Capitolo 1 – La sveglia di Alice
Il sole era ancora nascosto dietro le colline quando Alice, giovane dottoressa dal sorriso gentile, aprì gli occhi. Il suo orologio suonava dolcemente, come se sapesse che la giornata sarebbe stata lunga. Alice si stiracchiò e pensò che i suoi pensieri erano come bolle d'acqua: leggeri, ma pronti a scoppiare se non dosava bene il suo respiro. “Oggi sarà una bella giornata,” sussurrò tra sé, stringendo la tazza di caffè caldo tra le mani, proprio come si stringe una promessa.
Prima di uscire, infilò con cura il camice bianco, che profumava di sapone e di storie nuove. Guardò la sua borsa da medico, piena di strumenti: uno stetoscopio, una scatola di cerotti, un piccolo quaderno per gli appunti. Ogni cosa aveva il suo posto, come in una piccola orchestra pronta a suonare. Alice respirò profondamente, sentendo il cuore battere con calma, e uscì nel fresco del mattino.
Capitolo 2 – Una sala piena di voci
All'ambulatorio, Alice trovò una sala d'attesa colorata piena di bambini che disegnavano, signore che sferruzzavano sciarpe e signori che leggevano il giornale. Ogni paziente era una storia diversa, e Alice li osservava senza giudicare: vedeva la mano tremante di nonna Rosa, il naso rosso di Tommaso e la timidezza di Giulia che stringeva il peluche a forma di giraffa.
Nel suo studio, la giovane dottoressa ascoltava con attenzione. “Mi fa male qui,” diceva un bambino, indicando la pancia. Alice annuiva e spiegava con voce rassicurante: “Vediamo insieme cosa dice la tua pancia, come se fosse una scatola dei segreti.” Con lo stetoscopio, ascoltava i battiti come se fossero tamburi in lontananza, spiegando sempre a che cosa servivano i suoi gesti, per non spaventare nessuno.
Capitolo 3 – Lo stress fa il solletico
Tra una visita e l'altra, il telefono squillava, i colleghi chiedevano consigli, e la fila cresceva. Alice sentiva una piccola fitta allo stomaco, come se un uccellino avesse deciso di fare il nido lì dentro. Ma non lasciava che quello stress la guidasse: faceva un respiro profondo, appoggiava la mano sulla scrivania e pensava a una nuvola che attraversa il cielo – la nuvola passa, il cielo resta sereno.
Si ricordava sempre di essere rigorosa, controllando che ogni ricetta fosse compilata bene, ogni consiglio dato con chiarezza. “La precisione è come una bussola,” ripeteva spesso, “ci aiuta a non perderci.” Quando sentiva la stanchezza salire, si concedeva qualche minuto per guardare fuori dalla finestra e sorridere alle margherite che crescevano nel cortile.
Capitolo 4 – Prevenire è meglio che curare
Nel pomeriggio, arrivò la classe di una scuola vicina per una visita di controllo. Alice accolse tutti con un grande sorriso e spiegò quanto fosse importante lavarsi spesso le mani, coprirsi la bocca quando si starnutisce e fare movimento ogni giorno. “Il nostro corpo è come una bicicletta,” disse ai bambini, “se lo teniamo in ordine, ci porterà lontano!”
Durante la visita, Alice mostrò come si misura la febbre, come si ascoltano i polmoni e come si fa a non avere paura degli aghi. “Quando lavoriamo insieme, tutto diventa più facile,” rassicurava, e i bambini annuivano, sentendosi parte di una squadra speciale.
Capitolo 5 – Il ritorno a casa
La giornata di Alice finì quando il sole era già basso e le finestre dell'ambulatorio riflettevano il cielo arancione. Salutò i colleghi, sistemò con cura i suoi strumenti nella borsa e lasciò l'ambulatorio in silenzio, ascoltando solo il rumore lieve dei suoi passi.
Arrivata a casa, posò la borsa nell'ingresso, proprio accanto al tappetino. Quella borsa, piena di storie, rimaneva lì, ad aspettare il giorno dopo. Alice si tolse il camice, si versò una tisana e si sedette vicino alla finestra. Guardava la borsa e pensava che, anche se il lavoro era impegnativo, ogni giorno imparava qualcosa di nuovo grazie alle persone che incontrava. E, con un sorriso tranquillo, chiuse gli occhi, sapendo che domani avrebbe ricominciato, con la stessa cura, la stessa attenzione e la stessa voglia di aiutare.