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Storia sul viaggio 11/12 anni Lettura 15 min.

Il ciondolo di rame e la pioggia sottile di Houmt Souk

Nino, un giovane riccio curioso, visita il vivace souk di Houmt Souk con i suoi amici e, incontrando Amira, una venditrice timida, scopre il valore della solidarietà e delle piccole storie che danno voce agli oggetti.

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Un piccolo riccio antropomorfo dal pelo bruno chiaro e spine arrotondate, espressione dolce e concentrata, è seduto davanti a una piccola scatola di ciondoli su un tavolo di legno, tenendo un taccuino aperto e una matita; vicino a lui una giovane fenice artigiana dal piumaggio arancione e rosso, timida e riconoscente, tiene la scatola dietro il banco del mercato, mentre una gazza vivace dai piumaggi azzurri cerca di attirare l'attenzione dei passanti e una tartaruga venditrice di sapone dalla corazza verde, calma e premurosa, la copre con un panno cerato; tutto si svolge in un souk costiero di case bianche e porte blu, vicoli lastricati bagnati da una pioggerellina serale che crea un'atmosfera calda e solidale con colori pastello e luce soffusa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La valigia di tela e il profumo del mare

Nino era un riccio giovane, con aculei curati e un coraggio che gli spuntava negli occhi quando vedeva una mappa. Non era il tipo che si vantava: semplicemente, quando qualcosa lo incuriosiva, faceva un respiro profondo e andava.

Quella mattina, nella sua stanza profumata di sapone e carta, stava piegando con attenzione una maglietta leggera dentro una valigia di tela. Sul letto aveva sparso un quaderno a righe, una matita, una borraccia e un sacchettino di datteri che la nonna gli aveva infilato in tasca “per gli imprevisti e per la dolcezza”, aveva detto.

— Houmt Souk, a Djerba — sussurrò Nino, seguendo con la punta dell'unghia un puntino sulla mappa. — Un mercato sul mare. Voglio sentire i suoni, vedere i colori, capire come vive la gente.

Alla porta comparve Lila, una gazza vivace, sua compagna di classe e amica di idee strane. Portava uno zainetto mezzo vuoto e un sorriso pieno.

— Hai davvero intenzione di partire? — chiese, dondolando una chiave appesa al becco. — Perché io sì. E ho portato… una corda! Non si sa mai.

Nino la guardò e scoppiò a ridere. — Una corda per andare al mercato?

— Per legare una storia al polso, così non scappa — rispose Lila con aria serissima.

Partirono nel pomeriggio insieme a un piccolo gruppo: un insegnante-guida, la tartaruga Maestra Rania, calma come una laguna, e altri due compagni: Omar, un coniglio dalle orecchie lunghe che ascoltava tutto, e Safa, una gatta curiosa che faceva domande come fossero noccioline.

Quando il traghetto si staccò dalla riva, l'aria cambiò: sapeva di sale e di vento tiepido. Nino si appoggiò al parapetto. Il mare era un tappeto di vetro mosso, e lui si sentì leggero, come se ogni onda gli dicesse: “Vai, guarda, impara”.

Quella notte, nella cabina, aprì il quaderno e scrisse: “Il coraggio non fa rumore. Si mette le scarpe e cammina”.

Capitolo 2 — Houmt Souk: vicoli, spezie e passi piccoli

Houmt Souk li accolse con un'energia gentile. Le case bianche riflettevano la luce come conchiglie, e le porte azzurre sembravano inviti. Il mercato respirava: risate, richiami, il suono dei passi sui ciottoli, il fruscio di sacchetti di carta.

— Guardate i colori! — esclamò Safa, indicando un banco di tessuti. C'erano teli a righe, sciarpe sottili, stoffe con motivi che parevano onde e stelle.

Nino camminava con attenzione, non per paura, ma per rispetto. Ogni odore era un messaggio: cumino, menta, pane caldo, arance. Un vecchio camaleonte vendeva ceramiche dipinte a mano; un asino paziente tirava un carretto di cassette di fichi.

