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Storia sulla tolleranza 7/8 anni Lettura 11 min.

Acchiappa il sorriso: la classe che fa spazio a tutti

Bruno, un orsetto responsabile, accoglie in classe il nuovo compagno Nilo e insieme ai compagni imparano a inventare regole e spazi per far sentire tutti più a proprio agio.

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Un grande orso bruno di peluche realistico e stilizzato (personaggio principale), espressione dolce e benevola, occhi tondi, sopracciglia morbide, piegato in avanti a invitare a giocare, con piccolo zainetto rosso e sciarpa verde, postura calma e mani aperte; una volpe rossa giovane (Nilo), lineamenti fini, sguardo timido ma rassicurato, sciarpa blu a righe, seduta su una pietra tenue con un piccolo quaderno ordinato, sorriso delicato; un riccio marrone (Riky), viso birichino e occhi vivaci, corre verso l’orso con gesto entusiasta, aculei ordinati e scarpe colorate; una coniglietta bianca (Mia), occhi curiosi e fiocco nei capelli, in piedi accanto alla volpe con un cuscino soffice, espressione empatica; ambientazione cortile scolastico soleggiato con pavimento chiaro a piastrelle, alberi dalle foglie rotonde, un angolo "angolo calma" con cuscini, tappeto colorato e libri illustrati su una panca, muro scolastico affrescato; attività principale: gioco calmo "acchiappa il sorriso" dove i bambini camminano veloci senza correre e si toccano dicendo frasi gentili; atmosfera pacifica, colori caldi e saturi, ombre morbide; stile vettoriale netto, linee chiare, forme rotonde, palette vivace (giallo solare, verde tenero, azzurro, rosso corallo), texture piatte e contrasti morbidi adatti a un libro per l’infanzia. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Un nuovo compagno in classe

Orso Bruno si svegliò presto, come sempre. Si lavò il muso, si pettinò il pelo davanti allo specchio e controllò lo zaino: quaderno, astuccio, merenda e una bottiglietta d'acqua. Era fiero di essere indipendente. La mamma gli aveva detto: “Bruno, sei davvero responsabile. E a lui quella frase scaldava il cuore.

A scuola, la maestra Lina li aspettava sulla porta. “Buongiorno, classe!”

“Buongiorno!” risposero tutti, quasi in coro.

Bruno si sedette al suo banco e sistemò bene le matite in fila. Il suo amico Riccio Riky gli sussurrò: “Oggi arriva un compagno nuovo, lo sai?”

“Davvero?” chiese Bruno, curioso. “Come si chiama?”

“La maestra non l'ha detto. Ma dicono che viene da lontano.”

In quel momento la maestra batté le mani. “Bambini, vi presento Nilo.”

Entrò un cucciolo di volpe con una sciarpa colorata e un sorriso un po' timido. Aveva un piccolo taccuino in mano e guardava la classe con attenzione.

“Ciao,” disse Nilo piano.

“Ciao!” rispose la classe. Alcuni agitarono la mano. Altri restarono zitti, solo perché non sapevano bene cosa fare.

La maestra Lina indicò un banco vicino a Bruno. “Nilo, puoi sederti qui, accanto a Bruno. Bruno ti aiuterà a orientarti.”

Bruno si alzò un pochino, per farsi vedere bene. “Ciao, io sono Bruno. Se vuoi, posso farti vedere dov'è l'armadio dei libri.”

Nilo annuì. “Grazie. Io… a volte mi serve un attimo per capire le cose nuove.”

“Tranquillo,” disse Bruno. “Anche io, quando cambio gioco, all'inizio faccio un po' di confusione.”

Durante la lezione, Bruno notò che Nilo ascoltava con grande attenzione, ma ogni tanto si tappava le orecchie quando la classe diventava rumorosa. Non sembrava arrabbiato. Sembrava solo… stanco del chiasso.

All'intervallo, Riky arrivò saltellando. “Ehi, Nilo, vuoi giocare a acchiapparella?”

Nilo guardò il cortile pieno di corse e urla. “Posso… ma non troppo veloce?”

Riky fece una faccia sorpresa. “Non troppo veloce? Ma acchiapparella è veloce!”

Bruno intervenne subito, con voce calma: “Possiamo fare una versione più tranquilla. Tipo ‘acchiappa il sorriso': chi viene preso deve dire una battuta gentile.”

Riky sbatté gli occhi. “Una battuta gentile?”

“Sì,” disse Bruno. “Così è divertente e non serve correre come un razzo.”

Nilo sorrise un po' di più. “Mi piace.”

