Capitolo 1: Una Telefonata nella Nebbia
Il telefono squillò forte proprio mentre la dottoressa Marta stava finendo di sistemare il suo camice bianco. Era una mattina di primavera, ma fuori la campagna era nascosta sotto una coperta di nebbia fitta. Marta, veterinaria esperta e sempre pronta per ogni emergenza, rispose subito.
“Pronto, dottoressa Marta, buongiorno!” disse una voce agitata dall'altra parte della linea. Era il signor Bianchi, un allevatore della zona. “Mi serve aiuto! Il mio cavallo, Fulmine, non si regge in piedi e respira male!”
Marta non perse tempo. “Signor Bianchi, resti calmo e stia accanto a Fulmine. Sto arrivando!”
Prese la sua borsa degli attrezzi – piena di siringhe, garze, stetoscopio e qualche zuccherino per i pazienti più nervosi – e si infilò gli stivali di gomma. Prima di uscire, si guardò allo specchio e sorrise: “Andiamo a vedere cosa succede, dottoressa Marta!”
Capitolo 2: Il Viaggio nel Pre Nebbioso
Marta salì sulla sua vecchia Panda rossa, che faceva sempre un po' di capricci ma non la lasciava mai a piedi. Guidò piano lungo la strada di campagna, mentre la nebbia sembrava avvolgere tutto in un morbido abbraccio grigio.
Durante il viaggio, Marta pensava a cosa avrebbe potuto avere Fulmine. “Avrà mangiato qualcosa di strano? Si sarà fatto male in qualche modo?” rifletteva. Il lavoro del veterinario è fatto di attenzione, cura e, soprattutto, tante domande da porsi per trovare la soluzione.
Arrivata al cancello del signor Bianchi, Marta scese dalla macchina e fu subito accolta da un muso freddo e umido: il cane pastore della fattoria. “Buongiorno anche a te, Birillo!” disse, accarezzandolo. Birillo la accompagnò scodinzolando fino al grande prato, dove la figura di Fulmine spiccava tra la nebbia come una statua misteriosa.
Capitolo 3: Fulmine nel Prato
Fulmine era un cavallo bellissimo, dal manto marrone lucido e la criniera scura. Ma quella mattina, era sdraiato sul fianco, con il respiro lento e affaticato. Il signor Bianchi, preoccupato, non si staccava da lui nemmeno per un secondo.
Marta si avvicinò con calma, parlandogli dolcemente: “Ciao Fulmine, sono qui per aiutarti. Niente paura.” Prima di tutto, lo accarezzò leggermente sul collo per calmarlo. Poi iniziò la visita: ascoltò il cuore, prese la temperatura, controllò le zampe e la bocca.
Durante l'esame, spiegava tutto anche al signor Bianchi: “Vede, il respiro è lento ma regolare. Le mucose sono un po' pallide, forse non ha mangiato abbastanza. Ora provo a capire meglio.”
Marta usò il suo stetoscopio per ascoltare i rumori dell'intestino di Fulmine: “I cavalli, come Fulmine, sono animali molto delicati: basta un po' di erba troppo bagnata o una notte al freddo per farli sentire male. Ma niente paura, Fulmine, troveremo una soluzione!”
Capitolo 4: La Cura e la Pazienza
Dopo aver riflettuto e osservato bene, Marta capì che Fulmine aveva una leggera colica, un mal di pancia tipico dei cavalli. Prese dalla borsa una siringa con una medicina speciale, spiegando: “Questa lo aiuterà a stare meglio, ma serve anche un po' di movimento e tanto riposo.”
Il signor Bianchi aiutò Marta a far alzare Fulmine, parlandogli piano piano: “Forza, campione!” Fulmine si mise in piedi, anche se un po' traballante, e Marta lo accompagnò camminando piano per il prato, sempre sotto la pioggia di nebbia.
“Essere veterinario non vuol dire solo curare gli animali,” diceva Marta al signor Bianchi, “ma anche saperli ascoltare e capire cosa ci vogliono dire, anche senza parole.” Fulmine, con il muso tra le mani di Marta, sembrava proprio d'accordo.
Dopo un po', Fulmine riprese a muoversi meglio e la sua respirazione diventò più regolare. “Bravo Fulmine, continua così!” esclamò Marta, accarezzandolo con affetto.
Capitolo 5: Ritorno a Casa e Risate nel Vestuario
Con Fulmine finalmente in piedi e il signor Bianchi sollevato, Marta salutò tutti e riprese la strada verso la clinica veterinaria. Era stanca, ma felice: aiutare un animale a stare meglio era la sua più grande soddisfazione.
Arrivata in clinica, Marta si tolse il camice e si sedette nel piccolo spogliatoio, dove la sua collega Serena la stava aspettando. “Allora, come è andata con Fulmine?” chiese Serena.
Marta sorrise: “Come sempre, mi ha fatto correre! Ma alla fine, qualche carezza e un po' di pazienza hanno fatto miracoli.”
Serena rise: “Lo sai che secondo me i cavalli sono solo grandi bambini pelosi?”
“E allora i veterinari sono delle mamme con lo stetoscopio!” rispose Marta, ridendo anche lei. Le due amiche si scambiarono altre battute, allegre per aver fatto un buon lavoro.
Prima di andare a casa, Marta pensò a quanto fosse bello il suo mestiere: ogni giorno una sfida nuova, animali da aiutare e persone da rassicurare. Ma, soprattutto, un lavoro fatto di cuore, pazienza e tanto, tanto impegno.