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Fantasy urbana 5/6 anni Lettura 7 min.

Il banco delle piccole magie

Bencio, una panchina di legno che si muove, custodisce una porta magica verso un mondo di fantasia; la bambina Lalla diventa sua amica e insieme scoprono come la gentilezza può mantenere viva quella porta.

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Una panchina di legno antropomorfa come protagonista, occhi luminosi nel schienale, espressione dolce e postura leggermente inclinata, seduta sul marciapiede con una gamba alzata e venature del legno visibili; una bambina di sei anni, capelli ricci castano chiaro, viso rotondo e stupito, con un piccolo cappotto blu e zainetto, seduta sulla panchina con le mani sulle ginocchia a guardare una luce dorata che esce dal suolo vicino alle radici; un platano antico dal tronco spesso e nodoso con radici apparenti che formano un'apertura da cui fuoriesce una luce dorata, alcune foglie verdi e gialle cadono, corteccia texturizzata; sullo sfondo una strada cittadina tranquilla al crepuscolo con marciapiede lastricato, edifici dai colori caldi, lampioni che si accendono e sagome sfocate di passanti; scena principale: la panchina e la bambina custodiscono una porta magica invisibile tra le radici del platano, la luce dorata danza attorno a loro in volute, atmosfera calda, colori ricchi e contrastati (marroni caldi, blu morbidi, dorati luminosi), linee semplici e forme arrotondate adatte ai bambini. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 – Il banco che sussurrava

In una città piena di luci, rumori e sogni, in mezzo a un viale tra i nuovi palazzi e i vecchi alberi sentinella, viveva un banco molto speciale. Era di legno scuro, con le gambe forti, ma aveva anche occhi piccoli e lucidi, proprio tra le venature. Il banco si chiamava Bencio e amava guardare la città scorrere. Amava sentire il vento che portava il profumo dei tigli e ascoltare le storie che gli passanti lasciavano come briciole, sedendosi anche solo per un attimo.

Bencio non era come gli altri banchi, fermi e silenziosi. Lui si muoveva. Di notte, quando nessuno lo vedeva, scivolava piano sul marciapiede, scegliendo sempre luoghi diversi. Così poteva vedere bambini giocare, ascoltare le chiacchiere degli anziani, osservare i piccioni e le luci dei tram.

Nessuno sapeva che Bencio aveva una missione molto importante: doveva tenere sempre una porta socchiusa. Non una porta vera, ma una porta magica, invisibile a quasi tutti. Quella porta univa il mondo della città a quello della fantasia, dove gli alberi chiacchieravano e le stelle cadevano nei sogni dei bambini.

Bencio sapeva che solo chi aveva il cuore gentile e sapeva ascoltare poteva vedere quella porta. Ogni sera, mentre le prime ombre scendevano e la città si faceva più silenziosa, Bencio si fermava vicino a un vecchio platano. Lì, tra le radici, la porta si apriva un po', lasciando uscire una luce dorata che danzava sull'asfalto.

Capitolo 2 – L'incontro con Lalla

Una mattina di maggio, quando il sole infilava le sue dita tra i rami degli alberi, una bambina di nome Lalla si avvicinò a Bencio. Aveva i capelli ricci come i fiori di tarassaco e portava uno zainetto blu. Lalla sedeva spesso sul banco, ma quel giorno sentì qualcosa di diverso. “Ciao,” disse piano, come se avesse paura di svegliare qualcuno.

Bencio si mosse appena, contento che Lalla non avesse paura del suo tremolio. “Ciao Lalla,” rispose con un soffio di vento. La bambina sorrise. “Sei tu che mi hai chiamata?” chiese.

“Ti stavo aspettando,” spiegò Bencio, “perché solo chi sa ascoltare può vedere le cose magiche della città.”

Lalla guardò attorno, un po' confusa. “Io vedo solo te e gli alberi.”

“Proprio qui, tra le radici del platano, c'è una porta che bisogna lasciare socchiusa. Vuoi aiutarmi?” chiese Bencio con voce gentile.

Lalla si sporse in avanti, curiosa. “Che succede se la porta si chiude del tutto?”

Bencio tremò leggermente. “Se si chiude, la città dimentica i sogni e la gentilezza. Tutto diventa grigio e silenzioso. Ma se resta un po' aperta, la magia può scivolare nelle giornate di tutti.”

Lalla voleva vedere cosa c'era oltre la porta. “Posso guardare?”

“Solo se prometti di ascoltare con il cuore. E di non aver paura di ciò che non capisci subito,” disse Bencio.

Capitolo 3 – La città delle piccole magie

Lalla chiuse gli occhi. Sentì il banco vibrare sotto di lei, come se un piccolo cuore battesse nel legno. Una brezza calda la sfiorò e, all'improvviso, vide una luce dorata che si allungava tra le radici dell'albero. La porta si spalancava solo un poco, quanto bastava per far passare sogni e parole gentili.

Oltre la porta, la città era la stessa ma anche diversa. I muri delle case avevano colori più vivi, le finestre sorridevano, i semafori cantavano melodie leggere. Gli alberi sentinella si muovevano piano, facendo l'occhiolino a chi li guardava davvero.

Lalla vide un bambino che abbracciava un cane smarrito e una signora che lasciava una mela su una panchina per chi avesse fame. Piccoli gesti, semplici e luminosi. La magia scivolava ovunque, invisibile eppure presente.

Bencio parlò piano: “La vera magia è ascoltare. Quando le persone sono attente gli uni agli altri, la città diventa un luogo pieno di luce.”

Lalla annuì. “Posso aiutarti a tenere la porta aperta?”

“Certo,” rispose Bencio, “basta che tu sorrida a chi è triste, aiuti chi ha bisogno, racconti storie gentili a chi le vuole ascoltare.”

La bambina si sentì felice. Sentiva che anche lei, piccola com'era, poteva portare un poco di magia agli altri.

Capitolo 4 – Il banco che danza e la porta socchiusa

Da quel giorno, Lalla passava ogni pomeriggio vicino a Bencio. A volte leggeva un libro, a volte parlava con gli alberi, a volte stava in silenzio ad ascoltare il canto dei passeri. Quando vedeva qualcuno triste seduto sul banco, gli sorrideva o gli offriva un disegno, proprio come le aveva insegnato Bencio.

Il banco, ogni notte, danzava leggero per la città. Si spostava vicino a chi aveva più bisogno di una parola dolce, di un po' di compagnia o di uno sguardo gentile. A volte si fermava vicino a una fontana, altre sotto una finestra illuminata, altre ancora tra le foglie cadute in un piccolo parco.

La porta magica restava sempre socchiusa. La luce dorata usciva piano, scivolando tra le scarpe dei passanti e le ruote delle biciclette, accarezzando le mani di chi aiutava e i sorrisi di chi capiva.

Una sera, mentre la luna faceva capolino tra i tetti, Lalla si sedette accanto a Bencio e sospirò felice. “Oggi ho aiutato un bimbo a trovare il suo pallone. E ho raccontato una storia a un signore solo.”

Bencio la guardò con occhi di legno pieni di affetto. “Hai lasciato passare la magia. Sei già una custode della porta.”

Lalla abbracciò il banco. Si sentiva importante, anche se era solo una bambina in una grande città. Capiva che la magia vera era tutta intorno, pronta a illuminare anche i giorni più grigi.

Ogni notte, dal viale degli alberi sentinella, la città sognava con la porta socchiusa. E il banco Bencio, con il suo cuore di legno, vegliava su tutti, insieme a Lalla, perché nessuno dimenticasse mai quanto è magico essere gentili.

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