Capitolo 2: Il cortile e le differenze

Nel cortile, Bruno inventò le regole: “Si cammina veloce, ma niente spintoni. E quando tocchi qualcuno, dici: ‘Ti ho preso!' e poi quella persona dice una cosa carina a qualcun altro.”

Riky rise. “Va bene! Io comincio!”

Riky toccò Bruno. “Ti ho preso!”

Bruno fece finta di pensarci. “Riky, hai gli aculei più ordinati che abbia mai visto.”

Riky scoppiò a ridere. “Grazie! Io li pettino con il vento!”

Poi Bruno toccò Nilo. “Ti ho preso!”

Nilo guardò Bruno e disse: “Bruno, tu sei… molto tranquillo. Mi fa bene averti vicino.”

Bruno sentì un piccolo orgoglio, come una carezza dentro.

Alcuni compagni si avvicinarono curiosi. La coniglietta Mia chiese: “Perché non correte come tutti?”

Riky rispose: “Perché giochiamo a ‘acchiappa il sorriso'!”

Mia inclinò la testa. “Posso giocare anch'io?”

“Certo,” disse Bruno. “Più siamo, più sorrisi ci sono.”

Poco dopo, però, un gruppo di compagni passò di corsa vicino a loro. Un pallone rotolò e quasi colpì Nilo. Nilo fece un passo indietro e si irrigidì.

Bruno lo vide subito. “Tutto ok?”

Nilo respirò piano. “Sì. Solo… mi spaventa quando arriva qualcosa all'improvviso.”

Bruno annuì. “Capito. Se vuoi, possiamo metterci un po' più lontano dal campo.”

“Grazie,” disse Nilo, e il suo sorriso tornò.

In classe, la maestra Lina propose un lavoro di gruppo. “Oggi facciamo un cartellone sulle cose che ci aiutano a imparare.”

Bruno si mise con Nilo, Riky e Mia. Bruno prese il compito di organizzare: “Io posso scrivere i titoli. Riky, tu disegni. Mia, tu ritagli. Nilo, tu puoi scegliere le frasi?”

Nilo sembrò sollevato. “Sì. Se posso avere un elenco, mi viene meglio.”

Bruno prese un foglietto. “Ecco. Punto uno: ‘Cose che ci aiutano'. Punto due: ‘Cose che ci disturbano'. Punto tre: ‘Cosa possiamo fare'.”

“Perfetto,” disse Nilo, e iniziò a scrivere frasi semplici e chiare.

Mia guardò il taccuino di Nilo. “Tu scrivi molto ordinato!”

Nilo sorrise. “Mi piace quando le parole stanno in fila.”

Riky, con una colla in mano, aggiunse: “Anche a me piace quando le merende stanno in fila. Prima il biscotto, poi la mela!”

Tutti risero, anche Nilo.

Capitolo 3: La classe che si organizza per tutti

Quando i cartelloni furono pronti, ogni gruppo presentò il proprio. Bruno ascoltò gli altri e notò una cosa: molti avevano scritto “silenzio” e “tempo” come aiuti importanti. Non era solo Nilo a preferire un po' di calma.

Toccò al gruppo di Bruno. Bruno parlò per primo, con voce sicura. “Abbiamo scritto che per imparare ci aiutano: spiegazioni chiare, amici gentili, e un posto dove si sta bene.”

Poi fece cenno a Nilo. “Nilo ha scritto alcune frasi.”

Nilo lesse: “Ci aiuta quando sappiamo cosa succede dopo. Ci aiuta quando possiamo chiedere ‘Puoi ripetere?'. Ci aiuta quando il rumore è basso.”

Riky aggiunse: “E ci aiuta anche quando ridiamo senza prendere in giro nessuno!”

La maestra Lina annuì. “Ottime idee. Bambini, vi siete accorti di una cosa importante: non tutti abbiamo gli stessi bisogni, ma la classe può organizzarsi per tutti.”

Bruno alzò la zampa. “Maestra, possiamo fare delle piccole regole?”

“Dimmi,” rispose lei.

Bruno guardò i compagni. “Potremmo avere un ‘angolo calma' con libri e fogli per disegnare, per chi ha bisogno di un minuto tranquillo.”

Mia disse subito: “Io ci andrei quando mi gira la testa per il troppo rumore.”

Riky fece una smorfia buffa. “Io ci andrei quando la mia testa è piena di… riccioli!”

“Aculei,” corresse Mia ridendo.

“Ecco, aculei di pensieri!” concluse Riky.

La maestra Lina sorrise. “Mi piace. E cos'altro?”