Omar, che di solito parlava poco, si fermò davanti a un banco di spezie. — Sembra… un arcobaleno che si mangia.

Lila allungò il collo e annusò. — Io sento un mistero piccante!

La Maestra Rania li guidò senza fretta. — Ricordate: quando viaggiamo, siamo ospiti. Si guarda con gli occhi e con il cuore.

A un angolo del souk, Nino notò una giovane fenice—o almeno, una fenice che non aveva ancora imparato a brillare del tutto—seduta su uno sgabello basso. Aveva il piumaggio un po' arruffato e lo sguardo fisso su una scatola di cartone piena di ciondoli e braccialetti.

Nino si avvicinò. — Ciao. Sono Nino. Sono appena arrivato.

La fenice alzò gli occhi. — Io mi chiamo Amira. Vendo questi. — La voce era cortese, ma stanca, come un tè lasciato troppo in infusione.

Lila sbucò alle spalle di Nino. — Che belli! Questo ha una piccola barchetta.

Amira fece un mezzo sorriso. — Li faccio con mia zia. Oggi però… non va come speravo.

Nino guardò la scatola: molti ciondoli erano rimasti lì, ordinati e silenziosi.

— Magari possiamo aiutarti — disse, senza pensarci troppo. Poi si bloccò, perché “aiutare” è una parola grande, e lui era solo un riccio in viaggio.

Amira lo fissò, sorpresa. — Come?

Nino si schiarì la gola. — Possiamo raccontare la storia di quello che vendi. Le cose non sono solo oggetti. Sono… piccoli pezzi di vita.

Amira abbassò lo sguardo sui ciondoli e, per la prima volta, sembrò davvero presente. — Se avete tempo… sì.

Capitolo 3 — Una storia per ogni ciondolo

Si misero all'opera come una piccola squadra. Omar, che ascoltava bene, si occupò di capire i dettagli: — Questo è rame? E questo filo?

Amira spiegò: — Rame e perline. La barchetta ricorda le barche dei pescatori. La palma è per chi vuole portare a casa l'ombra fresca anche quando torna lontano.

Safa, che era brava a osservare, ordinò i ciondoli per forma e colore. — Se mettiamo insieme quelli azzurri, sembrano un pezzetto di mare.

Lila, invece, parlava con chi passava: — Signora capra, guardi questo: è un “non dimenticarmi”! — E poi, più piano, a Nino: — Sto improvvisando. Ma con convinzione.

Nino si mise davanti al banco con Amira e provò a fare la cosa che gli veniva più naturale: raccontare. A una coppia di iene turiste disse: — Questo braccialetto è fatto a mano. Ogni perla è infilata una per una. È come contare le onde: non sono mai uguali, ma tutte portano avanti.

Le iene si scambiarono uno sguardo e comprarono due braccialetti. Amira li ringraziò con un inchino piccolo, ma sincero.

— Funziona — sussurrò lei a Nino, quasi incredula.

— Funzioniamo — corresse Nino. — Insieme.

Lavorarono così per un'ora buona. Non era un “fare soldi” e basta: era dare voce a qualcosa di fragile, come quando aiuti un amico a parlare davanti alla classe e gli tieni il quaderno aperto al punto giusto.

A un certo momento, un riccio più anziano—un viaggiatore con una sciarpa chiara—si fermò, ascoltò e disse: — Ragazzi, avete un modo bello di presentare le cose. Si vede che ci credete.

Nino arrossì sotto gli aculei. Amira, invece, sembrò raddrizzarsi, come se le ali le pesassero meno.

Poi la Maestra Rania guardò l'orologio. — Tra poco andiamo a vedere il porto. Amira, vieni con noi se vuoi. L'aria del mare aiuta a pensare.

Amira esitò. — Non posso lasciare il banco.

Safa indicò una vicina bancarella, dove una vecchia tartaruga vendeva saponi profumati. — Possiamo chiederle di tenere d'occhio la scatola, per dieci minuti.

La tartaruga-saponara annuì con calma. — Certo. Anche a me, una volta, qualcuno ha tenuto d'occhio i miei sogni.

