Capitolo 1 – La nebbia della foresta di Cernunn
Nel cuore delle terre di Brighan, dove il sole fatica a filtrare tra i rami intrecciati e la nebbia danza ogni mattina come un vecchio incantesimo, viveva Aine. I suoi capelli erano scuri come la corteccia degli alberi antichi e i suoi occhi scintillavano come laghi sotto la luna piena. Cresciuta da sola ai margini del villaggio di Dunred, Aine conosceva le leggende come si conoscono i sentieri: con rispetto e cautela.
Quella mattina, il vento sussurrava tra i rami e la foresta sembrava più cupa del solito. Le foglie, impregnate di umidità, scivolavano sotto i suoi piedi. Portava con sé una piccola falce, per raccogliere le erbe che curavano le febbri e le paure. Ma quel giorno, tra il muschio e le radici, Aine percepiva qualcosa di diverso: un'ombra che la seguiva, un battito che non era il suo cuore.
“Chi va là?” domandò, la voce ferma ma sottile.
Nessuna risposta. Solo il gracchiare lontano di un corvo. Continuò a camminare, ma i sussurri si fecero più forti, come se la foresta volesse parlarle, o forse avvertirla.
Ad un tratto, il terreno si aprì davanti a lei: una radice troppo grossa, una pietra nascosta dalla nebbia. Stramazzò a terra, il respiro corto, il palmo graffiato. Quando alzò lo sguardo, vide una figura seduta su una roccia. Indossava un mantello di piume nere e le sue mani erano lunghe e ossute.
“Ti aspettavo, Aine,” disse la figura con un sorriso che non arrivava agli occhi.
Aine si alzò con prudenza. “Chi sei? Come conosci il mio nome?”
“Non sono uno che dimentica. Sono Morrigan, la dea dei corvi e delle battaglie. E tu hai qualcosa che mi interessa.”
La paura le gelò le ossa, ma Aine non si lasciò intimidire. “Io sono solo una raccoglitrice di erbe.”
Morrigan rise, un suono che faceva tremare le felci. “Nessuno è solo quello che pensa di essere. Tu, però, devi scegliere: rimanere cieca o vedere ciò che si nasconde dietro la nebbia.”
Aine guardava la dea con attenzione. Il cuore le batteva forte, ma la curiosità era più potente della paura. “E se scelgo di vedere?”
“Allora preparati a non chiudere più gli occhi.”
Capitolo 2 – Sotto la luna scarlatta
Aine lasciò che Morrigan la guidasse attraverso la foresta, dove la luce diventava sempre più flebile e il silenzio pesava. Ogni tanto, un corvo li osservava dall'alto, gli occhi rossi come braci. Arrivarono a una radura dove, al centro, splendeva un lago nero e calmo.
La luna si rifletteva sull'acqua, ma era diversa: rossa, come se avesse bevuto sangue. Un brivido percorse la schiena di Aine.
“Questo è il lago di Lugh,” spiegò la dea, “dove i destini si intrecciano e i segreti emergono.”
Aine si chinò sull'acqua. Vide il suo riflesso, ma anche altro: ombre che si agitavano, volti sconosciuti, battaglie, fuoco, urla. Si tirò indietro, spaventata.
“Non tutto ciò che vedi è reale,” disse Morrigan. “Ma tutto ciò che immagini può diventarlo.”
“Perché mi mostri questo?”
“Perché il mondo sta cambiando. Gli antichi dei sono irrequieti, e tu sei l'anello mancante in una catena che si sta spezzando.”
Aine si sentiva piccola, schiacciata dal peso di parole che non capiva. “Cosa devo fare?”
“Stanotte, quando la luna sarà piena, verrai chiamata. Tre volte sentirai il suono del corno. Segui il suono, ma non deviare mai dal sentiero. E ricordati: non fidarti mai di chi sorride troppo.”
Non ebbe il tempo di rispondere. Morrigan svanì in uno stormo di corvi, lasciando solo piume nere sulla riva.
Aine rimase lì, tremante, finché il vento non le riportò il coraggio. Tornò verso il villaggio, con la testa piena di domande e il cuore pieno di paura.
Capitolo 3 – Il banchetto degli dei
La notte si avvicinava, e con essa la luna piena. Il villaggio di Dunred era immerso nel silenzio: tutti sapevano che quella era una notte di presagi. Aine sentiva la stanchezza nelle ossa, ma sapeva che non avrebbe dormito.
Quando il primo suono del corno riecheggiò nella valle, il suo cuore saltò un battito. Si alzò piano, prese una torcia e si avviò verso la foresta. Il secondo suono era più vicino, più cupo. Al terzo, si trovava davanti a un antico cerchio di pietre, nascosto da edera e muschio.
All'interno del cerchio, una luce irreale si diffondeva. Figure maestose sedevano attorno a un tavolo di pietra: Brigid dai capelli di fuoco, Dagda con la sua clava enorme, Cernunnos con le corna di cervo, e altri ancora, avvolti in mantelli che sembravano fatti di vento e ombra.
