Primo giorno di scuola
Sotto un cielo azzurro e ancora caldo d'estate, quattro bambine si incontrarono davanti al grande cancello della scuola. I loro zaini erano colorati e pieni di cose nuove. Emma aveva i capelli ricci e un vestito a fiori, Sofia portava un cappellino rosa, Giulia aveva un sorriso timido e Marta degli occhiali rossi.
Tutte guardavano la scuola, un po' emozionate. Alcuni bambini correvano già nel cortile, altri si stringevano forte alla mano della mamma. Emma sentiva il cuore battere forte, ma accanto alle amiche si sentiva più coraggiosa. Sofia saltellava e diceva: “Chissà cosa ci aspetta!” Giulia annusava l'aria di scuola, che profumava di libri nuovi e di matite appena temperate. Marta osservava tutto con attenzione, come se volesse ricordare ogni dettaglio.
Quando la maestra Anna chiamò la classe, le quattro bambine si presero per mano e la seguirono tra i corridoi pieni di disegni colorati. L'aula era luminosa, con finestre grandi e un tappeto morbido dove sedersi in cerchio.
Appena sedute, la maestra sorrise e cominciò a raccontare: “Questa sarà una bellissima avventura. Ogni giorno scopriremo qualcosa di nuovo insieme.” Emma si guardò intorno e vide tanti visi nuovi. Alcuni bambini la fissavano curiosi. Un po' di paura le pizzicava la pancia, ma la voce dolce della maestra la tranquillizzò.
Il muro delle lingue
Dopo aver ascoltato le regole della classe, la maestra Anna portò i bambini a visitare la scuola. “Guardate laggiù!” disse indicando un muro pieno di lettere colorate e bandierine. Era il muro delle lingue.
Ogni parola era scritta in una lingua diversa: “ciao”, “hello”, “bonjour”, “hola”. Le bambine si avvicinarono, toccando le lettere di carta. Sofia indicò una parola strana e rise: “Questa non la so leggere!” Marta, che amava i libri, provò a indovinare. Giulia osservava le bandiere e si chiedeva da dove venissero.
Emma si sentiva piccola davanti a tutte quelle parole sconosciute. Poi notò un disegno: una mano alzata e un bambino che sorrideva. Sotto c'era scritto “Posso andare in bagno?” in tante lingue. Emma rimase a guardare la figura, pensando a come si faceva a chiedere alla maestra di uscire per andare in bagno.
La maestra Anna spiegò: “Se dovete andare in bagno, basta alzare la mano. Anche se avete un po' di paura, io vi aiuterò.” Emma ascoltò attenta. Non era sicura di avere il coraggio di alzare la mano davanti a tutti.
Un piccolo coraggio
Dopo la merenda, Emma sentì un bisogno improvviso. Guardava la maestra, poi le amiche, ma non trovava il coraggio di dire nulla. Il cuore le batteva forte. Sofia stava disegnando, Giulia sistemava i pennarelli e Marta guardava fuori dalla finestra. Emma si contorceva sulla sedia.
Poi pensò al disegno sul muro delle lingue. Si ricordò la mano alzata e il sorriso del bambino. Fece un respiro profondo e, con una vocina, alzò la mano. La maestra Anna la vide subito e le sorrise: “Dimmi, Emma.” La bambina arrossì un pochino e disse: “Posso andare in bagno?”
La maestra annuì gentile. Emma uscì dall'aula e camminò nel corridoio. Si sentiva leggera, quasi come se avesse le ali. Quando tornò, le sue amiche la accolsero con un sorriso. “Sei stata bravissima!” disse Marta, e Sofia aggiunse: “Io non ci sarei riuscita, avevo troppa paura!”
Emma rise. Ora sapeva che chiedere aiuto non era così difficile. Anzi, era una cosa normale e tutti potevano imparare a farlo.
Un nuovo amico
Nel pomeriggio, la maestra Anna propose un gioco: “Oggi ognuno di voi dovrà salutare un bambino che non conosce e scoprire qualcosa di lui.” Le quattro amiche si guardarono, un po' in imbarazzo. Alla fine, Emma decise di provarci per prima.
Si avvicinò a un bambino che stava osservando il muro delle lingue. Aveva i capelli neri e un sorriso timido. Emma gli chiese come si chiamava. “Mi chiamo Amir,” rispose lui. “Vengo da un paese lontano, parlo anche un'altra lingua.”
Emma fu curiosa. Gli chiese come si dice “ciao” nella sua lingua. Amir disegnò una parola sul quaderno: “Salam!” Emma provò a ripeterla e rise, sbagliando la pronuncia. Amir rise con lei. Presto anche le altre tre bambine si avvicinarono. Marta mostrò ad Amir come si dice “ciao” in italiano, Sofia in inglese, Giulia in francese. Tutti insieme fecero un piccolo girotondo davanti al muro delle lingue, inventando saluti buffi e ballando.
Quando arrivò l'ora di andare a casa, Emma era stanca ma felice. Salutò Amir e le sue amiche con un grande sorriso. Si sentiva cresciuta. Aveva imparato una parola nuova, aveva trovato il coraggio di alzare la mano e aveva conosciuto un nuovo amico.
Quella sera, a casa, Emma raccontò tutto alla mamma: di come aveva chiesto di andare in bagno, del muro delle lingue e di Amir che veniva da lontano. La mamma la ascoltava e le accarezzava i capelli.
Emma si addormentò con un pensiero dolce: ogni giorno a scuola poteva essere una piccola avventura. Bastava alzare la mano, sorridere e aprire il cuore a chi era diverso. Così, anche la paura della scuola diventava pian piano una cosa piccola, come una nuvola che passa nel cielo e lascia spazio al sole.
E domani, chissà, Emma sarebbe stata pronta per una nuova avventura, con le sue amiche e tanti nuovi amici da incontrare.