E così, grazie a una catena di gentilezza, Amira chiuse la scatola, la affidò alla vicina e li seguì.

Capitolo 4 — Il porto e la pioggia sottile

Al porto di Houmt Souk l'acqua era più scura e piena di riflessi. Le barche dondolavano lente, legate con corde spesse. I gabbiani—che in quel mondo erano gabbiani veri e propri, un po' impiccioni—litigavano per una briciola come se fosse un tesoro.

— Se fossi una barca, sarei quella — disse Omar, indicando una barchetta piccola ma ben dipinta. — Non grande, però affidabile.

— Io sarei una barca con una campanella — aggiunse Lila. — Così tutti sanno che arrivo e possono prepararsi.

Nino ascoltava e si sentiva pieno di immagini nuove. All'improvviso, però, l'aria cambiò di nuovo. Non con un tuono o un lampo: con un pizzicore fresco sulla punta del naso.

— Sta… piovendo? — chiese Safa, guardando il cielo. Non era scuro. Era solo… indeciso.

La pioggia arrivò come una sorpresa gentile e fastidiosa insieme: una pioggerellina fine, fitta, che non faceva rumore ma bagnava in fretta. In pochi secondi, il pelo di Nino si fece umido e pesante. Lila scosse le ali e spruzzò goccioline ovunque.

— Ehi! — protestò Omar ridendo e coprendosi le orecchie. — Mi stai annaffiando!

Amira, invece, sbiancò un poco. — La mia scatola… i ciondoli… la carta…

Nino non ci pensò due volte. — Torniamo al souk. Subito.

Corsero tra i vicoli che ora luccicavano. La pioggia faceva brillare le pietre e rendeva tutto più scivoloso. La Maestra Rania li seguiva senza perdere la calma, ma con passo deciso.

Quando arrivarono, trovarono la tartaruga-saponara che aveva già coperto la scatola con un telo cerato.

— Ho visto arrivare la pioggia — disse. — E ho pensato: “Meglio prepararsi”. Ecco.

Amira si portò una zampa al petto. — Grazie. Non so come…

— Con un sorriso, magari — rispose la tartaruga, e le fece l'occhiolino.

Sotto il telo, i ciondoli erano salvi. Nino sentì il cuore rallentare. La pioggia continuava a cadere, sottile, come se il cielo stesse sussurrando. Lila guardò Nino e disse:

— Visto? La corda non serviva. È servita la corsa.

Nino rise, e quella risata, sotto la pioggia, gli sembrò una specie di vittoria semplice.

Capitolo 5 — Un tè alla menta e un patto silenzioso

La pioggia li spinse a ripararsi in una piccola sala da tè. Il pavimento era fresco, le sedie di legno consumate, e nell'aria galleggiava un profumo di menta così intenso che pareva pulire i pensieri.

Sedettero tutti intorno a un tavolo basso. Amira teneva le ali raccolte, come per asciugarsi dall'interno.

La Maestra Rania ordinò per tutti. Quando arrivarono i bicchieri di tè, lo zucchero brillò sul fondo come sabbia chiara.

— Oggi avete fatto una cosa importante — disse la Maestra, soffiando sul vapore. — Avete trasformato un “possiamo?” in un “facciamo”.

Omar annuì. — Mi piace quando le persone si aiutano senza fare troppo rumore.

— Io invece faccio rumore — ammise Lila. — Ma posso aiutare lo stesso.

Safa sorrise. — Anzi, a volte il rumore serve. Come quando chiami qualcuno che si è perso.

Amira li guardò uno per uno. — Di solito, quando sto al banco, la gente vede solo quello che vendo. Oggi… mi sono sentita vista io. È diverso.

Nino prese il quaderno e la matita. — Vuoi che scriva la tua storia? Così, se un giorno ti sembra di dimenticarla, la rileggi.

Amira alzò un sopracciglio. — La mia storia è normale.

— Le storie normali sono quelle che ci tengono in piedi — rispose Nino. — E poi Houmt Souk è piena di storie. Basta ascoltarle.