“Benvenuta, Aine,” disse Brigid, la voce calda e potente. “Siedi con noi.”
Aine obbedì, il cuore in gola. Il cibo sul tavolo era strano: frutti che brillavano come stelle, pane dal profumo inebriante, carne che sembrava muoversi nel piatto.
Dagda le porse una coppa. “Bevi, e vedrai con occhi nuovi.”
Aine esitò, poi bevve. Immediatamente, il mondo cambiò: le voci degli dei le giungevano chiare, come se fossero dentro la sua mente. I loro pensieri erano freddi, distanti, ma anche affascinanti.
“Perché sono qui?” chiese.
Cernunnos parlò, la voce profonda come la terra. “Gli uomini dimenticano. Dimenticano le promesse, dimenticano il sangue versato, dimenticano ciò che ci devono. Tu puoi ricordare per loro.”
“Come?”
“Devi andare nel cuore della foresta, dove il Vecchio Albero si erge. Lì troverai la risposta. Ma attenzione: la foresta non ama gli intrusi, e molti ti vorranno ingannare.”
Brigid aggiunse: “Porta con te solo il coraggio. Il resto lascialo qui.”
Aine sentì una stretta allo stomaco, ma ancora una volta la curiosità fu più forte della paura. Si alzò, pronta ad affrontare ciò che l'attendeva.
Capitolo 4 – Il Vecchio Albero
Il sentiero verso il Vecchio Albero era oscuro e tortuoso. Ombre si muovevano tra gli alberi, occhi invisibili la osservavano. Aine avanzava con passo deciso, ripetendosi le parole di Brigid: “Porta solo il coraggio.”
All'improvviso, una figura sbarrò il cammino. Era un ragazzo dai capelli d'oro, la pelle pallida come la nebbia.
“Dove vai, mortale?” domandò, sorridendo con troppi denti.
“A cercare il Vecchio Albero,” rispose Aine.
“E se il sentiero fosse sbagliato?”
“Seguirò la mia strada.”
Il ragazzo la fissò, gli occhi vuoti. Poi svanì, lasciando dietro di sé una risata gelida.
Aine proseguì, superando insidie e illusioni. Serpenti fatti di fumo cercavano di avvolgerle le caviglie, voci sussurravano bugie nelle sue orecchie. Ma lei non si fermava.
Alla fine, il Vecchio Albero apparve davanti a lei: altissimo, i rami contorti come mani giganti, la corteccia ricoperta di simboli antichi. Aine si avvicinò e posò la mano sulla corteccia.
Una voce profonda risuonò nella sua testa. “Perché sei venuta?”
“Sono qui per ricordare agli uomini ciò che hanno dimenticato. E per sapere chi sono io.”
L'albero tremò, come scosso da un vento invisibile. “Il prezzo della conoscenza è la solitudine. Sei pronta?”
Aine abbassò lo sguardo, ma poi annuì. “Sono pronta.”
Dalla corteccia si sprigionò una luce verde, che la avvolse e la sollevò da terra. Ricordi che non erano suoi le riempirono la mente: battaglie, sacrifici, antichi giuramenti. Vide uomini e dei, dolore e gloria, la vita e la morte come due facce della stessa moneta.
Quando la luce svanì, Aine era cambiata. Era ancora lei, ma anche altro: portava dentro di sé la memoria degli dei.
Capitolo 5 – Il prezzo della memoria
Aine tornò al villaggio di Dunred. Nessuno la riconobbe subito. I suoi occhi erano più profondi, la sua voce più sicura. Raccontò ciò che aveva visto, ciò che aveva imparato, ma pochi volevano ascoltare.
Il tempo passava, e la gente continuava a dimenticare. I raccolti fallivano, le notti si facevano più fredde, i bambini nascevano con lo sguardo perso. Aine sentiva il peso della memoria come una catena, ma non poteva smettere di ricordare.
Un giorno, Morrigan le apparve di nuovo, tra le ombre della foresta. “Hai scelto la conoscenza. Ne sei pentita?”
Aine la guardò negli occhi. “Non posso pentirmene. Ma la solitudine è grande.”
“Gli dei sono sempre soli. Ora lo sai anche tu.”
“Cosa succederà adesso?”
Morrigan sorrise, stavolta con tristezza. “Continua a ricordare. Un giorno, forse, qualcuno ascolterà davvero.”
Poi svanì, lasciando Aine sola, ma con una nuova forza. Si rese conto che, anche se il mondo era oscuro e pieno di dolore, la memoria poteva essere una luce nella tenebra.
E così, ogni notte, Aine camminava tra i sentieri della foresta, raccontando alle ombre le storie degli dei e degli uomini. E anche se nessuno sembrava ascoltare, lei continuava, perché la speranza è l'ultima dea, e a volte basta una sola voce per tenere acceso il fuoco della memoria.