Nilo alzò la mano, più coraggioso. “Possiamo anche avere una tabella con le attività del giorno. Così sappiamo l'ordine.”

Bruno annuì forte. “Sì! Io posso aiutare a prepararla ogni mattina.”

La maestra disse: “Bruno, questo è molto responsabile. E grazie, Nilo, per averlo detto.”

Poi intervenne un compagno, il tasso Teo: “E se qualcuno fa fatica a parlare davanti a tutti?”

La maestra rispose: “Allora può scegliere: parlare, oppure far leggere a un amico, oppure mostrare un disegno. L'importante è partecipare.

Bruno sentì che qualcosa di bello stava succedendo: non stavano “aggiustando” Nilo. Stavano rendendo la classe più comoda per tutti.

Quel pomeriggio, Bruno aiutò la maestra a spostare un piccolo scaffale in un angolo. Mise sopra libri con figure, fogli bianchi e matite. Attaccò un cartello: “Angolo Calma”.

Riky aggiunse un disegno: una nuvola che abbraccia un sole.

Mia portò un cuscino morbido. “Questo è per sedersi comodi.”

Nilo posò un foglietto con scritto: “Qui si può respirare piano.”

La maestra guardò il lavoro e disse: “Questa è una classe che si prende cura.”

Capitolo 4: Un bisogno ascoltato

Nei giorni seguenti, la tabella delle attività apparve ogni mattina alla lavagna. Bruno arrivava presto e la preparava con la maestra: “Prima lettura, poi matematica, poi ricreazione…” Scrivere quell'ordine lo faceva sentire utile.

Un giorno, durante un esercizio, la classe diventò un po' rumorosa. Qualcuno cercava la gomma, qualcuno chiedeva: “Che pagina è?”, qualcuno rideva. Nilo strinse la sciarpa tra le zampe.

Bruno lo notò subito. Si chinò e sussurrò: “Vuoi andare all'angolo calma?”

Nilo annuì. “Solo due minuti.”

Bruno alzò la zampa. “Maestra, Nilo può usare l'angolo calma?”

“Certo,” disse la maestra Lina. “Grazie per averlo chiesto con gentilezza.”

Nilo si sedette sul cuscino e sfogliò un libro di immagini. Respirò piano. Dopo poco tornò al banco e disse a Bruno: “Sto meglio.”

Bruno rispose: “Sono contento. E se un giorno serve a me, ci vado anche io.”

Nilo lo guardò e sorrise. “Allora non sono l'unico.”

All'uscita, Nilo rimase vicino al cancello, come se cercasse le parole. Bruno, con lo zaino in spalla, aspettò senza pressarlo.

Nilo disse: “Bruno, oggi… grazie.”

“Per cosa?”

“Perché mi hai visto,” disse Nilo. “Non mi hai guardato strano. Mi hai solo aiutato.”

Bruno si grattò la testa, un po' imbarazzato. “Beh… anche tu ci hai aiutato. Prima nessuno pensava alla tabella, e invece è comoda.”

Nilo rise piano. “Sì. È come una strada con i cartelli.”

La mamma di Bruno arrivò. “Ciao, Bruno! Pronto?”

“Un attimo,” disse Bruno. Poi si voltò verso Nilo: “Domani vuoi sederti ancora vicino a me?”

Nilo annuì deciso. “Sì. E domani posso portare delle figurine per il nostro cartellone?”

“Certo,” disse Bruno. “E io porto due biscotti in più. Così facciamo merenda insieme.”

Mentre camminava verso casa, Bruno pensò a una cosa semplice: quando qualcuno è diverso, non serve fare discorsi lunghi. Serve ascoltare, fare spazio, e trovare un modo per stare bene insieme.

Quella sera, a letto, Bruno raccontò tutto alla mamma.

Lei gli accarezzò la fronte. “Hai fatto una cosa importante.”

Bruno sbadigliò. “La classe si è organizzata per tutti.”

La mamma sorrise. “E il bisogno di Nilo?”

Bruno chiuse gli occhi, sereno. “È stato ascoltato. E adesso anche gli altri sanno che chiedere aiuto va bene.”

“Buonanotte, Bruno.”

“Buonanotte,” mormorò lui, pensando ai sorrisi che si possono acchiappare senza correre troppo.

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Un grande foglio con immagini e parole per mostrare idee.
Tabella
Un elenco scritto in ordine che mostra cosa succede e quando.
Scaffale
Una struttura con ripiani dove si mettono libri o oggetti.
Sfogliò
Girare le pagine di un libro o di un quaderno, una dopo l'altra.
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Il momento di pausa a scuola quando si gioca e si mangia.
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