirono tra i corridoi pieni di disegni colorati. L'aula era luminosa, con finestre grandi e un tappeto morbido dove sedersi in cerchio.

Appena sedute, la maestra sorrise e cominciò a raccontare: “Questa sarà una bellissima avventura. Ogni giorno scopriremo qualcosa di nuovo insieme.” Emma si guardò intorno e vide tanti visi nuovi. Alcuni bambini la fissavano curiosi. Un po' di paura le pizzicava la pancia, ma la voce dolce della maestra la tranquillizzò.

Il muro delle lingue

Dopo aver ascoltato le regole della classe, la maestra Anna portò i bambini a visitare la scuola. “Guardate laggiù!” disse indicando un muro pieno di lettere colorate e bandierine. Era il muro delle lingue.

Ogni parola era scritta in una lingua diversa: “ciao”, “hello”, “bonjour”, “hola”. Le bambine si avvicinarono, toccando le lettere di carta. Sofia indicò una parola strana e rise: “Questa non la so leggere!” Marta, che amava i libri, provò a indovinare. Giulia osservava le bandiere e si chiedeva da dove venissero.

Emma si sentiva piccola davanti a tutte quelle parole sconosciute. Poi notò un disegno: una mano alzata e un bambino che sorrideva. Sotto c'era scritto “Posso andare in bagno?” in tante lingue. Emma rimase a guardare la figura, pensando a come si faceva a chiedere alla maestra di uscire per andare in bagno.

La maestra Anna spiegò: “Se dovete andare in bagno, basta alzare la mano. Anche se avete un po' di paura, io vi aiuterò.” Emma ascoltò attenta. Non era sicura di avere il coraggio di alzare la mano davanti a tutti.

Un piccolo coraggio

Dopo la merenda, Emma sentì un bisogno improvviso. Guardava la maestra, poi le amiche, ma non trovava il coraggio di dire nulla. Il cuore le batteva forte. Sofia stava disegnando, Giulia sistemava i pennarelli e Marta guardava fuori dalla finestra. Emma si contorceva sulla sedia.

Poi pensò al disegno sul muro delle lingue. Si ricordò la mano alzata e il sorriso del bambino. Fece un respiro profondo e, con una vocina, alzò la mano. La maestra Anna la vide subito e le sorrise: “Dimmi, Emma.” La bambina arrossì un pochino e disse: “Posso andare in bagno?”

La maestra annuì gentile. Emma uscì dall'aula e camminò nel corridoio. Si sentiva leggera, quasi come se avesse le ali. Quando tornò, le sue amiche la accolsero con un sorriso. “Sei stata bravissima!” disse Marta, e Sofia aggiunse: “Io non ci sarei riuscita, avevo troppa paura!”

Emma rise. Ora sapeva che chiedere aiuto non era così difficile. Anzi, era una cosa normale e tutti potevano imparare a farlo.

Un nuovo amico

Nel pomeriggio, la maestra Anna propose un gioco: “Oggi ognuno di voi dovrà salutare un bambino che non conosce e scoprire qualcosa di lui.” Le quattro amiche si guardarono, un po' in imbarazzo. Alla fine, Emma decise di provarci per prima.

Si avvicinò a un bambino che stava osservando il muro delle lingue. Aveva i capelli neri e un sorriso timido. Emma gli chiese come si chiamava. “Mi chiamo Amir,” rispose lui. “Vengo da un paese lontano, parlo anche un'altra lingua.”

Emma fu curiosa. Gli chiese come si dice “ciao” nella sua lingua. Amir disegnò una parola sul quaderno: “Salam!” Emma provò a ripeterla e rise, sbagliando la pronuncia. Amir rise con lei. Presto anche le altre tre bambine si avvicinarono. Marta mostrò ad Amir come si dice “ciao” in italiano, Sofia in inglese, Giulia in francese. Tutti insieme fecero un piccolo girotondo davanti al muro delle lingue, inventando saluti buffi e ballando.

Quando arrivò l'ora di andare a casa, Emma era stanca ma felice. Salutò Amir e le sue amiche con un grande sorriso. Si sentiva cresciuta. Aveva imparato una parola nuova, aveva trovato il coraggio di alzare la mano e aveva conosciuto un nuovo amico.

Quella sera, a casa, Emma raccontò tutto alla mamma: di come aveva chiesto di andare in bagno, del muro delle lingue e di Amir che veniva da lontano. La mamma la ascoltava e le accarezzava i capelli.

Emma si addormentò con un pensiero dolce: ogni giorno a scuola poteva essere una piccola avventura. Bastava alzare la mano, sorridere e aprire il cuore a chi era diverso. Così, anche la paura della scuola diventava pian piano una cosa piccola, come una nuvola che passa nel cielo e lascia spazio al sole.

E domani, chissà, Emma sarebbe stata pronta per una nuova avventura, con le sue amiche e tanti nuovi amici da incontrare.

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Cancello
La porta grande che dà l’ingresso alla scuola o a un giardino.
Zaini
Borse che i bambini portano sulla schiena per i libri e quaderni.
Cortile
Lo spazio all'aperto della scuola dove i bambini giocano.
Corridoi
I lunghi spazi dentro la scuola che collegano le classi.
Tappeto morbido
Un pezzo di stoffa spesso e soffice dove sedersi a terra.
Merenda
Piccolo pasto che si mangia a scuola per avere energia.
Contorceva
Muovere il corpo in modo nervoso o perché si è a disagio.
Arrossì
Diventare con il viso un po' rosso per timidezza o imbarazzo.
Girotondo
Gioco dove i bambini si tengono per mano e girano in cerchio.
Muro delle lingue
Un muro con parole e bandiere di diverse lingue del mondo.

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