Capitolo 1 – Un nuovo sport tutto da scoprire
Davide aveva otto anni e una voglia matta di provare cose nuove. Ogni volta che vedeva qualcuno giocare a pallone, andare in bici o fare una corsa, gli veniva una curiosità che gli faceva brillare gli occhi. Un giorno, mentre tornava da scuola con la mamma, vide un gruppo di ragazzi davanti alla palestra della città. Avevano delle scarpette strane e delle corde colorate attaccate alla cintura.
«Mamma, cosa fanno quei bambini?», chiese Davide, fermandosi incuriosito.
La mamma sorrise. «Stanno facendo arrampicata, vedi quel muro con tutti quei sassi colorati? Si chiama parete d'arrampicata!»
Davide si avvicinò piano piano, osservando i bambini che salivano su e giù, cercando di afferrare le prese colorate con mani e piedi. Alcuni ridevano, altri si concentravano tantissimo. Nessuno sembrava avere paura. Anzi, tutti si divertivano un sacco.
«Posso provare anch'io, mamma?», chiese Davide, con un filo di voce.
La mamma annuì. «Certo! Se vuoi, sabato ti porto alla lezione per i principianti. Puoi vedere se ti piace.»
Durante tutta la settimana, Davide non fece altro che pensare a quella parete piena di colori. Si immaginava già come un vero scalatore, che arrivava fino in cima con il vento che gli scompigliava i capelli.
Capitolo 2 – I primi passi sulla parete
Il sabato arrivò in fretta. Davide indossò una maglietta comoda, i pantaloncini e le scarpe da ginnastica più leggere che aveva. Appena entrato in palestra, sentì subito un profumo di gomma nuova e di avventura.
Un istruttore gentile, la signora Silvia, accolse i bambini con un gran sorriso. «Benvenuti! Oggi scopriremo quanto è divertente arrampicarsi insieme! Nessuno deve avere paura, perché ci aiutiamo tutti e siamo sempre in sicurezza.»
Davide ascoltò con attenzione tutte le spiegazioni. La signora Silvia mostrò come si metteva l'imbracatura, come si legava la corda e, soprattutto, come chiedere aiuto se si aveva bisogno.
«Chi vuole provare per primo?», chiese Silvia.
Davide alzò la mano, un po' timido ma deciso. Voleva vedere se riusciva a salire almeno qualche presa.
«Bravo Davide!», disse Silvia incoraggiandolo. «Ricorda: guarda bene dove metti i piedi e non avere fretta. Se non riesci, puoi sempre scendere e riprovare!»
Davide posò le mani sulla parete. Le prese erano fredde e lisce. All'inizio fece fatica a capire dove mettere i piedi, ma Silvia lo incoraggiava: «Prendi quella presa rossa! Ora prova a spingere con la gamba destra!»
Dopo pochi minuti era già a metà parete. Sentiva il cuore battergli forte, ma non per la paura: era una specie di felicità nuova, che gli faceva venire voglia di salire ancora.
Quando arrivò a un punto dove non sapeva più dove andare, si fermò e guardò in basso. Silvia lo rassicurò subito: «Va benissimo così, Davide! Sei già salito più in alto di quanto pensavi, vero?»
Davide annuì, un po' sorpreso. Scese piano piano, aiutato dalla corda. Quando toccò di nuovo terra, tutti i bambini batterono le mani.
«Bravissimo!», urlò un bambino che si chiamava Marco. «Non pensavo che fosse così divertente!»
Davide sorrise. Aveva già voglia di riprovare.
Capitolo 3 – La squadra degli scalatori
Le settimane passarono veloci. Ogni sabato, Davide non vedeva l'ora di andare in palestra. Ogni volta imparava qualcosa di nuovo: come cambiare percorso, come usare la forza delle gambe, come fidarsi dei compagni che facevano sicurezza con la corda.
Un giorno, Silvia propose un piccolo gioco: «Facciamo una gara, non per vedere chi arriva più in alto, ma per vedere chi aiuta di più i compagni!»
Davide e Marco formarono una squadra. Ogni volta che uno dei due si fermava o aveva paura, l'altro lo incoraggiava.
«Dai Marco, ce la fai! Guarda, quella presa blu è vicinissima!», urlava Davide.
Quando toccava a lui, Marco faceva lo stesso: «Non mollare, Davide! Sei già quasi arrivato al tuo record!»
Alla fine della lezione, Silvia li radunò tutti. «Oggi siete stati bravissimi. Sapete qual è la cosa più importante? Non è arrivare per primi, ma aiutarsi e divertirsi insieme!»
Davide guardò Marco e gli diede il cinque. Aveva capito che arrampicarsi era ancora più bello quando si era una vera squadra.
Capitolo 4 – Un piccolo grande record
Era una giornata speciale. Silvia aveva preparato un percorso nuovo, con prese grandi e piccole, alcune facili e altre più difficili. Davide guardò la parete, un po' emozionato.
«Oggi provo a salire più in alto che posso», pensò. «Magari batto il mio record!»
Quando arrivò il suo turno, prese un bel respiro e iniziò a salire. All'inizio le gambe tremavano un pochino, ma poi si ricordò di tutto quello che aveva imparato. Guardava le prese, ascoltava la voce di Marco che lo incoraggiava dal basso: «Vai Davide! Sei fortissimo!»
Ogni volta che si sentiva stanco, pensava a tutte le volte che era già riuscito a salire. Un piede dopo l'altro, una mano dopo l'altra, arrivò sempre più in alto. Superò il punto dove si era fermato la prima volta. Un'altra presa, ancora un passo… e si accorse che era arrivato quasi in cima!
«Ce l'ho fatta!», gridò Davide, ridendo felice.
Silvia gli fece l'occhiolino: «Hai battuto il tuo record, Davide! Sei stato coraggioso e hai creduto in te stesso. Questo è il segreto degli scalatori!»
Quando scese, Marco lo abbracciò. «Sei un campione!»
Davide arrossì, ma era davvero felice. Aveva scoperto che il vero premio era la soddisfazione di averci provato, di essersi divertito e di aver creduto in sé stesso.
Capitolo 5 – Un sorriso in più
Quella sera, a casa, Davide raccontò tutto alla mamma e al papà. «Ho battuto il mio record e mi sono divertito tantissimo!»
La mamma gli passò una fetta di torta e gli diede un bacio sulla fronte. «Siamo fieri di te, Davide. Non importa quanto in alto si arriva, ma quanto ci si impegna e si crede in sé stessi.»
Davide si infilò sotto le coperte con il sorriso più grande del mondo. Chiuse gli occhi e pensò che, con un po' di coraggio e con gli amici vicini, si può scalare qualsiasi montagna, anche quelle che sembrano altissime. E già non vedeva l'ora di tornare a divertirsi sulla parete, per provare ancora e ancora, sempre con il sorriso.