Amira esitò un attimo, poi cominciò: raccontò della zia che le insegnava a lavorare il rame, delle dita che all'inizio si pungevano, della pazienza, dei giorni in cui vendeva tanto e dei giorni in cui non vendeva niente ma imparava comunque qualcosa. Nino scrisse tutto con cura, come se stesse raccogliendo conchiglie senza romperle.

Quando uscirono, la pioggia era quasi finita. Restavano gocce appese alle corde delle barche e alle foglie delle palme, come piccole perle.

Amira li accompagnò al suo banco per riprendere il lavoro. Prima di separarsi, Nino disse:

— Domani torniamo. Possiamo continuare.

Amira annuì. — Non per vendere di più e basta. Per… fare squadra.

— Esatto — disse Nino. E in quel momento capì che la solidarietà non è una lezione scritta su un cartellone: è un gesto ripetuto, un “ci sono” detto senza troppi giri.

Capitolo 6 — La mappa nel quaderno e il ricordo che torna quando vuoi

Il giorno dopo, il cielo era chiaro e il vento aveva il profumo del mare pulito. Nel souk, Nino e i suoi amici passarono a salutare Amira. Questa volta, lei li accolse con un sorriso più grande, come una finestra spalancata.

Aiutarono ancora un po', ma senza fretta: tra un cliente e l'altro, ascoltarono un vecchio pescatore raccontare di una tempesta lontana, osservarono un artigiano intagliare legno con movimenti precisi, e impararono che in un mercato non si compra solo: si scambiano parole, tempi, attenzioni.

Prima di ripartire, Amira porse a Nino un ciondolo a forma di palma. — Per te. Non è un regalo “per forza”. È un grazie. E anche un promemoria: quando serve, chiedi aiuto. Non è una vergogna.

Nino lo prese con delicatezza. — Lo terrò nel quaderno.

Sul traghetto del ritorno, il mare era più calmo. Lila dormiva con la testa appoggiata allo zaino, Omar guardava l'orizzonte come se stesse ascoltando una musica lontana, Safa sfogliava un depliant pieno di foto.

Nino aprì il quaderno e disegnò una piccola mappa: il porto, i vicoli bianchi, la sala da tè, il banco di Amira. Accanto scrisse poche frasi:

“Houmt Souk profuma di spezie e di mare. La pioggia sottile può arrivare senza avvisare, ma se ti muovi insieme agli altri, trovi un riparo. La solidarietà è una mano che copre una scatola e un cuore che non si chiude.”

Poi infilò il ciondolo tra le pagine. Il rame brillò un attimo alla luce del tramonto.

Nino chiuse il quaderno e appoggiò la schiena al sedile. Sentiva una stanchezza buona, quella che arriva quando hai visto qualcosa di nuovo e l'hai messo in ordine dentro di te.

E mentre il traghetto scivolava sull'acqua, pensò che quel viaggio non sarebbe finito davvero: avrebbe potuto ripensarci quando voleva, aprendo il quaderno, toccando la piccola palma, e lasciando che il ricordo tornasse preciso e caldo, come un tè alla menta in una giornata di pioggia.

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Valigia di tela
Borsa rigida o morbida per viaggiare, fatta di stoffa resistente.
Imprevisti
Eventi che succedono senza avviso e che cambiano i piani.
Souk
Mercato all'aperto tipico di molte città, pieno di banchi e negozi piccoli.
Ciottoli
Piccole pietre tonde usate per pavimentare strade o sentieri.
Ceramiche
Oggetti fatti di argilla cotta, spesso dipinti e usati per decorare.
Perline
Piccole palline forate usate per fare collane o braccialetti.
Ciondoli
Piccoli oggetti decorativi che si appendono a una collana o bracciale.
Braccialetto
Giro di materiale che si porta al polso come ornamento.
Inchino
Gesto di rispetto o ringraziamento fatto abbassando il busto o la testa.
Pioggerellina
Pioggia molto fine e leggera che bagna senza fare rumore forte.
Telo cerato
Coperta o stoffa impermeabile usata per proteggere dalla pioggia.
Laguna
Specchio d'acqua calmo, spesso vicino al mare, poco profondo.

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